i motivi dell’antibiotico-resistenza

Non curano l’influenza e si diffondono nell’ambiente, così i batteri si ribellano agli antibiotici

Se ne prescrivono troppi e si utilizzano spesso per infezioni sbagliate. E poi ben il 50% dell'utilizzo degli antibiotici avviene nel settore veterinario, per allevare polli, tacchini e suini

di Marzio Bartoloni


Super-batteri sempre più resistenti: si ribellano agli antibiotici

4' di lettura

A spiegare con la massima semplicità perché gli antibiotici combattono una battaglia sempre più difficile con super-batteri sempre più resistenti causando infezioni più difficili da trattare è stato il ministro della Salute in persona. «Uno dei messaggi è non usare gli antibiotici per l’influenza - ha detto Roberto Speranza - perché significa fare un danno a se stessi e a tutta la comunità, rendendoli meno efficaci».

Per approfondire: Perché la resistenza agli antibiotici è diventata un’emergenza in Africa

Il ministro ha sollevato un’altra grande questione, quella dei cibi che arrivano sulle nostre tavole e dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti intensivi: « L’antibiotico non è uno scherzo e un pezzo di
questo problema riguarda anche il mondo animale. Per questo è
necessario un approccio di salute unico, per l’uomo e il mondo
veterinario». Ben il 50% dell’utilizzo degli antibiotici avviene nel settore veterinario, negli allevamenti di polli, tacchini e suini.

Record italiano di decessi
L’Italia si è appena confermato primo Paese in Europa per numero di morti legati all'antibiotico-resistenza, il fenomeno che permette a molti batteri di diventare immuni nei confronti dei nostri farmaci: in tutto, su 33mila decessi dei Paesi Ue, 10mila vittime ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, si registrano in Italia. Per questo l’Istituto superiore della Sanità, l’Iss, ha acceso i riflettori su questo fenomeno proprio in occasione della settimana mondiale per l'uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre. L’emergenza è finita anche sul tavolo del Congresso nazionale della Società Italiana di Farmacologia (Sif), in corso a Firenze.

La ribellione dei batteri
Ma qual è la causa dell’antibiotico resistenza? I batteri, con il passare del tempo, si sono “incattiviti”, sono cioè diventati più aggressivi e meno suscettibili agli antibiotici, perché le medicine prodotte per debellarli sono sempre meno efficaci. Perché questa ribellione? Semplice selezione naturale: «A forza di consumare edisperdere nell’ambiente antibiotici – spiega il farmacologo dell’università di Trieste e consigliere Sif Gianni Sava – i batteri hanno cominciato a sviluppare difese nei confronti di questo continuo bombardamento farmacologico». I sopravvissuti, una volta acquisite nel proprio Dna le difese, le hanno, a loro volta, passate alle generazioni successive creando una generazione di super-batteri.

Troppi antibiotici
Ma perché tutta questa dispersione di antibiotici? «Ne vengono consumati, e dunque prescritti, troppi, cioè anche quando non servono – continua Sava – inoltre, c’è un grande utilizzo anche negli allevamenti intensivi, dove si ricorre, per l’appunto agli antibiotici, per contrastare le infezioni. Questo contribuisce alla antibiotico-resistenza perché, oltre a tracce di antibiotici che rimangono nel dna dell’animale come dimostrano molti studi scientici, la loro espulsione nell’ambiente contribusice a rafforzare i superbatteri. Cosa che avviene anche con le zoonosi, le infezioni che si diffondono dagli animali agli uomini. Per arginare il ricorso eccessivo agli antibiotici bisogna quindi aumentare le vaccinazioni degli animali e garantire la massima igiene degli allevamenti per evitare le infezioni».

Sui cibi controlli stringenti
Va comunque segnalato che l’uso degli antibiotici negli allevamentidal 2006 è previsto per legge solo a scopo terapeutico e non preventivo e soltanto dopo diagnosi e prescrizione del veterinario, al netto di comportamenti fraudolenti che erano stati segnalati da una recente indagine di Altroconsumo. In più fanno sapere da Una Italia, l’associazione delle filiere agroalimentari carni e uova, gli antibiotici non finiscono nel piatto dei consumatori, in quanto viene rispettato sempre il tempo di sospensione tra utilizzo e macellazione dell’animale previsto per legge (nel 2018 ci soo stati ha riscontrato difformità solo nello 0,1% dei casi). Tra l’altro il settore avicolo dal 2011 ad oggi ha ridotto del 75%il loro uso, con punte del -82% per gli allevamenti di pollo. «In Europa si fanno un milione di controlli l’anno e in Italia se ne fanno tantissimi perché ci sono molti allevamenti», avverte Paolo Stacchini Direttore del Reparto per la Sicurezza chimica degli alimenti dell’Istituto superiore di Sanità che sottolinea come «dal punto di vista dell’impatto sulla salute non emergono criticità». Stacchini non esclude («ma non è il campo mio», precisa) che l’uso massiccio negli allevamenti « produca effetti nell’ecosistema. L’antibiotico assunto, come per l’uomo, viene eliminato per le vie renali e fecali e finisce nell’ambiente». E da qui il rischio di un nuovo “aiuto” all’antibiotico resistenza.

Serve più ricerca per avere nuove molceole
La ricerca è fondamentale per produrre nuove molecole, efficaci. «Attualmente abbiamo meno 100 farmaci in studio dedicati alle malattie infettive e ciò non ci conforta – ammette il professore –. Ma pensiamo alla biologia molecolare, che non segue la strada della farmaceutica classica e batte nuove vie: per esempio puntando a disinnescare il batterio con “proiettili” speciali chiamati anticorpi monoclonali».

Usare gli antibiotici con più criterio e non per l’influenza
Come ha detto anche il ministro Speranza bisogna innanzitutto imparare a utilizzare con criterio gli antibiotici che già esistono. È infatti facile che si ricorra al farmaco di testa propria, con dosaggi e tempistiche sommarie, quando si è influenzati, senza sapere che gli antibiotici non curano l'influenza. «Influenza e raffreddori sono causati dai virus e gli antibiotici non servono quindi a nulla. Inoltre attenzione a saltate il giorno e le dosi di trattamento, perché queste interruzioni spontanee o l'assunzione di quantità farmacologiche inadeguate, oltre a compromettere l'efficacia della cura, facilitano lo sviluppo di batteri duri a morire». Infine è fondamentale affidarsi ai test diagnostici rapidi come il tampone faringeo, capace di rivelare se è davvero necessario iniziare un trattamento e con quale tipo di antibiotico. Senza mai scordare il lavaggio delle mani: è l'«antibiotico» più potente.

Articolo aggiornato il 27 novembre alle ore 18:14

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