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Le tappe della crisi: lunedì e martedì i capigruppo, Conte alle Camere dopo Ferragosto

II premier ha deciso di non salire al Colle per rassegnare le dimissioni e di parlamentarizzare la crisi, aprendo un braccio di ferro con il leader della Lega. E Salvini ha presentato la mozione di sfiducia al Senato

di Nicoletta Cottone


Non basta dire «al voto»: ecco il timing della crisi

4' di lettura

Non basta dire «al voto». Perché se è vero che il vicepremier, ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini ha di fatto aperto la crisi evidenziando in una nota «l’irrimediabile distanza» fra gli alleati di governo, è anche vero che il premier Giuseppe Conte ha deciso di non salire al Colle per rassegnare le dimissioni e di parlamentarizzare la crisi. «Lascerò solo dopo che il Parlamento mi avrà sfiduciato», ha detto Conte aprendo un braccio di ferro con il leader della Lega. E Salvini non si è fatto attendere e ha annunciato di aver presentato in Senato la mozione di sfiducia. La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha convocato la capigruppo al Senato lunedì 12 agosto alle ore 16, mentre Roberto Fico ha convocato la capigruppo della Camera martedì alle 12. In serata si è appreso che il premier Conte ha scritto ai presidenti del Parlamento per dare la propria disponibilità a rendere le proprie comunicazioni alle Camere. Realisticamente, Conte si presenterà alle Camere per sottoporsi al voto di sfiducia nella settimana dopo Ferragosto.

Una parlamentarizzazione che allunga i tempi per il voto della quale il capo dello Stato Sergio Mattarella, partito venerdì pomeriggio alla volta della Maddalena per qualche giorno di riposo, ha preso atto.

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Il voto di sfiducia al governo Conte
Rompendo gli indugi il leader leghista, da un comizio a Pescara, ha invitato - in modo non certo ortodosso - i parlamentari ad «alzare il culo al più presto» e interrompere le vacanze per votare la fiducia, o meglio la sfiducia, all’esecutivo gialloverde. E con una nota ha annunciato di aver presentato una mozione di sfiducia al premier Conte: «Troppi no (da ultimo il clamoroso e incredibile no alla Tav) fanno male all'Italia - si legge in una nota ufficiale della Lega - che invece ha bisogno di tornare a crescere e quindi di andare a votare in fretta. Chi perde tempo danneggia il Paese e pensa solo alla poltrona».

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Il timing dettato dalla Costituzione
In base all’articolo 62 della Costituzione, le camere - chiuse per la pausa estiva - possono essere convocate in via straordinaria per iniziativa dei presidenti o del capo dello Stato o di un terzo dei suoi componenti. La prima operazione è, dunque, la convocazione di una capigruppo per la calendarizzazione in aula. Poi la convocazione delle Camere (Casellati lo ha già fatto per lunedì 12 agosto alle ore 16) e il richiamo di tutti i parlamentari in vacanza. La riapertura straordinaria, in virtù dei tempi tecnici necessari, dovrebbe presumibilmente avvenire dopo Ferragosto. A quel punto si voterà la fiducia al governo Conte.

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La scelta del capo dello Stato
Dopo l’eventuale sfiducia al governo Conte il pallino tornerebbe nelle mani del capo dello Stato che avvierà le consultazioni sentendo formalmente i presidenti emeriti della Repubblica, i presidenti delle due camere e i gruppi parlamentari. Potrebbe affidare un mandato esplorativo allo stesso Conte o al presidente di una delle camere per verificare la sussistenza di una possibile maggioranza. Potrebbe puntare a un governo di scopo con l’obiettivo di varare la legge di bilancio. Potrebbe sciogliere le camere e andare alle elezioni.

Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti. Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra - Articolo 62 della Costituzione

Le possibili date per il voto
Se nessun tentativo andasse in porto, infatti, resterebbe solo la strada delle elezioni anticipate. Con tempi strettissimi e paletti da rispettare, a partire dall’articolo 61 della Costituzione, che prevede il decorso massimo di settanta giorni tra la fine della legislatura e le elezioni. Per consentire il voto degli italiani all’estero servono almeno 60 giorni. Tutto dipende, dunque, dall’andamento del dibattito parlamentare e da quando il premier Giuseppe Conte si presenterà dinanzi alle Camere. Sono tre le date finora emerse per il ritorno alle urne. Per votare il 20 ottobre - data che sembra improbabile - la sfiducia al governo Conte ed eventuali mandati esplorativi dovrebbero arrivare entro Ferragosto. Ci sarebbe una settimana in più se il voto si svolgesse il 27 ottobre. La terza data possibile potrebbe essere in novembre, il 3 o il 10. Dunque in piena sessione di bilancio. Ipotesi fortemente temuta dal Quirinale. Altra ipotesi, quella che si trovi una maggioranza per governare, un governo di transizione o di garanzia.

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Il calendario delle scadenze da rispettare
Nella transizione verso le elezioni non si deve dimenticare che c’è un serrato calendario da rispettare. Entro il 26 agosto si deve indicare il candidato italiano a commissario Ue. L’Italia ha chiesto un portafoglio economico come la concorrenza. Entro il 27 settembre va presentata la nota di aggiornamento al Def per adeguare le previsioni economiche e di finanza pubblica del documento ai dati sull’andamento dell’economia e dei conti pubblici. Il 15 ottobre è il termine ultimo per trasmettere a Bruxelles il Dpb, il Documento programmatico di bilancio che registra saldi e misure della legge di bilancio 2020. I tempi sono tutti strettissimi.

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