congiuntura

Nomisma: mercato immobiliare in frenata nel 2019, rialzi dei prezzi ancora lontani

di Emiliano Sgambato


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2' di lettura

Le compravendite nel 2019 continueranno a crescere, ma a un ritmo molto più contenuto rispetto a quello degli ultimi anni (del 2-3% contro il 6,5% del 2018), con stime ancora più al ribasso per il 2020 e il 2021. Una frenata che allontana ancora la possibilità di una inversione di tendenza sul fronte dei prezzi, dove permane una situazione di stagnazione: -0,9% la variazione media prevista quest’anno per le grandi città, valori simili a quelli registrati nel 2018 (a eccezione di alcune zone particolarmente richieste nelle grandi città, Milano in testa). Previsioni dunque negative quelle contenute nel primo Osservatorio immobiliare di Nomisma per il 2019, presentato questa mattina a Milano, e condizionate soprattutto dal quadro economico-finanziario negativo.

«L’aumento delle compravendite, tornate ad attestarsi non distanti da quota 580mila, nonché l’ennesima riduzione di intensità della flessione dei prezzi registrata sia nelle città maggiori sia in quelle intermedie – osserva l’istituto bolognese – rappresentano il portato di una dinamica rialzista la cui intensità pare ora destinata a ridursi. L’entità della frenata dipenderà dall’efficacia delle misure di politica economica poste in essere, oltre che dalla disponibilità del sistema bancario a continuare ad assecondare la pulsione proprietaria delle famiglie italiane, anche in un contesto di maggiore precarietà reddituale».

La dipendenza da mutuo e il mancato innesco di una spirale inflattiva, nonostante il costante incremento delle transazioni, costituiscono – secondo Nomisma – la manifestazione più eclatante della fragilità della dinamica espansiva in atto.

Su base annua i prezzi delle abitazioni nelle 13 città intermedie monitorate da questa edizione dell’Osservatorio «hanno subito una riduzione dell’1,2%, mentre l'evoluzione dei canoni è prossima all’invarianza» (-0,2% su base annua). Il tempo di vendita medio è di 7,3 mesi, mentre lo sconto medio si attesta al 14%.

Per gli immobili d’impresa il calo dei prezzi è leggermente più elevato, attestandosi nell’ordine del -1,5%. I canoni hanno seguito dinamiche simili.

«L’insorgere di tensioni istituzionali prima e i riflessi di carattere finanziario che da esse sono scaturiti poi, rappresentano i principali fattori a cui ricondurre la flessione degli investimenti immobiliari corporate registrata lo scorso anno (dagli 11 miliardi del 2017 agli 8,6 del 2018) e l’attendismo che caratterizza i primi mesi di questo. A penalizzare il comparto ha contribuito l’accresciuta percezione di rischiosità del nostro Paese, scaturita dalla contrapposizione con la Commissione Europea sugli obiettivi in termini di rapporto deficit-Pil e acuita dal rallentamento economico in atto».

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