ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’analisi

Non fa bene alla cultura un’impresa ancora micro

di Francesco Pinto

2' di lettura

Siamo alla solita domanda: quanto pesa una cultura e un immaginario se non possiede i mezzi di produzione? Meno di quello che vale perché la mancanza di soggetti industriali autonomi, forti e radicati nel territorio riduce la capacità di trattativa sul mercato e trasforma la sua ricchezza in pura attrezzeria utilizzata da altri a secondo della richiesta di “immaginario napoletano” della domanda di consumo. Per fare chiarezza: non significa la mancanza di una imprenditoria locale, ma che la sua dimensione è troppo piccola e polverizzata pur producendo prodotti di eccellenza. È una situazione ancora orientata sul cinema e sulla documentaristica piuttosto che sulla televisione. Un soggetto imprenditoriale forte deve tenere nella sua “pancia” anche questa, fermo restando che non è semplice entrare in un mercato chiuso come quello televisivo. Ancora: il tema industriale oggi di un prodotto (culturale) non è più quanto costa nell’immediato, ma quanto rende nel medio periodo. In questa cornice la disponibilità di forti flussi di cash finanziario è condizione essenziale in una situazione dove i tuoi competitors, (ma vale per il sistema nazionale e non solo per quello campano) non sono più solo quelli tradizionali dagli inarrivabili Stati Uniti e delle altre nazioni del vecchio continente, ma nuove realtà come Israele e la Corea del Sud. Si chiama globalizzazione, ragazzi. Tutti questi elementi sono molto deboli nel territorio campano e la sfida dei prossimi anni sarà non solo di quante serie o film si produrranno nel territorio, ma chi le realizzerà. Questo ci servirà a capire se si vuole provare a fare il salto nell’industria o rimanere nell’artigianato. Nel secondo caso appare difficile diventare la (seconda) capitale del cinema. Resteremo un bellissimo luogo di villeggiatura efficiente e ospitale e continueremo a vendere, a caro prezzo e con ottimi ritorni in termini occupazionali ed economici, i nostri “souvenir culturali” ai turisti. Anche questo è un bel mestiere che ha bisogno di professionalità e passione. Sono le cose che da noi certamente non mancano.

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