scuola

Non è da un test che si giudica un genio

Prova semiseria dei quiz che valutano le competenze degli studenti, consci del rischio di contrarre il male del secolo: la convinzione di essere tuttologi perché si sa qualcosa

di Guido De Franceschi


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1' di lettura

Con le “prove Invalsi” l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione misura le competenze degli studenti in italiano, matematica e inglese: l'obiettivo è una valutazione nazionale più uniforme di quella offerta dagli esami di fine ciclo scolastico, che sono esposti alla discrezionalità delle diverse commissioni.

E le prove Invalsi 2019 hanno sentenziato che troppi alunni di elementari, medie e superiori hanno un'insufficiente comprensione di testi in italiano e in inglese e di quesiti matematici che dovrebbero essere alla loro portata.
Assaggiamole, quindi, queste prove, selezionando impavidamente, tra gli esempi reperibili sul sito dell'Invalsi, quelli rivolti ai maturandi.

Dopo aver superato con imprevedibile agilità le prime domande di matematica e aver interrotto il tentativo alla comparsa di vocaboli quali “tangente” e “coseno” (sarebbe davvero volgarissimo esibire l'eventuale ricordo di siffatte nozioni), passiamo all'inglese. La parte “listening comprehension” filerebbe via più liscia se non si scontasse la lieve irritazione causata dall'altra sezione (“true-false-justification”) della prova di inglese

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