Intervista a Pier luigi Lopalco

«Non si deve abbassare la guardia il Sud è seduto su una polveriera»

Per l'epidemiologo si dovrà aspettare dopo Pasqua per pensare ad una lenta ripresa

di Vincenzo Rutigliano

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Al Miulli di Acquaviva delle Fonti, è stato chiesto di attivare 88 posti di terapia intensiva. È una struttura modernissima che ha dedicato al Covid quattro piani.

Per l'epidemiologo si dovrà aspettare dopo Pasqua per pensare ad una lenta ripresa


3' di lettura

Pier Luigi Lopalco è il super esperto coordinatore delle emergenze epidemiologiche che il presidente della regione Puglia ha voluto al suo fianco nella lotta al Covid. Epidemiologo di spessore, insegna all’università di Pisa e non è un pugliese di ritorno, dunque conosce il sistema sanitario della sua regione. È sempre molto sobrio e cauto e anche quando alza il tono: «il Sud è seduto su una polveriera» spiega invitando tutti a non abbassare la guardia. Insomma anche se il virus è arrivato più tardi al Sud e ha dato più tempo per organizzarsi è bene non sfidare la sorte. Così in Puglia - al netto della minaccia delle quasi 23mila persone tornate dal Nord ed autosegnalatesi - è stato possibile allestire gran parte dei reparti di terapia intensiva dedicati al Covid con i ventilatori via via arrivati da Protezione Civile, donati dai privati o recuperati da sale operatorie a media e bassa intensità, cioè con interventi chirurgici programmabili, di strutture territoriali.Nella regione non mancano alcuni focolai nelle residenze per gli anziani (Rsa) e sono molti i contagiati tra i sanitari, complice il ritardo nell’attivazione di strutture dedicate.Nella lotta al virus c'è un prima e un dopo: agli inizi di aprile la regione ha raggiunto il tetto dei 2mila contagiati (il 12,8% dei quasi 14mila tamponi effettuati), per il 45% ospedalizzati, di cui il 24% severi e critici. Il dopo in Puglia è lo scenario tarato a 3500 contagiati con un ritmo giornaliero vicino ai 100-120, quasi il 10% dei tamponi effettuati.

Come affrontare questo ulteriore scenario?
Vogliamo arrivarci puntando alla cura a domicilio del 55% dei contagiati, al ricovero del 38% e alla terapia intensiva nel 7% dei casi. Quello dei 3500 contagiati è dunque uno scenario-asticella. Speriamo che quel numero non si raggiunga. La precedente asticella era a 2mila casi al 25 marzo e non avendola raggiunta abbiamo potuto maneggiare l’epidemia con una certa serenità.

Il trend di attivazione dei posti letto di terapia intensiva è in linea con l'andamento dell’emergenza?
Si va bene. È chiaro poi che via via che i pazienti guariscono si liberano spazi negli ospedali.

Professore in che condizioni ha trovato il sistema sanitario pubblico, lei pugliese che insegna a Pisa?
Lo conoscevo bene, la maggior parte della mia vita professionale l'ho comunque svolta in Puglia. Dunque sapevo che la regione può far conto su una forte presenza territoriale grazie ai dipartimenti di prevenzione che, a differenza di altre regioni e di quelle del Nord, hanno una maggiore capacità di risposta alle malattie infettive.Nel 1996-97 qui abbiamo avuto una forte epidemia di epatite A (4600 casi a febbraio '96-ndr) che mise a dura prova il sistema anche produttivo.E da allora c’è sempre stata una forte rete di prevenzione, che ora è stata utilissima nella risposta.

E questo ha fatto la differenza anche rispetto alla Lombardia?
Penso di sì. Oggettivamente non conosco quello che è successo in Lombardia soprattutto nei primi tempi, ma qui la rete territoriale si è dimostrata davvero preziosa identificando i casi, risalendo alla catena dei contagi, mettendo tutto in sicurezza e bloccando l’epidemia. E puoi farlo solo se hai un controllo molto forte del territorio.

Al Sud siamo “davvero seduti su una polveriera”?
È un allarme fondato il mio.Nel Sud l’epidemia è arrivata in ritardo, con relativamente pochi casi, e tutti a velocità non spaventosa, come in alcune regioni del Nord e quindi la si è potuta maneggiare con una certa tranquillità, trovando i letti in ospedale e, per il momento, siamo ancora in questa fase con grandi sforzi, ma senza impatto forte sulla salute delle persone. La polveriera è questa: in Puglia abbiamo 4 milioni di abitanti ancora suscettibili alla malattia, non hanno gli anticorpi, non hanno mai visto il virus e questa è la polveriera, se noi mettiamo una miccia esplode tutto.

Quindi per un bilancio parziale dei risultati è tutto rinviato a dopo il 13 aprile?
Assolutamente sì. Tireremo un pò di somme nel fine settimana di Pasqua e solo allora cominceremo, eventualmente, a pensare ad una lenta ripresa e questo non vorrà dire andare in discoteca il giorno dopo. Ci saranno delle priorità a cominciare dalle attività produttive, ma in sicurezza sia per i lavoratori che per i loro familiari.Ora è tutto prematuro.

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