MA I SOCIALISTI SONO CONTRARI

Nomine Ue, due donne in pole: von der Leyen alla Commissione, Lagarde alla Bce

di Nicola Barone


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    3' di lettura

    Giro di orizzonte tra i leader europei su di un nuovo "pacchetto" di nomine con due donne in prima fila. Si tratta della ministra tedesca alla Difesa Ursula von der Leyen (Ppe) per la guida della Commissione europea e la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde alla presidenza della Bce. A completare il quadro sottoposto alla decisione il premier belga Charles Michel (liberale) al Consiglio europeo, il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell (Pse) alto rappresentante per politica estera e sicurezza e, infine, al timone del Parlamento europeo prima il tedesco Manfred Weber (Ppe) poi, nella seconda parte della legislatura, spazio all'ex premier socialista bulgaro Sergej Staniscev.

    Ursula von Der Leyen e Christine Lagarde sono state proposte dal presidente francese Emmanuel Macron per cercare di sbloccare lo stallo. Ma la partita è ancora aperta e non sono esclusi nuovi colpi di scena. Oltre ai capi di Stato e di governo, le nomine più in vista devono passare per il Parlamento europeo, che ha sempre dichiarato di volere come presidente della Commissione un candidato espresso dai gruppi parlamentari (il cosiddetto «spitzenkandidat») e non è questo il caso della von der Leyen.

    I socialisti frenano
    Una prima doccia fredda arrivo dal gruppo socialista al Parlamento Ue. «Un no molto chiaro, la maggioranza non è pronta a sostenere l'attuale accordo sui top job. Sento messaggi molto forti rivolti al Consiglio che l'attuale pacchetto non è accettabile per molti capi delegazione». Così su Twitter Tanja Fajon, eurodeputata socialista ex vicepresidente del gruppo S&D a Strasburgo, commenta l'indiscrezione su von der Leyen alla Commissione Ue. Il tweet di Fajon è stato ripostato anche dalla socialista francese Sylvie Guillaume.

    «A me piacerebbe un presidente della Commissione donna». Questo l'auspicio al suo arrivo a Bruxelles stamani del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel giorno auspicato come decisivo per la tornata di nomine al vertice delle istituzioni comuni . «Occorre una persona con visione, con capacità, occorre qualcosa di nuovo». Mentre l'Italia tiene il punto per sé con «un portfolio economico di peso».

    In effetti, esistono chance concrete perché per la prima volta posizioni di assoluto primo piano nell'Unione vadano a due donne. «Potrei immaginare che una maggioranza sostiene questo approccio», scrive il responsabile della comunicazione Bce a Bruxelles Peter Ehrlich. Il tweet non chiama in causa la Bce, naturalmente, tuttavia la funzione di Ehrlich è tale da indicare che a Francoforte non si vede male la scelta di Lagarde per il dopo-Draghi.

    Ieri al termine di una maratona durata diciotto ore intere, senza sosta, con giostre interminabili di incontri, al presidente del Consiglio europeo in carica Donald Tusk non è rimasto altro che aggiornare a oggi la riunione di fronte ad un'Europa spaccata e al muro opposto da una decina di Paesi, a partire dall'Italia e dai quattro Visegrad. Sull'altalena si è trovato il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, candidato di punta dei socialdemocratici (S&D), figura centrale del cosiddetto pacchetto di Osaka confezionato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel insieme al presidente francese Emmanuel Macron con l'aiuto dei premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, tutti esponenti in Consiglio delle famiglie politiche che conducono i giochi.

    La girandola dei nomi ora dopo ora

    Sembra dunque perdere terreno, chissà se irrimediabilmente, la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, liberale danese (candidatura, a quanto sembra, temuta dall'Italia a causa delle contrapposizioni sulle questioni bancarie). Tuttavia nelle discussioni tra i leader sono emersi lungo le trattative altri nomi di donne , dalla bulgara Kristalina Georgieva, ceo della Banca Mondiale, all'ex presidente lituana Dalia Grybauskaite. Ma nelle ultime ore come detto appare aver preso quota Ursula von der Leyen, da sempre fedelissima di Angela Merkel adesso sospinta in avanti dal sostegno esplicito dei Paesi di Visegrad (lo conferma Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban).

    Sulle caratteristiche necessarie a coprire il ruolo chiave si è espresso il presidente Conte. «Dobbiamo individuare personalità che sappiano rinnovare il sogno europeo, che abbiano una chiara visione e sappiano esprimerla con coraggio, evitando di rifugiarsi nella angusta logica dell'austerity o di affidarsi al primato della finanza. Vogliamo personalità che mettano al centro la crescita, i cittadini, le persone».

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