ciclismo e montagna

Non solo 3Tre: Madonna di Campiglio punta sulla bici per spingere il suo turismo estivo

Il 2020 della località trentina è iniziato con la più classica delle discese di Coppa del Mondo italiane, ma il territorio per crescere nel turismo punta forte anche sulla potenza attrattiva della bicicletta

di Alex D'Agosta

Sci e ciclismo a Madonna di Campiglio, da 3Tre a Giro Italia

Il 2020 della località trentina è iniziato con la più classica delle discese di Coppa del Mondo italiane, ma il territorio per crescere nel turismo punta forte anche sulla potenza attrattiva della bicicletta


5' di lettura

Si è aperto un anno di grande sport a Madonna di Campiglio, per certi aspetti quasi irripetibile. Il 2020 infatti è iniziato con la più classica delle discese di Coppa del Mondo italiane, la 3Tre, alla sua sessantaseiesima edizione: è la terza prova di slalom più antica del pianeta e anche quella che ha visto più italiani trionfare, anche se per trovare gli ultimi bisogna tornare a Tomba nel 1987 e a Rocca nel 2005. Un’edizione 2020 archiviata con un podio racchiuso in 25 centesimi, conquistato con un filotto elvetico del giovane Yule, capace di vincere questa prova due volte di seguito, come solo era riuscito a Stenmark, Tomba e Kristoffersen. Grande attesa anche per l’altoatesino Alex Vinatzer, reduce da un bel podio pochi giorni prima a Zagabria e unanimemente considerato un uomo chiave nella disciplina per il tricolore.

Tanti gli ospiti di rilievo. C’erano Rocca, Tomba, Ghedina, Girardelli, Gros e altri “giganti” della Valanga Azzurra e, in generale, dello sci italiano maschile e femminile, come la bellissima Manuela Mölgg. C’erano personaggi dei motori come Maurizio Arrivabene, deus ex machina dell’indimenticabile Wroom, che ha portato per 23 anni a Campiglio i più amati campioni nazionali di automobilismo e motociclismo. E c'era Marco Melandri che, dopo aver appeso al chiodo il casco da moto a fine 2019, ha scelto di riprovare con le bici da enduro elettriche, una nuova serie che sta emergendo, come il cross country, grazie proprio alle “vecchie glorie” delle due ruote.

Nemmeno troppo a sorpresa, quindi, in un evento talmente glamour e visto in diretta dal mondo da essere quasi un “Gran Premio delle Alpi”. C'era tuttavia una pletora di ospiti, “pesantemente” rappresentata da ciclisti, per suggellare una trasformazione in chiave sostenibile del turismo estivo del comprensorio. In particolare si sono visti campionissimi del calibro di Daniel Oss, Gilberto Simoni, Alessandro Ballan, il ct della Nazionale Davide Cassani e l’italiano più vincente di tutti i tempi: Francesco Moser. L'occasione era quella di festeggiare un'annata importante anche dal punto di vista della bike economy.

Il territorio di Pinzolo e Campiglio ha scelto infatti di ospitare quest'anno le tappe 17 e 18 del Giro d'Italia, collegandosi in entrambi i casi con altre regioni e destinazioni particolarmente avvezze alla bici. Il 27 maggio si partirà infatti da Bassano del Grappa e si arriverà a Madonna di Campiglio dopo 202 chilometri e 5 mila metri di dislivello con 3 gran premi della montagna. Il giorno dopo si partirà da Pinzolo con traguardo ai Laghi di Cancano e con passaggio sullo Stelvio, Cima Coppi in questa edizione.

«Un arrivo a Campiglio, che rappresenterà una delle tappe più decisive - spiega l’ultimo campione del mondo su strada italiano Alessandro Ballan - nella quale, grazie a una salita non certo facile, come sempre ci sarà da aspettarsi tanta gente e, si spera, qualche italiano che si metterà in mostra in classifica. Ma, cosa più importante, non sarà fine a se stessa: il Giro d'Italia sarà un vero “gancio di traino” per tutte le attività che si possono fare qui durante l’estate. La Mtb non c'è bisogno di spingerla perché è già molto conosciuta. Per quanto riguarda la strada, ci sono già delle valide piste, con località molto belle da attraversare e in mezzo alla natura. Io penso si possa far crescere Madonna di Campiglio come altre località tipo Bormio o Livigno, dove dopo l’inverno si pedala moltissimo».

E dopo il Giro si tornerà ancora a parlare di bici, in estate, con la Top Dolomites alla sua terza edizione, una nuova Granfondo, alla quale presta il suo volto Francesco Moser: «Credo che un giorno arriveremo a farle fare il giro completo del Gruppo delle Dolomiti di Brenta, arrivando a eguagliare come bellezza la Maratona dles Dolomites dove si pedala intorno al Sella».

C'è quindi bisogno di percorsi di alto livello per presentarsi al turismo internazionale con un prodotto bike al top. Ne è pienamente cosciente anche l'assessore al Turismo e allo Sport della Provincia Autonoma di Trento Roberto Failoni, che conferma le buone intenzioni nella crescita in questo comparto: «Oggi il turista vuole un ambiente percorribile, incontaminato. Vuole delle opportunità di andare su percorsi dove non era possibile accedere. L'attenzione del Trentino intero verso questo prodotto è massima. Il nostro punto di forza si chiama Dolomiti, ma non solo. Tante valli hanno ciclabili eccellenti. Salendo sui pendii, il ciclista vede il Brenta, si ferma e questa, da sola, vale come esperienza di una vacanza intera. Abbiamo tante novità, come un nuovo percorso che dal 2020 unirà Patascoss al Lago Nambino, accessibile facilmente a tutti. Nel nostro credo c'è il collegamento con la Val di Sole, che è molto avanti nella sua offerta in materia. In futuro però dovremo poterci presentare, proprio come per la Ski area invernale, anche come bike area per l’estate». E non finisce qui: è in fase di lancio anche il concetto DOGA, ovvero l’unione fra queste Dolomiti e la vicina area trentina dell'Alto Garda attraverso nuovi prodotti all'avanguardia tecnologica e della domanda turistica, che strizzano l'occhio in particolare al mondo Gravel.

È convinto del potenziale a due ruote della zona anche Davide Cassani, che in queste zone alpine ha pedalato molto e di turismo se ne intende, tanto da vestire anche il ruolo di presidente della APT dell'Emilia-Romagna: «Qui vicino c'è la Val di Sole come esempio di una valle che lavora più d’estate che d’inverno, ma anche in Rendena c'è una ciclabile stupenda. Si parla in ambo i casi di zone diventate famose con lo sci, che si sono rese conto che anche il turismo estivo è molto importante. Dal momento che il ciclismo è uno sport che sta crescendo sempre di più, aiutato dal fatto che le e-bike hanno messo in bici gente che aveva timore a pedalare, anche il prodotto bike diventa finalmente appetibile a tutti».

Ne è un esempio apicale nientemeno che Alberto Tomba. Considerato ancora come una “divinità” a 22 anni dal ritiro, ha cambiato paradigma grazie alla mountain bike elettrica, passando ultimamente dalle discese ardite alle risalite. «Mi allenavo molto in bici quand’ero un atleta; non voglio far polemica, ma oggi è troppo pericoloso andare per le strade, visto che le persone sono troppo distratte soprattutto dai telefonini. Per anni quindi ho avuto un brutto rapporto con la bici, ma pochi mesi fa è cambiato tutto, quando ho provato per la prima volta la pedalata assistita. Sono tornato in sella dopo oltre 20 anni, una gioia! Io ho un certo “peso” quindi andare in salita era difficile, non avevo voglia di avere le gambe troppo contratte e indurite già dopo pochi chilometri. Da quest'anno invece ricomincerò a esplorare anche questi monti, da giugno in avanti».

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