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Non c’è incompatibilità se candidato e commissario d’esame sono amici su Facebook

di Gian Lorenzo Saporito e Guglielmo Saporito

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3' di lettura

L'amicizia su Facebook tra un candidato e un commissario di concorso non è causa di incompatibilità: lo afferma il Tar Sardegna con sentenza 3 maggio 2017 n. 281. Il caso esaminato riguarda una selezione nella scuola ed il dubbio sorto ad un candidato, che aveva sottoposto ai giudici numerose fotografie tratte da Facebook, raffiguranti un commissario ed alcuni candidati. Tuttavia, secondo il Tar, l'amicizia su Facebook non genera incompatibilità per commissari d'esame: Facebook implica una possibile diffusione del materiale pubblicato sul profilo dell'utente a un numero imprecisato e non prevedibile di soggetti se l'utente stesso non provvede ad effettuare restrizioni (che peraltro il social network consente).

Le cosiddette “amicizie” su Facebook sono state ritenute del tutto irrilevanti, poiché lo stesso funzionamento del social network consente di entrare in contatto con persone che nella vita quotidiana sono del tutto sconosciute. Né si può pretendere che gli utenti (escluso un utilizzo sconveniente del mezzo) debbano controllare ogni possibile controindicazione del social network posto che esso, per come si è evoluto, costituisce ormai una modalità di comunicazione difficilmente classificabile: ognuno ne fa l'utilizzo che ritiene più appropriato ma per lo più si tratta di attività ludica e ricreativa.

La sentenza del Tar Sardegna

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Pertanto, secondo il Tar, l'incompatibilità potrebbe derivare solamente da convivenza o dall'essere “commensale abituale”, utilizzando il principio posto dall'articolo 51 del Codice di procedura civile, per individuare l'incompatibilità dei giudici a giudicare soggetti abitualmente frequentati.

Sempre in materia di concorsi (in particolare, universitari), i rapporti di collaborazione tra un commissario valutatore ed un candidato possono dare origine ad una situazione di incompatibilità (Tar Trieste 1 / 2017), anche se non basta, in assenza di ulteriori e specifici indicatori di una situazione di particolare intensità e sistematicità, tale da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio, l'appartenenza allo stesso ufficio e il rapporto di colleganza, perché occorre una comunanza di interessi economici o di vita tra i due soggetti (Tar Pescara 178 / 2015).

Diverso metro è stato usato per un militare che aveva pubblicato su Facebook, dopo un forte nubifragio, immagini inerenti al servizio svolto durante l'Expo, in particolare foto di tende di campo allagate, con opinioni e commenti negativi. Pubblicare foto è stato ritenuto condotta superficiale ed avventata, in contrasto con i principi etici che costituiscono i fondamenti dell'identità militare, quale la disciplina, l'integrità morale e lo spirito di corpo, trasgredendo in tal modo al dovere di grado e di funzione. La sanzione è stata di sette giorni di consegna di rigore confermata dal Tar Friuli 562/2016.

Sui social network il Jobs act (legge 183/2014) ha modificato l'articolo 4 della legge n. 300/70, ammettendo che un datore controlli il dipendente usando i social (Cassazione 18302/16 e 10955/15) a scopi difensivi del patrimonio aziendale, senza controllo a distanza ex articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Questi siti sono considerati piazze virtuali soprattutto nel caso in cui sia abilitata la funzione che consenta anche ad amici di amici di postare commenti. Anche il Garante della privacy ha ritenuto lecito che il datore usi per fini disciplinari le tracce lasciate sui social da parte del dipendente, quali i selfie dalle vacanze mentre il dipendente risulta in malattia. Alcuni giudici hanno equiparato Facebook alla stampa per il potenziale diffamatorio e lesivo dell'immagine altrui nei casi d'ingiurie contro il datore ed i colleghi (Tribunale Milano, ordinanza 1/8/15 e Tribunale Ivrea n. 1008/14). La stessa Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) ha ribadito la liceità di questi controlli a fini disciplinari e difensivi (Kopke contro Germania del 5/10/10 e Barbulescu contro Romania del 12/1/16), richiamando le relative norme internazionali e dell'Ue, sia sul luogo del lavoro che nel tempo libero del dipendente.

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