SFIDE (E DEBOLEZZE) ENERGETICHE

Non c'è auto elettrica senza spina. Nel fianco

di Federico Rendina

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(scharfsinn86 - Fotolia)

4' di lettura

La spina di cui parliamo non è quella per la ricarica bensì il tormento, l'intoppo, la fregatura. O meglio, l'imbroglio. Le stazioni di ricarica per le auto e le moto elettriche? Solo quando saranno davvero diffuse si potrà tentare il decollo della mobilità ad elettroni, vitale non solo per disinquinare l'aria che respiriamo ma anche per portarci nel mondo del' Elettricità 2.0, quella che farà della nostra auto un accumulatore portatile capace di prendere ma anche di scambiare energia con la nostra casa e con la rete pubblica in un sistema integrato all'insegna dell'efficienza energetica. Peccato: oggi le colonnine di ricarica sono poche, troppo poche. Doppio peccato: quelle poche che ci sono portano già il germe di quello che rischia di essere loro NON futuro.

Ecco, qui nelle foto, cosa deve patire ogni giorno uno dei pionieri della mobilità elettrica in una grande città come Roma. Il segnale è davvero allarmante. Perché lo sport (chiamiamolo così) dell'occupazione abusiva delle stazioni di ricarica non è dovuto solo alla carenza di parcheggi. È un tributo alla maleducazione gratuita, all'assoluta avversione per il senso civico, alla negazione del bene comune. Anche quando ciò non porta alcun vantaggio. Evidentemente si tratta, perlomeno nel caso specifico, dell'imperante corsa allo sfregio, al sabotaggio senza vantaggio se non quello della sciagurata soddisfazione a delinquere.

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Cattivi esempi

Le foto che vedete sono state scattate in una splendida giornata romana del lunedì di Pasquetta in un quartiere alto della capitale, i Parioli, proprio ai margini del verde di Villa Borghese dinanzi al museo di Arte moderna. Roba per appassionati, per intenditori. Ma anche, evidentemente, per i maleducati seriali. Due le stazioni di ricarica a poca distanza l'una dall'altra, ciascuna con due colonnine. Quattro "spine" che vorrebbero essere di ricarica ma che assumono un sol colpo l'altro inquietante significato. Perché tutti gli spazi sono occupati da normalissime automobili a carburante saldamente piazzate dove non dovrebbero essere. Con maleducazione oltretutto gratuita, quindi totalmente ingiustificata. La terza fotografia si riferisce infatti a un intero lato della strada piazzato esattamente dall'altro lato della strada rispetto a una delle due stazioni di ricarica, completamente vuoto e dunque disponibile per il parcheggio delle normali automobili.

Ipotesi numero uno: chi ha occupato abusivamente le stazioni di ricarica lo ha fatto nei giorni precedenti alla Pasquetta, quando tutti i posti "regolari" erano occupati. Dunque il proprietario della scoppiettante autovettura non elettrica è titolare di un abuso continuato e quindi ancor più malefico. Caso numero due: la tentazione a delinquere è ancor più ghiotta in quanto libera da qualsiasi vantaggio reale: meglio il posto abusivo di quello regolare, caso mai lo dovesse requisire qualcun altro. Insomma, un buon caso di studio per i cultori della sociologia del cattivo vivere comune.

Poche sanzioni
C'è almeno il brivido della sanzione? In teoria sì. Anche in una capitale d'Italia dove il divieto di sosta e perseguito con proverbiale distrazione vale da gennaio 2017 un'integrazione del codice della strada che prevede una multa rafforzata per l'occupazione abusiva delle colonnine di ricarica (anche dai mezzi elettrici lasciati a bivaccare dopo la fine del rifornimento). Ma rafforzare una sanzione che raramente viene applicata significa, in pratica, sommare uno zero ad un altro zero. Zero inquinamento contro zero rispetto e zero (o quasi) sanzioni per chi imbroglia. Chi vincerà? Si teme un esito nefasto.

Il rischio, quello vero, e di perdere la doppia sfida in atto quella con noi stessi per mantenere le promesse degli ultimi governi sulla diffusione e la mobilità elettrica. Ma anche soprattutto quella con l'Europa che ci sta finanziando l'operazione in nome di un progetto unitario per creare un vero ecosistema della mobilità elettrica che consenta di viaggiare liberamente (soprattutto di arrivare a destinazione, grazie alla rete di ricarica) da un estremo all'altro del continente. Il progetto è diviso in diversi sottoprogetti uno ci riguarda direttamente. Si chiama EVA+ e prevede un ponte tra il nostro paese e Nord Europa con l'istallazione di ulteriori 200 colonnine di ricarica veloce 180 da noi e altre 20 in Austria.

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Noi e gli altri
Terremo fede agli impegni ? L'Italia, a guardare i punti di rifornimento elettrico, non sembrerebbe messa male. Con poco meno di 4.300 prese di ricarica pubblica in poco più di 2.100 postazioni siamo al quinto posto dietro al campione, la Germania, che può vantarne quasi 23.000, ma anche dietro Inghilterra, Olanda e Norvegia. Precediamo Svezia e Francia, oltre a Austria e Spagna. Ma il discorso cambia se consideriamo il rapporto tra colonnine, abitanti e auto elettriche. Di colonnine ne abbiamo una ogni quasi 15.000 italiani, compresi neonati. La Norvegia ne conta uno ogni 650 circa, l'Olanda una ogni 1.600, la Germania una ogni 3.600. Quanto a numero di auto elettriche in Italia se ne sono vendute meno di 9.500 dal 2014 luglio scorso, poco più di un decimo rispetto alla Germania.

Ma è proprio dalla Germania che viene il confronto forse più imbarazzante. Lì è proprio la combinazione tra educazione civica e strumenti di controllo e sanzione a rendere tutto più facile, tant'è che i cugini tedeschi si stanno avventurando con ben maggiore ardimento nelle sinergie sempre più evidenti tra il mondo dell'energia e quello delle telecomunicazioni, con grande disponibilità tra attori e senza quel corollario di sospetti e gelosie che segnano i rapporti tra le società italiane che erogano i servizi pubblici. Esempio lampante: con l'adeguamento degli "armadi" per gli impianti di telecomunicazione piazzati lungo le strade Deutsche Telekom (l'equivalente della nostra Tim, ovvero l'ex gestore pubblico monopolista ancora oggi dominante) piazzerà mila nuovi cabinet che integrano anche le stazioni di ricarica per veicoli elettrici di ultima generazione, quelle di livello 2 con una potenza fino a 22 kilowatt. Ma 500 stazioni saranno capaci, subito o entro pochi mesi, di erogare una potenza fino a 100 kW, in grado di ricaricare in meno di mezz'ora anche la più potente delle auto elettriche.

Qualcosa di simile, per la verità, vorrebbe farla anche la nostra Enel, con una soluzione tutta in casa annunciata con la nuova divisione Enel X guidata da Francesco Venturini: stazioni di ricarica saranno integrate nei nuovi lampioni intelligenti per l'illuminazione stradale che apriranno anche un ponte verso le telecomunicazioni con un sistema di antenne Wi-Fi. Il Wi-Fi promosso da Enel sicuramente funzionerà. Ma chi convincerà i solerti (si fa per dire) cittadini italiani a non parcheggiare stringendo d'assedio anche i nuovi super-lampioni?

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