GIUSTIZIA E PANDEMIA

Non decollano le udienze penali da remoto: troppi vincoli e gap tecnologici

Si sta invece rivelando funzionale, per alcuni processi, la possibilità di celebrare l’appello per iscritto

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Si sta invece rivelando funzionale, per alcuni processi, la possibilità di celebrare l’appello per iscritto


3' di lettura

Non prendono piede le udienze penali da remoto, frenate soprattutto dal ridotto raggio d’azione stabilito dalla legge e dalle insufficienti dotazioni tecnologiche dei tribunali. Mentre si sta rivelando funzionale, almeno per alcuni processi, la possibilità di celebrare per iscritto gli appelli penali. È questo un primo bilancio, raccolto tra gli operatori, degli interventi che spingono le udienze penali a distanza, introdotti tra fine ottobre e inizio novembre dai decreti Ristori (poi accorpati nel decreto legge 137/2020).

Sono misure legate a doppio filo all’emergenza sanitaria: al momento, sono applicabili fino al 31 gennaio, come gli interventi che digitalizzano le udienze civili. E, visto l’andamento dei contagi, è probabile che siano almeno in parte prorogate, come è già accaduto per la giustizia amministrativa.

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L’obiettivo è permettere alla giustizia di funzionare in sicurezza, affiancando le attività in presenza, che sono state ridotte per rispettare le prescrizioni sanitarie, a partire dalle distanze. Ma mentre il processo civile, gestito per iscritto e per via telematica già da anni, ha risposto meglio alla “remotizzazione”, il settore penale, con il processo improntato all’oralità, fatica a funzionare a distanza. Tanto che nel primo semestre del 2020 l’arretrato è aumentato del 2,4% rispetto alla fine del 2019.

Le udienze da remoto

Dopo il tentativo della scorsa primavera, con la seconda ondata dei contagi, dal 29 ottobre 2020 è stata riproposta la possibilità di celebrare da remoto alcune udienze penali. La nuova norma permette di utilizzare i collegamenti da remoto per le udienze penali che non richiedono la partecipazione di persone diverse da pubblico ministero, parti private e loro difensori e ausiliari del giudice.

Non è l’unico limite. La nuova norma «esclude la celebrazione da remoto per la maggior parte delle udienze - spiega il coordinatore del settore penale del Tribunale di Milano, Marco Tremolada -: i collegamenti non si possono usare per le udienze dove si devono sentire testimoni, dove si procede all’istruttoria o alla discussione. Di fatto si possono tenere da remoto quasi solo le prime udienze. A Milano l’abbiamo fatto quando siamo riusciti a notificare per tempo alle parti il decreto di celebrazione da remoto. Inoltre, usiamo i collegamenti video per far partecipare alle udienze gli imputati detenuti o in custodia cautelare, oltre che per le convalide di arresto e le direttissime». Per il resto si procede in presenza, con le udienze ridotte a due o tre al giorno per sezione, rispetto alle tre o quattro usuali, per evitare affollamenti.

Anche a Napoli si celebrano da remoto le direttissime e le convalide di arresto e i detenuti partecipano ai processi da remoto, ma le udienze penali “normali” «si svolgono in presenza, tranne rari casi», afferma la Presidente del Tribunale, Elisabetta Garzo. «Per passare alla celebrazione da remoto dovremmo attrezzare le aule, che oggi non lo sono. In ogni caso, organizzare i collegamenti da remoto richiede tempo: credo che difficilmente ci permetterebbero di aumentare i procedimenti trattati», che oggi sono circa 20 al giorno per magistrato contro i 50 pre-Covid.

Gli appelli per iscritto

La trattazione mediante note scritte nel giudizio penale in Corte d’appello dal 9 novembre è diventata la modalità “normale” per celebrare i processi, a meno che le parti non chiedano la discussione orale.

A Roma «sta dando buoni risultati - interviene il Presidente della Corte d’appello, Giuseppe Meliadò - anche perché è stata attuata in modo condiviso con l’avvocatura». La Corte d’appello ha infatti sottoscritto un protocollo con Ordine degli avvocati e Camera penale di Roma in cui, tra l’altro, i magistrati hanno preso l’impegno, nel caso di trattazione per iscritto, di riunirsi in collegio nell’aula di udienza, anche se senza le parti.

«Una scelta ponderata - osserva Meliadò - che consente di distinguere tra un processo e l’altro: finora circa un terzo degli appelli è stato trattato in forma scritta. È un’esperienza che va considerata anche per le future riforme, oltre l’emergenza: non sempre è necessario celebrare le udienze in presenza».

Come la Corte d’appello di Roma, anche quella di Messina ha formalizzato, con un protocollo sottoscritto con l’avvocatura, la scelta di tenere le camere di consiglio in presenza e in altre sedi questa modalità di lavoro è adottata di fatto.

Si sta così superando la principale critica mossa dall’avvocatura all’appello cartolare. «Contestiamo la possibilità che avvenga con la camera di consiglio da remoto anziché nell'ufficio giudiziario - spiega Eriberto Rosso, segretario dell’Unione delle Camere penali - perché non è realizzabile: è ostacolata dai collegamenti difficili e dall’impossibilità di mettere a disposizione di tutti i giudici l’intero fascicolo. È invece necessario che i giudici siamo riuniti e si tenga la relazione prima della decisione. Altrimenti è la fine della collegialità».

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