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Non servono i piani, serve la capacità di pianificare

Il piano è un elemento statico, la pianificazione un allenamento continuo a gestire situazioni; il piano è l'output, la pianificazione è il processo

di Giovanna Prina *

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(AFP)

Il piano è un elemento statico, la pianificazione un allenamento continuo a gestire situazioni; il piano è l'output, la pianificazione è il processo


3' di lettura

Nel pluripremiato film Parasite, il padre del protagonista, all’apice dell’esasperazione per le difficoltà e il senso di fallimento, risponde al figlio che chiede un piano per uscire dalla situazione: «Sai che piano non fallisce mai? Il non avere un piano. Tu fai un piano, ma la vita non funziona mai così… Quante cose non sono come le hai pianificate, eppure le stai vivendo? Ecco perché le persone non dovrebbero fare piani: senza un piano nulla può andare storto. E se qualcosa gira fuori controllo, non importa...».

Nel film questa frase sottolinea la disperazione e la volontà di lasciarsi vivere senza più ribellarsi a qualcosa che non sta funzionando come dovrebbe, ma può essere un valido spunto per riflettere su come ci poniamo di fronte ai nostri progetti, personali o professionali che siano. Anni fa nelle aziende si operava guidati da piani con orizzonti temporali pluriennali, che davano indicazioni chiare da decodificare in termini di priorità, investimenti, percorsi di sviluppo per il business e percorsi di carriera e crescita per le proprie persone.

Il piano dava sicurezza e certezza, anche perché mediamente veniva effettivamente realizzato. Quindi, sulla scia dei successi, abbiamo imparato sempre meglio a costruire piani, a sviluppare tecniche di project management, a mettere a punto strumenti e metodi per costruire piani e controllarli.

Sul versante delle persone, allo stesso modo, la logica del piano ha indirizzato i singoli individui a impostare il proprio percorso professionale per step precisi, imponendo in qualche modo la ricerca di un progetto chiaro di sviluppo. Quanti di noi si sono sentiti chiedere: «Come si vede tra 3 o 5 anni? In quale posizione e con quali passi intende arrivarci?»

Oggi, con i cambiamenti radicali del contesto, le trasformazioni dei modelli di business e del modo di lavorare, i mutamenti e le evoluzioni nel contesto sociale, tutto è diventato molto più complesso e difficile da gestire. La logica lineare dei rapporti di causa-effetto non funziona più e ci serve un approccio nuovo per imparare a gestire quello che ci sta intorno.

Purtroppo, l’approccio nuovo e corretto non lo conosce ancora nessuno: sappiamo solo che deve essere diverso. Allo stesso modo di come sappiamo, perché viene ripetuto spesso nei convegni sulle competenze, che solo il 10% dei mestieri presenti oggi ci sarà ancora tra 20 anni: ma quali saranno i mestieri di domani non riusciamo ancora a dirlo.

Credo che l’esperienza Covid-19 ci abbia insegnato molto rispetto a questo punto e abbia dato un forte scossone a tutte le nostre già deboli certezze. Il paradosso è che nell’incertezza sull’approccio da seguire, il rischio che corriamo è proprio quello ci aggrapparci ancora di più ai piani, perché diventano una rassicurante àncora cui attaccarsi.

E qui il rischio di cadere nello scoramento del protagonista di Parasite diventa molto alto, perché con un contesto difficile e sempre meno prevedibile, il piano ha già in sé un'elevata probabilità di fallimento e frustrazione.

Allora non dobbiamo più fare piani, come consiglia il personaggio del film? Il suggerimento è di fare meno piani, ma più pianificazione. Può sembrare una sottile differenza di linguistica, ma non lo è: il piano è un elemento statico, la pianificazione è una capacità e un allenamento continuo a gestire le situazioni; il piano è l'output, la pianificazione è il processo.

L’esigenza di certezze ci spinge a privilegiare il primo rispetto alla seconda: una volta definito un piano, si guarda alla sua realizzazione, senza più valutare la sua validità o i presupposti su cui è stato costruito. Chi resta concentrato sul piano si affida a qualcosa di fisso, difficile da mettere in discussione; mentre chi si concentra sulla pianificazione sa rivedere in modo continuo i propri piani e può gestire con flessibilità e coraggio i cambiamenti del percorso.

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