tecnologie e terzo settore

Non profit, con la blockchain donazioni tracciate fino ai beneficiari

di Dario Aquaro


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(Agf)

3' di lettura

Le vie della donazione non sono infinite. Ma negli ultimi anni, complice la tecnologia, i canali per finanziare la “solidarietà” si sono arricchiti di nuovi strumenti. E se in Italia le erogazioni online al non profit restano ancora poco frequentate (5,4% secondo l’Osservatorio Gfk 2017) , hanno già fatto capolino – e promettono di espandersi – quelle in criptovalute, puntando su concetti di facile presa: tracciabilità e disintermediazione.

In altre parole, le virtù della blockchain, la “catena dei blocchi”: il registro contabile distribuito che tiene memoria di tutte le transazioni eseguite (e dunque certificate), senza bisogno di una gestione centrale, governato da leggi matematiche e protetto da algoritmi di crittografia, certificato dagli utenti e non modificabile. Una tecnologia che è il vero valore aggiunto delle criptovalute, oscurata suo malgrado dal fenomeno speculativo che coinvolge Bitcoin e suoi fratelli.

Nel panorama attuale ci sono realtà (italiane) che con la leva della blockchain intendono così “rivoluzionare” il rapporto tra donatori ed enti del Terzo settore, assicurando che i soldi versati dai primi siano realmente spesi per i fini indicati e non finiscano invece per perdersi in altri rivoli.

«Al contrario di diversi sistemi, come gli sms, la blockchain consente di quantificare e monitorare dall’inizio alla fine quanto viene raccolto», spiega Guido Baroncini Turricchia, ceo di Helperbit, startup pluripremiata in casa e all’estero e già inserita tra i cento progetti innovativi per il World Humanitarian Summit dell’Onu. Su Helperbit gli utenti posso versare in moneta digitale, con carta di credito/debito o prepagata. E la donazione viene convertita in Bitcoin e subito inviata all’associazione scelta (sottratti i costi di acquiring e di conversione chiari in partenza). In questo modo si vuol coinvolgere sia chi versa “altcoin”, sia chi con le criptovalute non ha alcuna confidenza.

Gli enti possono poi trasformare in moneta “locale” le somme ricevute in Bitcoin. Mentre i donatori possono seguirne il percorso all’interno della blockchain accedendo a un grafo online . Non è ancora pacifico, però, che possano beneficiare dei vantaggi fiscali previsti in Italia: un punto sul quale si attende una conferma definitiva delle Entrate. Per sfruttare la detrazione Irpef del 30% (fino a 30mila euro di importo erogato) o la deduzione totale (entro il limite del 10% del reddito dichiarato), i pagamenti devono infatti avvenire con mezzi “tracciabili”.

«Le criptovalute sono accusate di opacità, perché non consentono di risalire facilmente ai soggetti coinvolti nelle transazioni (identificati solo da un codice, ndr). Il sistema di Helperbit – dice il cfo Roberto Tudini – consente però agli utenti di registrarsi e “collegare” i propri dati a quelli della donazione, così da rendere i pagamenti tracciabili, anche in linea con quanto stabilito dal Mef sugli obblighi antiriciclaggio». E anzi – è la tesi – l’uso della blockchain riesce così a garantire più trasparenza rispetto ai metodi tradizionali.

Il giudizio è condiviso anche dagli ideatori di Aidcoin, nuova criptomoneta (la seconda italiana in assoluto) che dopo la Ico di gennaio (Initial coin offering, cioè la raccolta fondi) ha venduto “gettoni” digitali per 16 milioni di dollari complessivi. Lanciato dalla società internazionale CharityStars, attiva dal 2013 nelle aste di beneficienza online, Aidcoin è un “utility token” da usare per donazioni tracciate sulla piattaforma Aidchain. Realizzato sulla blockchain di Ethereum, è caratterizzato da “smart contract”: contratti intelligenti, disintermediati, che consentono di siglare i passaggi tra donatori ed enti non profit in maniera trasparente.

«Per ora siamo in versione beta, ma nei prossimi mesi avverrà il rilascio finale della piattaforma. Gli utenti registrati possono donare con Aidcoin o con le principali criptovalute (poi convertite in Aidcoin). Starà alle Onlus decidere come e quando riconvertirli, o quando utilizzarli», afferma il co-fondatore della startup, Domenico Gravagno. In futuro sarà integrato un gateway di pagamento (Aidpay) che permetterà alle organizzazioni registrate su Aidchain di accettare donazioni direttamente dal loro sito. Ma per i bonus fiscali ai donatori? Gravagno è fiducioso: «L’utente dovrà fornire documenti per attestare che il wallet è associato alla sua identità, visto che le transazioni sono anonime (da codice a codice). A quel punto, potremo rilasciargli la ricevuta necessaria ai fini fiscali».

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