Un gennaio in forte perdita

Non solo Bitcoin: il mese nero delle criptovalute alternative

di Biagio Simonetta

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(Reuters)


3' di lettura

È un 2018 iniziato all'insegna del buio per il mondo delle criptovalute. Il crollo che sta caratterizzando l'andamento di Bitcoin ha coinvolto indistintamente un po' tutte le altre monete virtuali, con cali di valore che spesso vanno bel al di là del 50%. Segnali lampanti di un settore con ancora molte ombre, che divide gli analisti e infonde sentimenti contrastanti fra gli investitori.
Nelle ultime ore le vendite sono apparse generalizzate su tutto il comparto, crollato a 390 miliardi di capitalizzazione complessiva, meno della metà del picco di 830 miliardi toccato a inizio gennaio.

Effetto panico, paura delle imposte, nuove normative e controlli più stringenti stanno strattonando il settore. E se Bitcoin in un mese ha visto dimezzarsi il suo valore (da oltre 17mila dollari a circa 8mila), le sue sorelle non stanno di certo meglio. I grafici ne sono una palese dimostrazione. Tutte le sei criptovalute ritenute le potenziali nuove Bitcoin hanno fatto registrare trend negativi.

Litecoin
Se Bitcoin è l'“oro digitale”, Litecoin è noto come l'“argento digitale”, spesso utilizzato come laboratorio per sperimentare innovazioni da utilizzare per Bitcoin: in particolare si basa su un algoritmo semplificato per i miners, che richiede minor capacità di calcolo. Alla vigilia di Natale il creatore, Charlie Lee, ha annunciato di aver venduto tutti i Litecoin che aveva in portafoglio. Per evitare conflitti d'interesse. O forse per capitalizzare l'investimento. Il 3 gennaio un Litecoin valeva 250 dollari. Un mese dopo (il 3 febbraio), la criptovaluta vale 134 dollari.

LITECOIN/DOLLARO

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Ripple
È la moneta virtuale utilizzata da circuiti bancari tradizionali per transazioni multicurrencies e pagamenti transfrontalieri. Nell'ultimo scorcio del 2017 ha fatto registrare performance molto positive, fino a salire al secondo posto tra tutte le criptovalute per capitalizzazione di mercato dietro a Bitcoin. A differenza proprio di Bitcoin, ha una blockchain centralizzata, in mano a soggetti privati. Il 3 gennaio un Ripple valeva 3,17 dollari. Un mese dopo (il 3 febbraio), vale 0,93 dollari.

RIPPLE/DOLLARO

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Cardano
Cardano è in sostanza l'evoluzione di Ethereum, una piattaforma basata su blockchain per smart contract creata – non a caso – da Charles Hoskinson, il cofondatore di Ethereum. Con l'obiettivo di dare vita a una piattaforma aperta, che risponda al meglio alle esigenze degli utenti, privati e aziende, anche integrandosi con sistemi concorrenti. Il 3 gennaio un Cardano valeva 1,04 dollari. Un mese dopo (il 3 febbraio), vale 0,37 dollari.

CARDANO/DOLLARO

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Monero
Qui siamo davanti a una criptovaluta che garantisce un'accresciuta protezione della privacy per quei soggetti che, per motivi non necessariamente illeciti, preferiscono la riservatezza nelle transazioni. Fondata nel 2012, agli inizi si chiamava Bitmonero. È una moneta virtuale decentralizzata basata sull'algoritmo CryptoNote, con un nuovo blocco aggiunto ogni due minuti, il che significa che offre transazioni più veloci rispetto a Bitcoin. Il 3 gennaio un Monero valeva 404,93 dollari. Un mese dopo (il 3 febbraio), vale 241,40 dollari.

MONERO/DOLLARO

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IOTA
L'attenzione su IOTA è cresciuta molto in questi ultimo giorni. Il nome di questa criptovaluta deriva da “Internet Of Things Application”, ed è stata sviluppata per un futuro in cui i dispositivi IoT si scambieranno risorse e servizi l'uno con l'altro. Si tratta di una criptomoneta che è stata progettata per offrire microtransazioni efficienti e a basso costo. Il 3 gennaio una IOTA valeva 4,11 dollari. Un mese dopo (il 3 febbraio), vale 1,90 dollari.

IOTA/DOLLARO

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Vertcoin
Vertcoin è stato lanciato nel 2014, ed è molto simile a Bitcoin e Litecoin, anche se meno noto. È basato su tecnologia open source, e ha un tempo di blocco pari a 2,5 minuti. Da molti è definita come la nuova “moneta dei popoli”. Incorpora resistenza Asic, il che significa che è stato progettato per evitare di essere dominato da aziende minerarie, permettendo a tutti la possibilità di estrarre usando semplici schede grafiche consumer. Il 3 gennaio un Vertcoin valeva 7,22 dollari. Un mese dopo (il 3 febbraio), vale 3,08 dollari.

VERTCOIN/DOLLARO

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