raffaele jerusalmi

«Non c’è un caso Aim in Italia». Sulle regole solo un mini lifting

Parla l’amministratore delegato di Borsa Italiana dopo il caso di Bio-On. Acqua sul fuoco dopo i dubbi sui controlli blandi previsti nel listino delle Pmi

di Morya Longo


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

«Non c’è un problema sull’Aim. Possiamo migliorare i regolamenti all’infinito, ma se si vuole un mercato con regole più semplici per favorire la quotazione in Borsa delle Pmi bisogna accettare una componente maggiore di rischio. I mercati di questo tipo hanno ormai la stessa filosofia in tutta Europa e gli investitori lo sanno. Per questo prendono contromisure: maggiore cautela, maggiore analisi». Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, nel suo ufficio di Piazza Affari mostra la serenità di sempre. Il caso Bio-On ha acceso i riflettori sull’Aim, perché il listino di Borsa dedicato alle Pmi ha regole volutamente più blande rispetto al listino principale. Il rischio che sta emergendo, però, è che nessuno controlli davvero. Ma Jerusalmi respinge al mittente qualunque dubbio: «L’Aim ha regole diverse rispetto al listino principale al momento della quotazione di un’azienda, ma successivamente i controlli nella sostanza sono gli stessi. Se vanno bene sul listino principale, non vedo perché non debbano funzionare anche sull’Aim».

Mettiamo un punto fermo: Borsa Italiana sta pensando di aggiustare le regole dell’Aim dopo il caso Bio-On?

Ogni anno facciamo una revisione regolamentare del mercato e quest’anno non farà eccezione. Stiamo ragionando, ma non posso anticipare su cosa perché ne discuteremo prima in seno all’advisory board, l’organismo che raggruppa tutte le associazioni di categoria interessate: Assogestioni, Assonime, Assosim, Aifi, Abi e Confindustria. Ma sono ragionamenti che stavamo facendo anche prima del caso Bio-on. Chi lega questo caso alla mancanza di regole, sbaglia.

Quando convocherete l’advisory board?

C’è un calendario predefinito. A novembre comunque.

Non può essere eccessivo il fatto che i controlli, in fase di ammissione alla quotazione di un’azienda sull’Aim, siano lasciati a un soggetto privato come il Nomad (Nominated advisor) e non a Borsa e Consob?

Borsa italiana ha scelto di ammettere al registro dei Nomad solo soggetti vigilati da Banca d’Italia e Consob, con un modello e un ruolo in fase di ammissione alla quotazione comune ai mercati simili in tutta Europa. Borsa stessa vigila sui Nomad e può sanzionarli o escluderli dal registro.

Il presidente di Assosim, Calzolari, ha dichiarato: «Non si può pretendere che il Nomad sostituisca in tutto per tutto Borsa Italiana». Non ha ragione?

Non è vero che il Nomad si sostituisce a Borsa Italiana. È invece una figura creata ad hoc, sull’Aim, per facilitare l’accesso delle società piccole in Borsa. Nulla a che fare con ciò che Borsa italiana fa sul listino principale: sono due ruoli ben diversi. La sua attività è più simile a quella dello Sponsor.

Però resta il fatto che controllare l’azienda che si quota sull’Aim non sia un’autorità, ma un privato. Tra l’altro in conflitto d’interessi perché è pagato dalla società che quota.

L’indipendenza del Nomad è garantita da prescrizioni analoghe a quelle previste per lo Sponsor sul listino principale. Ad esempio non può detenere una partecipazione superiore al 10% nel capitale delle società che assiste. Il fatto che sia pagato per svolgere un’attività, tra l’altro molto complessa, non costituisce un vero conflitto di interessi. L’Aim è nato per essere un mercato con un processo di ammissione più snello e flessibile e per avere requisiti post quotazione adeguati alle dimensioni delle Pmi: se avesse regole identiche al listino principale, la facilitazione non ci sarebbe più. Lo spirito è un altro.

Non si rischia però che il caso Bio-On, e la bufera che si è scatenata sulle regole dell’Aim, finiscano per compromettere la reputazione dell’intero mercato?

Sinceramente non credo. Tra l’altro non vediamo conseguenze sulle altre società, né su quelle in lista d’attesa per la quotazione: ce ne sono ancora tante, non vedo alcun fuggi fuggi. Gli investitori istituzionali conoscono bene i rischi.

Ma con i Pir l’investimento sull’Aim ha coinvolto anche molti risparmiatori.

I soldi investiti tramite Pir sono diversificati e sono gestiti da professionisti del risparmio gestito. Dunque non vedo problemi.

L’altro nodo è che il Nomad dopo la quotazione mantiene un ruolo più defilato: ha solo una funzione di raccordo informativo. Tra l’altro, se sente puzza di bruciato, può abbandonare l’incarico. Non c’è un “buco” nella vigilanza?

La differenza tra Aim e listino principale sta nella fase di quotazione di un’azienda, perché sull’Aim non hanno un ruolo né Borsa né Consob. Ma dopo la quotazione, un’azienda sull’Aim ha controlli simili a quelli di un’azienda quotata altrove: i revisori guardano i bilanci, la Consob vigila sugli abusi di mercato e così via. Nella sostanza, non c’è nessuna differenza.

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