ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’assemblea di Confindustria Bergamo

«Non saranno sussidi e bonus a portare l’Italia nel futuro»

La presidente Giovanna Ricuperati chiede riforme per rilanciare lo sviluppo. Bonomi: prepensionamenti e flat tax bruciano risorse per la crescita».

di Luca Orlando

4' di lettura

La macchina resta lontana, al parcheggio di interscambio. Qui si arriva solo in tram.

Scelta coerente, quella di Confindustria Bergamo, che parte da location (sede delle tramvie elettriche bergamasche) e logistica (nessun mezzo privato ammesso) per comunicare il tema della propria assemblea annuale: la competitività sostenibile.

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«Il luogo giusto - spiega la presidente – Giovanna Ricuperati - per metterci in viaggio su questa strada».

Cammino che parte da posizioni solide perché proprio qui, dove il Covid ha colpito più duramente, si è concretizzata una reazione altrettanto potente. Portando l’economia locale a primeggiare in regione in termini di produzione: rimbalzo medio di oltre il 13% rispetto ai livelli pre pandemici, miglior dato tra tutte le province lombarde.

Manifattura che ora affronta uno scenario nuovo, pieno di incertezze, che in primis richiama ad un nuovo ruolo l’Unione europea, «hub naturale per la gestione delle grandi crisi». Ue a cui tuttavia si chiede un cambio di passo. Nell’energia («inaccettabile arrivare dopo mesi ad un price cap di 275 euro) così come nelle scelte verso un futuro green, da realizzare con un approccio pragmatico e non ideologico.

Al nuovo Governo, di cui è apprezzata la velocità di insediamento oltre che la novità di una guida femminile, si chiede l’attuazione del Pnrr, «unica manovra espansiva di cui disponiamo, perchè non saranno i sussidi e i bonus a portare il Paese nel futuro».

Riforme strutturali a cui deve aggiungersi una riflessione più ampia sul declino della natalità, che tra i tanti effetti negativi porta in prospettiva a ridurre l’offerta di lavoro. Trend da invertire con politiche di medio termine e azioni urgenti: ridimensionando i Neet e aumentando la partecipazione femminile, ma anche lavorando sulle politiche per l’immigrazione. Difficili, queste ultime, ma obbligate per compensare il gap. Una politica che «nell’interesse del paese affronti e gestisca flussi e provenienze con selezione rigorosa, formazione e integrazione». Investire su scuola e formazione è così prioritario, mentre in parallelo si chiede lo stop a politiche contradditorie: «come si può incentivare il lavoro e allo stesso tempo studiare ogni anno quote nuove per anticipare i pensionamenti?».

Temi strutturali che la Legge di Bilancio non aggredisce, «per mancanza di risorse e coraggio», trascurando investimenti e spending review. Se da un lato è apprezzabile l’attenzione all’equilibrio dei conti, la manovra offre però solo una copertura di breve termine sull’energia ed è insufficiente nel taglio del cuneo fiscale.

Dal lato delle imprese la rotta è sintetizzata nel titolo dell’assemblea, con i percorsi green ormai diventati un obbligo per poter vincere nel mondo. Anche a Bergamo si chiede un passo in avanti.

Rilanciando l’attrattività attraverso nuove narrazioni e valorizzazione dei punti di forza, con l’occasione della capitale della cultura 2023 da sfruttare al meglio, così come chance di sviluppo può essere il nuovo collegamento ferroviario tra la città e lo scalo di Orio al Serio. E poi l’innovazione, l’energia, le iniziative di filiera, facendo emergere specializzazioni in grado di rendere l’area riconoscibile nel mondo e attraendo così investimenti, innovazione e formazione.

Competitività sostenibile però significa anche formare e fare crescere le risorse umane, trattenendole in azienda con nuove regole di ingaggio, «anche al di là del pur giuste riflessioni sulla retribuzione, sui tempi e sugli spazi».

Ma il punto più delicato è quello della governance, avviando percorsi di M&A, apertura del capitale, ingresso di figure manageriali e figure esterne nei cda. Ricordando che «non è traditore chi cede, così come non è straniero chi compra o subentra: a noi importa il rapporto e il legame tra territorio e impresa». L’invito alle imprese è quindi quello di proseguire in un percorso, quello di migliorarsi avendo a cuore le generazioni future. Per lasciare loro non un peso ma un progetto.

Progetto che per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi la nuova Legge di Bilancio possiede solo in parte. Se da un lato - spiega agli industriali bergamaschi - è positiva la volontà di contrastare il caro-energia mettendo qui gran parte delle risorse (21 miliardi su 35), qualche interrogativo si pone sul “dopo”, tenendo conte che tali fondi bastano per affrontare l’emergenza solo fino a marzo e che l’extragettito su cui ha potuto contare in passato il Governo Draghi, risultato della crescita del Pil 2021 e 2022, quasi certamente non ci sarà.

A mancare è però un taglio più deciso del cuneo fiscale, così come la volontà di riconfigurare una parte minima della spesa pubblica. «I 16 miliardi che chiediamo in termini di taglio darebbero oltre 1200 euro in più ai lavoratori e per farlo basterebbe riconvertire il 4-5% della spesa pubblica: le risorse ci sono ma serve coraggio».

Bocciate da Bonomi anche le misure che portano ad anticipare l’età pensionabile o a prevedere un’area maggiore per la flat tax degli autonomi. «Provvedimento, quest’ultimo, che ha già portato qualche dipendente a chiedere di passare a partita Iva per effetto di una tassazione più favorevole, situazione che non possiamo accettare: misure come queste bruciano risorse che invece, utilizzate altrove, sarebbero funzionali alla crescita del Paese».

E a pagare queste misure - conclude Bonomi - guardando i tagli operati finora, ancora una volta saremo noi, cioè le imprese.

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