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Non solo «Fabbrica del mondo»: la svolta di Pechino sull’import

di Stefano Carrer

(Afp)

3' di lettura

Non solo le riduzioni di dazi o le inedite possibilità per gli investitori stranieri di acquisire la maggioranza di società in vari settori: tra i segnali di una Cina che cambia e si globalizza - anche attraverso una maggiore apertura del suo mercato a stimolo della domanda interna - c’è la prima maxifiera dedicata esclusivamente all’importazione di prodotti e servizi dall’estero: l’International Import Expo che si terrà a Shanghai dal 5 al 10 novembre ed è destinata a diventare una piattaforma annuale di attrazione di business.

A sottolinearlo sono stati i partecipanti cinesi alla conferenza “Cooperating with China as a new global champion” svoltasi ieri presso la sede di Assolombarda. Nell’invitare le imprese italiane all’evento, il consigliere commerciale dell’ambasciata Li Bin ha evidenziato che si profila un afflusso di 150mila operatori economici (oltre a numerosi di capi di stato e di governo all’inaugurazione). Il direttore del coordinamento marketing dell’Ice, Antonio Laspina, ha reso noto che sarà allestito non solo un ampio Padiglione nazionale, ma spazi settoriali in cinque degli otto padiglioni, dedicati ad altrettanti settori-target: abbigliamento e accessori, alimentare e bevande, apparecchiature medicali, macchinari intelligenti e servizi (design).

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Tronchetti Provera: rischiamo di perdere la Via della Seta

In collegamento video da Pechino, l’ambasciatore Ettore Sequi – poco prima di dare il via alla celebrazione della Festa della Repubblica con un evento per circa 2mila persone – ha anticipato una nuova iniziativa: tra ambasciata e Assolombarda (che a suo tempo fu pioniera con un «China Desk») sarà istituito uno «sportello virtuale» per facilitare i contatti a distanza delle piccole imprese italiane con interlocutori cinesi. Sequi ha richiamato l’opportunità di prendere in considerazione anche aree lontane dalla costa e ancora poco esplorate dai nostri operatori: l’Italia sarà quest’anno il Paese d’onore alla Western China International Fair di Chengdu il 20-24 settembre. Imminente, invece, il Business Forum Italia-China, che si sdoppia in due città – Dalian (provincia di Liaoning) e Qingdao nello Shandong – dal 18 al 22 giugno.

Tra i recenti sviluppi significativi, l’ambasciatore ha citato che imprese italiane, con un supporto istituzionale, sono riuscite a vincere cause giudiziarie in loco, cosa che molto probabilmente non sarebbe accaduta in passato.«Più che a un'epoca di cambiamento, siamo a un cambiamento d'epoca» per la Cina, ha aggiunto Sequi: un svolta che richiede al sistema Italia un approccio a «5C: concretezza, continuità, comunicazione, creatività, credibilità».

In proposito, Marco Tronchetti Provera – che è anche co-presidente del Business Forum Italia-Cina - ha rilevato che «come imprese siamo credibili, come sistema un po’ meno», riferendosi al fatto che in Italia i cinesi hanno riscontrato una interlocuzione debole a livello politico per la loro maxi-iniziativa Belt and Road (BRI), complici le incertezze e confusioni della politica nostrana. Se vogliamo davvero diventare un terminale-chiave mediterraneo ed europeo della nuova Via della Seta con le nostre infrastrutture, portuali e non - ha osservato - occorre attivare solidi tavoli istituzionali «che offrano una visione e un percorso, senza approssimazioni, con chiarezza di progetti e appuntamenti costanti». Tronchetti Provera ha quindi auspicato anche una futura nuova visita in Cina del presidente Mattarella, dopo il successo di quella dell'inizio dell'anno scorso.

Quanto all’altro perno della strategia cinese (Made in China 2025, per un forte upgrading tecnologico-produttivo), il vicepresidente di Assolombarda, Alessandro Spada, ha notato aspetti di similarità e complementarietà con Industria 4.0: per noi, alle opportunità di export e collaborazioni si affianca l’urgenza di avanzare nell’innovazione e nella catena del valore in quanto in prospettiva la concorrenza si farà più serrata. Al buon andamento del nostro export, ha evidenziato Michele Sparta di KPMG, è corrisposta una più spiccata integrazione delle dinamiche economiche attraverso una forte intensificazione degli investimenti diretti: boom dell'M&A cinese in Italia (da un valore di 2,5 miliardi nel periodo 2009-2012 a 20,4 miliardi dal 2013 al primo trimestre di quest'anno), con una crescita apprezzabile anche in senso contrario da un modesto 0,2 miliardi a 2,5 miliardi.

Alla conferenza, l’ISPI ha presentato il nuovo rapporto «China: campione di (quale) globalizzazione?», che affronta in termini problematici le questioni legate al nuovo ruolo internazionale del Paese e alla sua ricerca di estensione di influenza in tutti i campi. La coordinatrice Alessia Amighini ne tira le somme con alcune raccomandazioni all’Unione Europea: dal «dover rendersi partner economico più attraente sia per i Paesi in via di sviluppo sia per il mondo sviluppato» al «cercare di salvaguardare la sua leadership industriale e tecnologica», dall’incoraggiare la Cina a «estendere il meccanismo di mercato a una quota maggiore dell’economia» a una «riaffermazione del supporto al multilateralismo» in contrasto con l’approccio bilaterale che Pechino, pro domo sua, preferisce.

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