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Non c’è arte senza peccato

Alla National Gallery fino al 3 gennaio con le celebri interpretazioni sul tema del peccato di Lucas Cranach e Bronzino

di Nicol Degli Innocenti

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Bronzino, An Allegory with Venus and Cupid, about 1545. Oil on wood, 146.1 x 116.2 cm (The National Gallery, London)

Alla National Gallery fino al 3 gennaio con le celebri interpretazioni sul tema del peccato di Lucas Cranach e Bronzino


2' di lettura

Chi è senza peccato scagli la prima pietra: un messaggio tanto potente e chiaro quanto inascoltato dall'umanità negli ultimi due millenni. Queste parole del Vangelo sono scritte sul disegno di “Cristo e l'adultera” di Pieter Bruegel il Vecchio, una delle opere raccolte dalla National Gallery per la mostra “Sin”, che esplora le rappresentazioni del peccato nell'arte sia antica che moderna.

Difficile immaginare la religione e l'etica senza il concetto sempre presente di peccato, ma altrettanto si può dire dell'arte. E' un soggetto che ha ispirato generazioni di artisti, soprattutto nell'era Cristiana. Basti pensare alla moltitudine di quadri sui sette peccati capitali, o alle diverse rappresentazioni del peccato originale di Adamo ed Eva.

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Nel quadro di Lucas Cranach del 1526 l'immagine è la più classica, la donna sensuale e tentatrice ai piedi dell'albero che offre la mela al suo ignaro, debole compagno. Nel Giardino dell'Eden di Jan Brueghel il Vecchio, del 1613, Adamo ed Eva invece quasi spariscono sullo sfondo, miniature insignificanti a fronte di una natura trionfante di piante esotiche e splendidi uccelli e animali di ogni specie. Eppure sono queste due creature a rovinare per sempre il paradiso.

Ordine tematico

La mostra procede in ordine tematico, non cronologico. Un olio di Bronzino del 1545 è posto accanto al neon di Tracy Emin del 2010 perchè entrambi fanno riferimento all'ambiguità di un bacio. Quando l'Allegoria del Bronzino era stata acquistata dalla National Gallery nel 1860 l'allora direttore aveva fatto ridipingere le parti più scandalose: la lingua di Venere tra le labbra di Cupido e le dita affusolate di Cupido che stringono il capezzolo di Venere. Il quadro è stato restaurato per riportarlo all'originale, ma resta misterioso.

Indecifrabile anche il messaggio a lettere rosa acceso della Emin. “It was just a kiss”: cosa vuol dire che è stato “solo un bacio”? Può essere una scusa all'amante tradito, la descrizione di un incontro romantico ma non sessuale, o anche un riferimento al bacio di Giuda, un tradimento che ha inchiodato Gesù alla croce.

Lucas Cranach

Diversa dal Bronzino, ma altrettanto sconcertante la Venere e Cupido di Lucas Cranach, con la dea nuda ma con un copricapo ingioiellato che sfrontatamente fissa negli occhi chi la guarda.

La mostra invita alla riflessione sul concetto di peccato, sia culturale, religioso e universale che individuale e del tutto personale.

All'ingresso ci sono due grandi opere di Andy Warhol, “Repent and Sin No More!” del 1985, ispirate da un volantino che gli era stato consegnato per strada a New York, esortandolo a “pentirsi e non peccare più”. Messaggio che ha fatto riflettere Warhol, che per tutta la vita ha lottato con la sua fede cattolica ma non l'ha mai abbandonata.

E' presente in mostra anche l'assenza di peccato, la perfezione divina, l'ideale cristiano. Nell'Immacolata Concezione di Diego Velázquez la Madonna è una figura remota, celestiale, davanti alla quale i comuni mortali possono solo inginocchiarsi in adorazione. Solo la Vergine Maria, in piedi sulla diafana luna, con il sole sullo sfondo, è libera dal peccato originale.

Sin, National Gallery, Londra, fino al 3 gennaio 2021 (Fino al 2 dicembre i musei sono chiusi per l’emergenza Covid-19)

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