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Non si ferma la corsa dell’inflazione, a settembre +8,9% su base annua

È il dato peggiore dall’agosto 1983 con il rincaro dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona al +10,9% contro l’atteso +11,1%. I prodotti con i maggiori rincari

di Enrico Netti

(AdobeStock)

3' di lettura

A settembre i prezzi al consumo segnano un aumento di tre decimi di punto su base mensile e un +8,9% su base annua contro il +8,4% di agosto. Si confermano così le stime preliminari dell’Istat. Nel mese l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +4,4% a +5% e quella al netto dei soli beni energetici da +5% a +5,5%. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +7,1% per l'indice generale e a +3,6% per la componente di fondo. I maggiori rincari coinvolgono la spesa alimentare che passa a +11,4% dal precedente +10,4% mentre i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona toccano il +5,7% dal +4,6%. Contribuiscono all’accelerazione, in misura minore, anche i prezzi dei beni non durevoli (da +3,8% a +4,6%) e dei beni semidurevoli (da +2,3% a +2,8%). Pur rallentando di poco, continuano a crescere in misura molto ampia, i prezzi dei beni energetici (da +44,9% di agosto a +44,5%) sia regolamentati (da +47,9% a + 47,7%) sia non regolamentati (da +41,6% a +41,2%); decelerano anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +8,4% a +7,2%). Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +11,8% a +12,5%), mentre è sostanzialmente stabile la crescita di quelli dei servizi (da +3,8% a +3,9%). Accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +9,6% a +10,9%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +7,7% a +8,4%). Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dell’1,6% su base mensile, anche per effetto della fine dei saldi estivi di cui il Nic non tiene conto, e del 9,4% su base annua (da +9,1% nel mese precedente); la stima preliminare era +9,5%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dell'8,6% su base annua. La crescita dei prezzi al consumo accelera per tutti i gruppi di famiglie, ma il differenziale inflazionistico tra le famiglie meno abbienti e quelle con maggiore capacità di spesa continua ad ampliarsi. «Bisogna risalire ad agosto 1983 (quando fu pari a +11,0%) per trovare una crescita dei prezzi del carrello della spesa su base annua, superiore a quella di settembre 2022 (+10,9%)» è il commento dell’Istat.

Tra le associazioni di categoria si fa largo la preoccupazione che questo trend di rincari continuerà. «Secondo nostre stime, l’accelerazione dei prezzi proseguirà, con aumenti che si scaricheranno sulle prossime bollette, portando l’incremento dei prezzi ai livelli massimi dell’anno. Il tasso di inflazione salirà nella media dei prossimi tre mesi ad almeno il 9,1%, oltre mezzo punto in più rispetto al già elevato dato del periodo estivo (+8,4%) e tre punti in più nel confronto con il periodo primaverile» fanno sapere da Confesercenti. «Attendiamo dal nuovo Governo un intervento drastico per porre un tetto agli aumenti delle tariffe di gas e luce, per difendere cittadini ed imprese da un pericoloso avvitamento economico. Senza un intervento rapido di questo tipo, infatti, l'inflazione continuerà a salire, erodendo la capacità di acquisto delle famiglie e contraendo i consumi, per i quali è facile prevedere, quest'autunno, una vera e propria caduta libera» chiede Patrizia De Luise, presidente Confesercenti. «L’accelerazione del tasso di inflazione che non si registrava così alto da 30 anni fotografa un aumento del caro vita, destinato ad aumentare nei prossimi mesi invernali» commenta Mario Resca, presidente Confimprese, che teme -. La spinta inflazionistica colpisce in modo eterogeneo le varie categorie di spesa e ovviamente le spese obbligate, a causa della dimensione dei prezzi dell’energia, sono le più colpite. Per i prossimi mesi prevediamo un aumento medio dei prezzi del +10%, con la ristorazione a +8%, l'abbigliamento tra +10 e +12%, il non food +7%. Il Natale sarà recessivo e austero con una crescita pari a zero in valore e di circa -6% in volume. Si profila una crisi sociale senza precedenti». Coldiretti calcola un aumento della spesa alimentari di 650 euro per famiglia e un italiano su due è costretto a tagliare la spesa nel carrello della spesa. I maggiori rincari colpiscono l’olio di semi (+60,5%), il burro (38%), la margarina (+26,5%), riso (+26,4%) e latte uht (+24,5%), davanti a farina (+24,2%) e pasta (+21,6%). I vegetali freschi – continua la Coldiretti - aumentano del 16,7% e la frutta del 7,9% con effetti negativi sui consumi. Secondo le stime del Codacons considerando la totalità dei consumi di una famiglia tipo comporta a un aumento di 2.734 euro l’anno che diventano 3.551 euro per una famiglia con due figli.

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