ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa conferenza a Trieste

Non solo Africa, perché all’Italia interessano anche i Balcani

L’Italia, che da anni partecipa con i propri contingenti militari all’opera internazionale di mantenimento della pace e stabilizzazione, punta a garantire la stabilità dei Balcani attraverso l’inserimento nella squadra dei Paesi Ue degli Stati dell’area

di Andrea Carli

Ue. Meloni: "Allargamento a Balcani occidentali sia priorità"

4' di lettura

Non c’è solo l’Africa, con il “Piano Mattei” finalizzato a trasformare l’Italia nell’hub energetico d’Europa. E non c’è solo la stabilizzazione dei paesi del Sahel e alla Libia in funzione di contenimento dei flussi migratori tra le priorità di politica estera del governo Meloni. Nel contesto di un’agenda fittissima, che vedrà la presidente del Consiglio raggiungere nei prossimi giorni Stoccolma, Berlino e Bruxelles, si delinea, e non da oggi, un altro dossier: quello dei Balcani occidentali (parliamo di Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia), un’opportunità di crescita economica ma non solo. Dal punto di vista dei flussi migratori, stabilizzare l’area significa contenere gli arrivi dalla rotta balcanica.

Da molti anni l’Italia partecipa con i propri contingenti militari all’opera internazionale di mantenimento della pace e stabilizzazione, ha rilevanti interessi economici con l’area (il Paese è il secondo partner commerciale degli Stati della regione, il primo per investimenti diretti, con un export di oltre 6 miliardi di euro e con migliaia di imprese italiane operanti nella regione).

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La visita a Belgrado e Pristina di Tajani e Crosetto

A fine novembre, alla vigilia dell’intesa tra Serbia e Kosovo sulla vicenda delle targhe automobilistiche che ha evitato, per dirla con le parole dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Josep Borrell, «un’ulteriore escalation», il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il responsabile della Difesa Guido Crosetto hanno incontrato, a Belgrado e Pristina, i presidenti della Repubblica e i primi ministri di Serbia e Kosovo, oltre ai ministri di Esteri e Difesa. In quell’occasione Tajani ha ricordato i «mille militari italiani al confine, tra esercito e carabinieri, che garantiscono la stabilità e la pace e che sono apprezzati» da entrambe le parti. L’obiettivo è stato quello di affiancare e rafforzare il tentativo promosso dall’Unione europea di mediare tra le due parti, così da evitare uno scontro tra i due Pesi che avrebbe destabilizzato l’intera area (e non solo). Ancora una volta l’Italia, questa volta con la regia dell’esecutivo attuale, ha manifestato l’interesse a garantire la stabilità dei Balcani. Un obiettivo che intende perseguire sostenendo l’inserimento nella squadra dei Paesi Ue degli Stati della parte occidentale della regione.

Meloni, allargare a Balcani deve diventare priorità Ue

Una linea ribadita dalla premier nelle ultime ore. «È urgente che l’Unione Europea sviluppi una nuova visione nei confronti» dei Balcani occidentali, ha sottolineato Meloni nel suo video-intervento in apertura della conferenza sui Balcani occidentali a Trieste, e «metta l’allargamento» alla Regione «tra le sue priorità».

Tajani annuncia una riunione dei ministri degli esteri dell’area a Roma

Il messaggio è stato ribadito da Tajani: «La giornata di oggi - ha spiegato - deve servire a riunire tutte le forze italiane dei diversi settori, imprenditoriali e politici, anche con la benedizione dell’Ue, per lanciare una presenza sempre più forte del nostro Paese in una regione che deve diventare anche parte del mercato europeo. Noi siamo per un’accelerazione» dei processi di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali. Stabilizzare la Regione è fondamentale «anche perché attraverso i Balcani passano anche i flussi migratori dalla Turchia ed è importante evitare l’immigrazione illegale», ha aggiunto Tajani. E a dimostrare che in questa partita l’Italia si candida a svolgere un ruolo di primo piano è l’annuncio, giunto ancora dal responsabile della Farnesina, di una prossima riunione a Roma dei ministri degli Esteri dell’area. Roma ha buoni rapporti con la Serbia, ma che con il Kosovo e l’Albania. L’Italia viene percepita dagli attori dell’area equidistante.

L’integrazione dei Balcani occidentali nella Ue

Finora il desiderio dei Paesi dei Balcani occidentali di essere ammessi nell’Unione è rimasto frustrato, nonostante i precedenti (e ormai datati) ingressi della Slovenia nel 2004, dei Paesi dei Balcani orientali, Romania e Bulgaria, nel 2007 e della Croazia nel 2013. Ma l’impegno per l’integrazione europea dei Balcani occidentali è una costante della politica estera italiana, e si conferma come una priorità anche per il governo Meloni. Roma è stata tra i principali sponsor della Bosnia, a cui il Consiglio Ue a dicembre ha concesso lo status di candidato. La Bosnia Erzegovina è il quinto paese dei Balcani occidentali ad aver ottenuto lo status di candidato all’adesione all’UE, dopo la Macedonia del Nord (2005), il Montenegro (2010), la Serbia (2012) e l’Albania (2014). Acquisire questo status significa poter partecipare alle riunioni del Consiglio Affari esteri dell’UE. E questo percorso di integrazione secondo l’Italia deve essere accelerato.

Von der Leyen: Balcani scelgano tra Ue o Russia e Cina

Quando si parla di Balcani occidentali, l’avversario per l’Unione europea è sempre lo stesso. O meglio, gli stessi: Mosca e Pechino. «I Balcani occidentali devono decidere da che parte stare - ha ricordato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in occasione del vertice che si è svolto ai primi di dicembre a Tirana -: dalla parte della democrazia, e questa è l’Ue, amica e partner. O se vogliono prendere una strada diversa». Bruxelles non vuole assolutamente che la regione esca dalla sua orbita. «Sono tempi di sconvolgimenti, ma siamo tutti lucidi sul momento che stiamo vivendo - ha affermato, sempre in quell’occasione, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel -. Ue e Balcani occidentali stanno guardando nella stessa direzione». E nella Dichiarazione di Tirana è stato ribadito l’aiuto europeo sull’energia: un miliardo di euro in sovvenzioni che possono portare a 2,5 miliardi di investimenti più l’apertura ai Balcani ad unirsi alla piattaforma di acquisti comuni di gas. Certo, ai Paesi aspiranti membri verrà chiesto, da qui ai prossimi mesi, di fare i compiti a casa. «E noi li faremo», ha assicurato il premier albanese Edi Rama. Il pressing italiano è già a tutto campo.

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