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Nomisma – Rekeep: verso un modello di sanità più vicino alle persone

3' di lettura

Come ripensare l'assistenza sanitaria italiana in modo da superare le criticità emerse durante la pandemia? Quali e quante risorse sono necessarie per rendere realtà un nuovo modello territoriale, come previsto dal PNRR? Con quali benefici per il Sistema Paese? Questi alcuni dei temi a cui intende fornire una risposta la nuova ricerca realizzata dalla società di studi economici Nomisma e da Rekeep S.p.A., capofila del principale gruppo italiano attivo nell'integrated facility management, che si focalizza, in particolare, sugli spazi e le strutture necessari per portare cura e assistenza più “vicine” alle persone, superando le carenze anche strutturali emerse durante la pandemia.

Il COVID-19 ha, infatti, evidenziato la fragilità del Sistema Sanitario Nazionale centrale: per evitarne un eccessivo sovraccarico, risulta necessario migliorare, così come indicato anche dal PNRR, l'assistenza sanitaria territoriale, ovvero quelle prestazioni preventive, mediche, infermieristiche, palliative, riabilitative e sociali a favore degli assistiti dell’Azienda Sanitaria locale. In tale direzione, risulta sicuramente prioritario investire sull'incremento e la formazione del personale e su tecnologia e ricerca, ma un ruolo fondamentale è ricoperto anche dallo sviluppo di una rete di strutture territoriali che possano diventare punto di riferimento per i cittadini.

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Lo Studio, partendo dalla situazione attuale e dal modello di Sanità delineato nel PNRR, punta, in particolare, a definire gli investimenti strutturali necessari per rafforzare l'assistenza sanitaria territoriale di rete, ovvero per la realizzazione di Ospedali di Comunità, Case della Comunità e Residenze Sanitarie Assistenziali, e ne stima i benefici economici, sociali ed ambientali.

In base all'analisi sullo stato e la consistenza del patrimonio immobiliare sanitario italiano disponibile, larga parte degli interventi aggiuntivi rispetto a quanto già finanziato dal PNRR potrebbe essere realizzata raggiungendo l'obiettivo del consumo di suolo zero, per il 77% attraverso riqualificazioni di strutture esistenti e per il restante 23% con interventi di demolizione e ricostruzione. Esistono in Italia, infatti, circa 2 milioni di mq di strutture socio-sanitarie inutilizzate o inutilizzabili che potrebbero essere riqualificate o ricostruite e destinate a strutture sanitarie territoriali. In questo modo gli spazi necessari potrebbero essere realizzati senza consumare ulteriore suolo.

Nel PNRR è previsto uno stanziamento di 1 miliardo di euro per la realizzazione di 381 Ospedali di Comunità e di 2 miliardi di euro per 1.288 Case della Comunità, oltre a 308 milioni di euro da destinare alle residenze per anziani. Per la realizzazione delle ulteriori strutture previste dallo Studio, sono tuttavia necessari: 1,3 miliardi di euro aggiuntivi per l'attivazione di ulteriori 661 Ospedali di Comunità; 1,4 miliardi di euro aggiuntivi per attivare ulteriori 1.233 Case della Comunità; 2,3 miliardi di euro per la realizzazione delle 527 RSA. In totale, dunque, sarebbero necessari 8,2 miliardi di euro intervenendo su 3.563 strutture, corrispondenti ad una superficie di circa 5,4 milioni di mq. Parte di questo importo (3,308 miliardi di euro) è già prevista nel PNRR, mentre sarebbero necessari ulteriori 4,907 miliardi di euro, per una superfice pari a 1.740 milioni di mq, per completare tutti gli interventi.

Un investimento complessivo di 8,2 miliardi di euro potrebbe generare un volano economico a livello nazionale pari a 25,7 miliardi di euro. Per ogni euro investito si genererebbero 3,5 euro, oltre a numerosi ulteriori effetti positivi economici, sociali, sanitari e ambientali: dal miglioramento delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali, al rafforzamento del processo di patient engagement; dalla riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni, alla possibilità di ridurre la percentuale di accessi impropri in pronto soccorso, attualmente pari al 30%; fino alla riduzione delle emissioni in atmosfera stimabili in 117 milioni annui di Co2.

Per quanto riguarda il reperimento delle risorse necessarie alla realizzazione delle ulteriori strutture, un contributo importante potrebbe arrivare dal coinvolgimento degli operatori privati, non solo la sanità privata che potrebbe essere interessata ad investire nella realizzazione di nuovi spazi, ma anche gli operatori dei servizi a supporto della sanità, facility management in primis, attraverso la formula del Partenariato Pubblico Privato, una soluzione che prevede di affidare a una società esterna gli interventi che vengono ripagati attraverso la gestione successiva dell'immobile, o attraverso operazioni in project financing. Le imprese private potrebbero, quindi, essere un alleato fondamentale della PA, in grado di mettere a sistema risorse aggiuntive, oltre a fornire le competenze progettuali per generare reali efficienze e riduzione dei consumi, in particolare nell'ipotesi della riqualificazione di edifici dismessi.

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