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Non si ferma la corsa del carrello della spesa alimentare: 2020 anno record

Dati in crescita anche in estate e a ottobre. La pandemia favorisce vendita diretta e discount e sfavorisce le superfici più grandi

di Emiliano Sgambato

Food & Made in Italy Summit

4' di lettura

Non è stato solo un fenomeno legato al lockdown della scorsa primavera: il Covid ha cambiato le abitudini di spesa degli italiani, che è aumentata anche nel periodo estivo, quando le restrizioni sono state allentate: dopo il +9,3% del primo semestre 2020, infatti, la spesa domestica delle famiglie italiane per i prodotti alimentari ha fatto registrare un +3% nel terzo trimestre. E le nuove restrizioni autunnali lasciano prevedere che il 2020 possa essere un anno record per il carrello degli italiani, almeno negli ultimi 10 anni.

Secondo i dati del panel Ismea-Nielsen, «a luglio la spinta espansiva sembrava orientarsi decisamente verso i valori normali (solo +1,5%), ma ha ripreso leggero vigore in agosto e settembre (+3,8% e +4%), portando la spesa del terzo trimestre a +3%. A inizio ottobre la spesa cumulata da inizio anno segna ancora un +7%».

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Uova, carni e formaggi sopra la media

A fare da traino per tutto il periodo i prodotti a largo consumo confezionato (+7,8%), ma anche per i prodotti freschi sfusi la spesa è stata nel complesso in netta crescita (+4,9%). Sullo scontrino, da giugno a settembre le bevande tornano a pesare l'11,7% del totale, registrando aumenti di spesa nel periodo cumulato gennaio-settembre del 5,8%, dopo aver ridimensionato il proprio peso fino al 10,7% nel secondo trimestre.

A livello di singoli comparti, uova (che chiudono i primi nove mesi con un +16,1%), carni, formaggi e ortofrutta hanno avuto incrementi superiori alla media; mentre sotto la media si piazzano i derivati dei cereali, le bevande analcoliche e i prodotti ittici.

Il segmento carni fresche (+9,4%) è trainato dalla buona performance delle carni suine (+7% in volume e 14% in valore). Anche i tagli di manzo e vitello, che in termini di spesa rappresentano la fetta più rilevante del comparto, registrano un incremento del 7,3% (+4,9% i volumi) dopo un 2019 debole. Per le carni avicole fresche l'aumento della spesa del 9,5% è frutto della crescita dei volumi (+7%) associato ad un lieve incremento dei prezzi. In generale pesa anche la diminuzione delle offerte speciali.

Per i salumi emerge chiaramente un maggior ricorso a scegliere prodotti a libero servizio, con incrementi per tutti gli affettati confezionati per i quali la spesa nei nove mesi è salita del 14,1%.

Bene anche il lattiero caseario: +12,5% le vendite di formaggi, trainati dai freschi (+19%). Conferma anche per la tendenza alla crescita delle vendite per il latte a lunga conservazione e alla diminuzione per quello fresco.

Il comparto della frutta ha portato alla distribuzione l'11% in più di fatturato rispetto al 2019, trainato da una domanda più vivace per gli agrumi per i quali le vendite sono aumentate del 18,5% in valore.

Analogo trend per gli ortaggi (+8,4%) con il boom delle patate (+13,9%). In arretramento la IV° gamma (i pronti e confezionati), mentre sono andati bene i trasformati, «soprattutto quelli a base di pomodoro (+13,8%)».
Da segnalare anche che dopo due anni di contrazione torna in positivo la spesa per gli olii vegetali (+9,2%).

Spumanti, birra e aperitivi hanno registrato, infine, aumenti a doppia cifra della spesa rispettivamente del 12,1%, 11,1% e 10,5%. Vivace la domanda anche per i vini fermi che nel periodo in esame ha fatto segnare un aumento del 7%.

Merendine, dolci da ricorrenza e pesce in controtendenza

«La spesa per il comparto dei derivati dei cereali cresce in misura contenuta rispetto alle altre filiere, solo il 3,2% nei primi nove mesi del 2020, dopo il timido +0,5% del 2019. A pesare sulla performance sono soprattutto le vendite del pane, che insieme ai sostituti pesa più di un terzo sul fatturato, le cui vendite fanno registrare flessioni importanti (-9%) che portano la spesa dell'aggregato a - 3,3%».

Questo nonostante le ottime performace di pasta e riso (+9,2% e +10%) e delle pizze surgelate. I sostituti del pane nel semestre perdono il 3,6%. Le merendine, complice la chiusura delle scuole e il fai da te in casa, scendono dello 0,8%. Ismea e Nielsen danno conto anche «dell'inevitabile perdita del segmento dei dolci da ricorrenza, che a seguito di una Pasqua in “distanziamento” ha accusato perdite di fatturato superiori al 21%».

Tra i settori in controtendenza, anche la spesa di pesce che cresce solo grazie a conserve e surgelati (+16,5%).

Bene la venditta diretta, Iper in difficoltà

«La pandemia – si legge nel report – ha accelerato e consolidato processi già esistenti favorendolo sviluppo di canali che finora avevano avuto un ruolo ridotto». Il lockdown ha indotto molte imprese «a individuare nuove soluzioni per superare le difficoltà logistiche
e organizzative dei canali consueti orientandosi così verso la vendita diretta». Sempre secondo un'indagine Ismea i produttori che sfruttano questo canale sono passati dal 17% nel 2019, al 21,7% nel 2020.

Iper Confermate anche le altre tendenze registrate in questi mesi: «un grosso balzo in avanti nella digitalizzazione e nello sviluppo dell'e-commerce»; «lo sviluppo delle piccole superfici di prossimità». Il canale distributivo prevalente resta quello dei supermercati «con uno share del 42% e un trend positivo del 9%» e la spesa nei discount (+9%) «con uno share di mercato in tenuta e pari al 14%». Il trend del canale di vendita “negozi tradizionali” «pur rappresentando ancora solo il 12% dello share, ha registrato un ragguardevole incremento (+18,4%)».

Penalizzati sono risultati invece gli ipermercati, «spesso localizzati all'interno dei centri commerciali dove la chiusura di tutti gli altri negozi ha disincentivato ulteriormente i consumatori». I centri commerciali sembrano destinati a perdere la loro centralità: «Nati per offrire un'offerta a 360°senza spostarsi, ora si trovano parzialmente sostituiti dal web, in grado di offrire una più ampia gamma di prodotti a prezzi più concorrenziali».

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