Cassazione

Non è razzismo dire sul treno che gli extracomunitari sono asociali che vivono di sussidi

La Suprema corte blocca la consegna alla Germania del cittadino tedesco condannato nel suo paese per istigazione all’odio razziale: manca l’elemento della propaganda

di Patrizia Maciocchi

default onloading pic
(AdobeStock)

La Suprema corte blocca la consegna alla Germania del cittadino tedesco condannato nel suo paese per istigazione all’odio razziale: manca l’elemento della propaganda


2' di lettura

Pronunciare sul treno la frase «farò anch’io come fanno questi asociali, ogni anno un figlio. Vivrò di assegni familiari», esprime solo antipatia e disprezzo e non basta per far scattare il reato di istigazione all’odio razziale. Non basta neppure per la diffamazione perchè pronunciata alla presenza dei soggetti riferibili al gruppo al quale era destinata. Né per l’ ingiuria ormai depenalizzata. La Cassazione (sentenza 33414) blocca la consegna - disposta nell’ambito del mandato d’arresto europeo - alla Germania di un cittadino tedesco, condannato secondo il codice del suo paese, per istigazione all’odio razziale. La Corte d’Appello aveva dato il via libera all’estradizione, rilevando la doppia punibilità prevista per la consegna.

Il verdetto dei giudici di Monaco di Baviera

Loading...

Ad avviso della Corte territoriale, infatti, la frase incriminata dai giudici della Repubblica di Monaco di Baviera, è punibile anche in Italia essendo prevista come reato dall’articolo 604-bis del Codice penale. La Cassazione è di diverso avviso. E, per spiegare, parte dalla legge Reale fino ad arrivare al Dlgs 21/2018, con il quale i contenuti della legge Mancino sono “entrati” nel nuovo articolo 604-bis. Una norma che sanziona chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale ed etnico. I giudici di legittimità forniscono un vademecum delle leggi interne che puniscono qualunque discriminazione razziale, ideologia xenofoba o forma di negazionismo. Per concludere che la frase pronunciata dal pendolare tedesco, non si può inquadrare nell’articolo 604-bis come ritenuto in appello, in assenza dell’elemento della propaganda.

La sentenza

Visualizza

L’elemento della propaganda

La propaganda di idee si fa divulgando opinioni ed è finalizzata a influenzare il comportamento di un vasto pubblico e a fare adepti alla “causa”. Non basta dunque esprimere un sentimento di antipatia, insofferenza o rifiuto neppure se riconducibile a motivazioni che riguardano la razza, la nazionalità o la religione. Perchè scatti il reato serve un sentimento idoneo a creare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. La discriminazione razziale è quella fondata sulla qualità personale del soggetto e non sui suoi comportamenti. Il giudice deve valutare il contesto in cui si colloca la singola condotta e mettere sul piatto della bilancia i principi di pari dignità e di non discriminazione, con la libertà di espressione. Oltre ad accertare la concreta pericolosità del fatto.

Il disprezzo non basta per il reato

Nel caso esaminato il ricorrente non aveva fatto propaganda di idee, anche in base alla sentenza tedesca, si era “limitato” a pronunciare in pubblico una frase denigratoria, con la quale ha manifestato la sua ostilità nei confronti di persone provenienti dall’area turca o araba e per i loro comportamenti. Una condotta non punibile per l’ordinamento italiano. La semplice manifestazione di ostile disprezzo nei confronti di un gruppo etnico per i comportamenti tenuti dai suoi componenti resta, infatti, fuori dal raggio d’azione del giudice penale. Nè può essere contestata la diffamazione aggravata visto che alcuni soggetti ai quali era potenzialmente riferita l’espressione erano presenti e comunque non individuabili. Non è percorribile neppure la strada dell’ingiuria, ormai depenalizzata.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti