l’imprenditore

«Non copro i costi di raccolta: un altro anno così e chiudo»

Fabrizio Fabbroni di Latisana denuncia i contraccolpi per l'attività

di Micaela Cappellini


2' di lettura

«Un altro anno così, e non sto in piedi». Combatte, certo, Fabrizio Fabbroni, ma la situazione è critica. La sua azienda agricola si trova a Latisana, provincia di Udine, proprio nell’epicentro friulano dell’invasione delle cimici: 22 ettari di terreno di cui 5 coltivati a vigna, sette a seminativo e dieci, appunto, dedicati agli alberi da frutto. Pere, soprattutto: tra le altre Carmen, Santa Maria, William, Abate. Le prime avvisaglie dei danni da cimice asiatica sono cominciate già quattro anni fa, «ma se tre anni fa la cimice aveva danneggiato solo il 30% del raccolto, l’anno scorso è arrivata a colpire il 70% e quest’anno lo scarto di pere è arrivato all’80%». Che farsene, di tutte queste pere annerite? «Anche quest’anno - racconta Fabrizio Fabbroni - le ho conferite tutte alla cooperativa. La parte di pere buone viene venduta come frutta fresca e ha un prezzo. Gli scarti, invece, possono solo diventare succo di frutta e di prezzo ne hanno un altro, e decisamente inferiore». Nel 2018, per esempio, quando già gli scarti erano troppi e le cooperative non sapevano che farsene, agli agricoltori venivano pagati 4 centesimi al chilo. «Non ci pago nemmeno i costi della raccolta, con quattro centesimi al chilo - sbotta Fabbroni - soltanto il trasporto mi costa 3 centesimi».

Quest’anno pare che gli scarti vengano pagati meglio, tra gli otto e i nove centesimi, ma solo perché di pere sane ce n’è in giro proprio poche e chi produce succhi fa di necessita virtù, e si accontenta degli scarti. Anche il prezzo della frutta integra, paradossalmente, sembra migliorare. «Il punto è che non fa nessuna differenza: se anche mi pagassero dieci euro al chilo le pere buone, anziché un euro, ne avrei talmente poche da conferire che non ci guadagnerei lo stesso».

Fabbroni ha provato di tutto: «Le reti antinsetto funzionano poco, e comunque fanno traspirare talmente poco le piante che non so se sono meglio le cimici o le infezioni fungine. Gli insetticidi consentiti non funzionano, troppo blandi». A Latisana qualcuno ha già alzato bandiera bianca e abbandonato le piante da frutto. «Riconvertire è difficile - spiega - per fare vigna devi avere i diritti, per guadagnare dai seminativi di ettari ne servono 200, non 20. La sa una cosa? Se entro quest’anno il governo o la regione mi danno la possibilità di un indennizzo delle spese, bene. Ma un altro debito, per coprire a sua volta un prestito, io non lo faccio».

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