L’intervista: Anna Genovese (commissario Consob)

«Non financial information, la vera sfida è la comparabilità»

di Vitalian0 D'Angerio

(Imagoeconomica)

3' di lettura

«La comparabilità sarà la vera sfida per le informazioni non finanziarie previste dalla direttiva Ue 95/2014 e introdotte dal decreto 254/2016. Il legislatore ha dato importanti indicazioni in tale ambito. Più in generale penso che i tempi siano maturi per questa nuova disciplina. La sensibilità ambientale e sociale sta crescendo in tutto il Paese». A parlare di non financial information è Anna Genovese, commissario Consob. Venerdì scorso l’authority dei mercati finanziari ha avviato la consultazione (che terminerà il 22 settembre) per il regolamento ad hoc sul settore.

Mettere a confronto informazioni omogenee e comparabili. È quello che chiedono gestori e analisti altrimenti tali notizie sono difficilmente utilizzabili. Non è così?

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Credo che questo sia il punto cruciale. L’omogeneità e quindi la comparabilità delle informazioni scaturiscono dalla condivisione di medesimi standard di rendicontazione.

Appunto. È il passaggio cruciale per rendere le non financial information utili al mercato e non soltanto una formalità. Giusto?

Il legislatore europeo ha segnalato nella direttiva alcuni standard internazionali. A questa indicazione fa riferimento anche il legislatore nazionale nell’articolo 1, comma 1 del decreto.

Questi standard di rendicontazione internazionali sono cinque o sei. Sono gli unici a cui fare riferimento?

No. Si possono utilizzare anche standard di rendicontazione elaborati a livello nazionale. Infine, per dare margini di flessibilità alle imprese, salvaguardando però la comparabilità delle informazioni, il nostro legislatore dà la possibilità di elaborare una metodologia propria di rendicontazione che tuttavia muova dagli standard riconosciuti e li adatti. L’impresa però deve spiegare i motivi di tale scelta.

Dunque ci sono più schemi di rendicontazione che le aziende possono utilizzare. Non si rischia un po’ di confusione?

Dopo un periodo di applicazione della disciplina e di monitoraggio della stessa, anche da parte Consob, credo che vi potranno essere delle modifiche anche di natura prescrittiva in tema di schemi di rendicontazione. Ora però è presto per dirlo.

L’obbligo di riportare le non financial information riguarda aziende con determinate caratteristiche. Cosa devono fare le società che vogliono aderire in maniera volontaria a tale normativa?

Nelle relative dichiarazioni non finanziarie deve essere indicato che esse sono conformi a quanto previsto dal decreto. A quel punto le imprese saranno sottoposte agli obblighi di pubblicità e al controllo Consob come lo sono quelle obbligate per legge.

E le aziende che produrranno bilanci sociali non conformi?

Se non sono obbligate o non si assoggettano al decreto, potranno farlo ma appunto non saranno conformi a quanto previsto dal decreto. In tal caso non rientrano nel perimetro della normativa delle non financial information.

Se un’azienda diffondesse informazioni non finanziarie non veritiere, si potrebbe applicare il reato di false comunicazioni sociali?

In questi casi, se vi fosse dolo specifico, potremmo trovarci davanti alla fattispecie prevista dagli articoli 2621 e 2622 del codice civile.

Che ruolo giocano i revisori dei conti nella partita delle non financial information?

Il revisore dovrà dichiarare che non sono emersi elementi che facciano ritenere che la dichiarazione non finanziaria non è stata redatta in conformità di quanto prevede il decreto e gli standard di rendicontazione utilizzati.

Questo però è il minimo che viene richiesto per legge come spiegato anche nel documento in consultazione. È possibile che l’azienda chieda una revisione più ampia?

Sì, la società può chiedere ai revisori un’attestazione che contenga un giudizio positivo sulla conformità al decreto e che presume dunque un esame più esteso e completo. In questo caso però i costi saranno più alti.

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