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Parlamento Ue, in corso la votazione. Sassoli in pole per la presidenza

di Alberto Magnani


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David Sassoli durante la presentazione dei candidati della lista unitaria “Pd-Siamo Europei” alle elezioni europee (ANSA/ANGELO CARCONI)

3' di lettura

Strasburgo - Il gruppo dei Socialisti&Democratici ha candidato l'italiano David Sassoli come presidente del Parlamento europeo. Sassoli, 63 anni e un lungo passato come giornalista Rai, è sbarcato a Bruxelles nel 2009 fra le file del Partito democratico, venendo poi rieletto nel 2014 e nel 2019. Nell'ultima legislatura ha ricoperto per i due mandati previsti, di due anni e mezzo ciascuno, la carica di vicepresidente dell'Eurocamera.

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La sua candidatura è in questo momento al vaglio del voto dell’europarlamento, confrontandosi con Ska Keller per i Verdi, Jan Zahradil per i Conservatori e Riformisti, Sira Rego per la Sinistra Gue. Nella prima votazione Sassoli non ce l’ha fatta per 7 voti. Ora è in corso la seconda votazione. Secondo la procedura prevista dalla Ue, il numero uno del Parlamento può essere eletto nelle prime tre votazioni se ottiene una maggioranza assoluta dei voti (il 50% dei deputati più, quindi un minimo di 376 su 751).

Dal quarto voto in poi lo scontro si restringe ai due candidati che hanno incassato più preferenze, assegnando la vittoria a chi raggiunge una maggioranza semplice. Sassoli sarebbe sostenuto dal blocco dei Socialisti&Democratici (154 parlamentari) e, salvo fronde interne, anche dai 182 colleghi del Partito popolare europeo.

L'ex candidato del Ppe alla Commissione europea, Manfred Weber, ha dichiarato in una conferenza stampa a Strasburgo di essere pronto a sostenere la decisione dei Socialisti. Weber viene indicato come il candidato più probabile per i successivi due anni e mezzo di presidenza, ma al momento non ha confermato né smentito la sua disponibilità.

Una consolazione per i socialisti (e l'Italia)
La proposta di Sassoli ridimensiona, parzialmente, l'irritazione dei Socialisti per un Consiglio europeo che ha sancito l'esclusione del loro candidato Frans Timmermans dalla carica di presidente della Commissione. Ma la sua nomina “consolerebbe” anche l'Italia, reduce da una giornata che sembrava averla tagliata fuori dai vertici europei dopo una legislatura forte di ben tre cariche di rilievo come presidente della Bce (Mario Draghi), Alto rappresentante per la politica estera (Federica Mogherini) e presidente dell'Europarlamento (Antonio Tajani).

Oltre all'eventuale nomina di Sassoli, l'Italia mira a un posto nel nel board della Banca centrale e una vicepresidenza della Commissione. «Avremo il portafoglio più strategico nell'interesse dei cittadini italiani: la concorrenza», ha detto il premier Giuseppe Conte a Bruxelles. «C'è un accordo di massima con i vicepremier, che ho sentito, e mi sembra che tutti siamo d'accordo che nella designazione la magna pars l'avrà la Lega, alla luce del risultato delle europee. Naturalmente concorderemo la figura più idonea». L'ipotesi di un ruolo di peso per l'Italia è sostenuta anche dall'attuale presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, tra l'altro a sua volta tempestivo nell'offrire la presidenza del Parlamento ai Socialisti.

«Penso - ha detto - di incoraggiare Ursula von der Leyen a proporre un equilibrio geografico appropriato per la squadra dei suoi vicepresidenti, e se qualcuno mi chiede cosa significa, credo che l'Europa dell'est, centrale e l'Italia dovrebbero essere a bordo in questo processo». La Commissione europea conta sette vicepresidenti, quindi una presenza italiana sembra tutt'altro che remota.

Quanto al posto nel board della Bce, oltre al presidente, sono cinque i membri del Comitato esecutivo. Si tratta dello spagnolo Luis de Guindos (vice di Draghi in scadenza nel giugno 2026), del francese Benoit Coeurè (in scadenza a fine anno), del lussemburghese Yves Mersch (in scadenza a fine 2020), della tedesca Sabine Lautenschlaeger (in scadenza nel gennaio 2022) e dell'irlandese Philip Lane (appena nominato, scadrà nel 2027).

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