sentenza favorevole a Georgiou

«Non fu complotto». Assolto l’ex numero uno dell’Istat greco che innescò la crisi

di Vittorio Da Rold

Andreas Georgiou, ex numero uno di Elstat (Ap)

4' di lettura

Un tribunale greco di appelllo ha assolto l'ex capo dell'agenzia di statistica del paese mediterraneo accusato di aver gonfiato artificialmente la dimensione del disavanzo di bilancio greco nel 2009, una decisione che potrebbe finalmente mettere a tacere per sempre una lunga teoria cospirativa molto diffusa sui social network sulle origini della crisi del debito greco. I giudici greci hanno respinto l'accusa che Andreas Georgiou, che ha guidato l'Autorità statale ellenica Elstat, tra il 2010 e il 2015, abbia danneggiato lo Stato esagerando il disavanzo del paese come parte di un complotto internazionale guidato da banche di investimento globali atto ad imporre una austerità maggiore alla Grecia nel quadro del salvataggio del 2010. Sono stati assolti anche due del suo staff.

Georgiou ha sempre negato l'accusa ricordando di aver solo seguito le regole dell'Unione europea per misurare il disavanzo della Grecia. Le autorità dell'Unione europea lo hanno sempre difeso affermando che il suo lavoro era accurato.

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È la seconda volta che il tribunale di appello di Atene ha ritenuto infondate le accuse contro Georgiou. La volta precedente, la Corte suprema della Grecia ha annullato la sentenza e ha ordinato una nuova revisione del caso.

La vicenda contro Georgiou è stata ricordata dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi nell'ultima riunione dei ministri delle finanze della zona euro all'inizio di questa settimana a Bruxelles - finita nell'ennesimo rinvio dopo sette ore di sterili discussioni - quando ha affermato che lo Stato greco dovrebbe coprire i costi legali di Georgiou. Il ministro della finanza greca, Euclid Tsakalotos, ha promesso di farlo entro luglio, secondo il resoconto non ufficiale dell'incontro. L'eurogruppo non ha resoconti ufficiali pubblici per consentire ai ministri di parlare liberamente nel corso delle trattative.

La sentenza del tribunale greco di appello sgombra il campo da possibili teorie complottiste molto diffuse che avrebbero messo in difficoltà i creditori alle prese ancora con l'ennesimo piano di salvataggio.

Il caso fa parte di una serie di indagini contro Georgiou, che si è fatto secondo il Wall Street Journal nemici potenti in Grecia per le sue revisioni al rialzo dei disavanzi di bilancio del paese. La sua rivelazione che il disavanzo era molto più ampio di quanto ufficialmente ammesso costrinse il governo dell'epoca Papandreou a intraprendere ulteriori misure di austerità come parte del suo salvataggio da parte dell'Unione Europea e del Fondo monetario internazionale.
La Corte Suprema potrebbe di nuovo annullare l'assoluzione.

Georgiou, ex funzionario del Fondo monetario internazionale che ora vive negli Stati Uniti, è diventato presidente di Elstat subito dopo il salvataggio finanziario finanziato dalla Grecia nel 2010. È stato il primo capo statistico indipendente del paese.

Prima della crisi del debito della Grecia, i governi che si sono succeduti dopo l'ingresso nell'eurozona hanno manipolato statistiche e mascherato la dimensione dei disavanzi di bilancio, come hanno constatato le autorità dell'UE. L'UE ha certificato che Georgiou ha fatto emergere le omissioni e ha segnalato in pieno il disavanzo contabile.

Ma la sua posizione senza compromessi sulle regole contabili europee ha mandato su tutte le furie i politici greci che pensavano che avrebbe dovuto resistere alle richieste della UE e registrare un deficit minore, evitando così misure di austerità o addirittura il salvataggio. La sentenza mette la parola fine a quella assurda versione della crisi greca causata da un complotto internazionale con l'innalzamento artificiale dei deficit.

Le cause della crisi greca sono stati i deficit e il debito fuori controllo, le politiche clientelari dei vari governi che si sono succeduti dal 1974 anno della fine della dittatura dei colonnelli, errori a cui però si sono aggiunti quelli della troika che come ammesso dallo stesso Fmi in numerosi report hanno ritardato il taglio del debito per consentire a banche francesi, olandesi e tedesche di vendere i miliardi di bond greci che avevano in pancia. Bond che scadono a luglio prossimo e che devono essere restituiti alla Bce.

Grecia in piazza contro austerity: scontri ad Atene

Solo dopo è arrivato il taglio del debito (haircut) in mano ai privati per 200 miliardi di euro ma intanto era troppo tardi e i conti erano fuori controllo.
Il Fmi ha sempre chiesto nei suoi interventi in giro per il mondo la riduzione del debito pubblico, le misure di austerità e il rilascio dei prestiti. In Grecia è mancato il primo punto che è arrivato solo dopo che i maggiori gruppi di credito europei si erano liberati dei bond greci acquistati dalla Bce di Jean-Claude Trichet nonostante le promesse dei banchieri europei che non sarebbero stati venduti sul mercato per paura di subire l'haircut.

Il Fmi ha altresì ammesso di aver sbagliato gli effetti delle misure di austerità con il famoso moltiplicatore errato per difetto: un errore che è costato sacrifici e una disoccupazione del 60% per i giovani greci. Il taglio del debito al 180% del Pil e non teorie complottiste è ancora il problema di fondo di Atene dopo sette anni di crisi del debito sovrano. Ma il potente ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble non vuole creare precedenti in materia di taglio del debito nell'eurozona per evitare che qualche altro partner con debito elevato possa poi chiedere lo stesso trattamento di favore.

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