ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe spinte inflazionistiche

Non solo bollette: rischio rincari per cibo, trasporti e banche

Semola più cara del 90% rispetto al 2019. Prime pressioni sui listini del largo consumo e ritocchi ai servizi rifiuti, idrici e ricreativi

di Michela Finizio

Von der Leyen: contro rincari energia puntare sulle rinnovabili

3' di lettura

Forti tensioni sui prezzi delle materie prime, energy crunch, costi della logistica alle stelle, fattori climatici. Il post Covid sembra scandito da fiammate senza precedenti sui costi di produzione, che inevitabilmente si abbattono su filiere sempre più interconnesse tra loro. E tutto ciò, tra fine anno e inizio 2022, rischia di scaricarsi sui prezzi finali al consumatore con rialzi medi stimati tra il 2-3 per cento.

Ma dove potrebbero concentrarsi maggiormente i rincari? Se gli aumenti sulle bollette sono ormai certi (+29,8% elettricità, +14,4% del gas per la famiglia tipo, così quantificati da Arera), tanto che le previsioni hanno già spinto il Governo a intervenire d’urgenza, anche altri prodotti e servizi iniziano a registrare tensioni sui listini.

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I rischi sul largo consumo

A preoccupare sono innanzitutto i prezzi all’ingrosso dell’agroalimentare, spinti dal caro delle materie prime. A certificare livelli mai raggiunti nell’ultimo decennio, in particolare sui cereali, sono i dati aggiornati a settembre di Borsa merci telematica italiana (Bmti) rispetto allo stesso periodo pre-Covid, depurati quindi dell’effetto-lockdown: l’esplosione del prezzo del grano duro nazionale (+96%), dopo il crollo dei raccolti nordamericani, si è riversata sui prezzi all’ingrosso della semola, cresciuti del 90% rispetto a due anni fa. Ma anche le quotazioni del grano tenero sono in crescita, tanto che il prezzo all’ingrosso della farina è in aumento del 19% da prima della pandemia. Le impennate degli oli vegetali stanno mantenendo elevati anche in Italia i prezzi all’ingrosso degli oli di semi (+69% su settembre 2019). E i maggiori costi iniziano a ricadere sull’alimentazione zootecnica e, di conseguenza, sul prezzo di carni, latte e formaggi: a pesare sono gli aumenti di mais (circa +50%) e soia (+60%) rispetto al 2019.

«Nel largo consumo, caratterizzato da oltre dieci anni da un trend deflattivo, preoccupa un eventuale cambio di scenario, anche se le stime dicono si tratti di fenomeni transitori», afferma Carlo Alberto Buttarelli, direttore ufficio studi e relazioni di filiera di Federdistribuzione. «Ci vorrà qualche mese - aggiunge - per misurare l’impatto di questi fenomeni, depurandoli dell’eventuale componente speculativa». Le spinte a ritoccare i prezzi finali, intanto, già arrivano da più parti. «Alcune di queste tensioni si sono già trasferite in proposte di aumento dei listini da parte dell’industria - racconta Buttarelli - ma queste poi vanno discusse, evitando di trasferire i costi al consumatore, soprattutto sui beni essenziali come quelli alimentari. Allo stesso modo però non si può immaginare di contrastare a lungo queste pressioni, tanto meno di dilazionarle oltre misura».

Le tariffe pubbliche

L’aumento dei costi di produzione e i rincari energetici potrebbero generare un effetto a cascata anche in altri ambiti. «Gli incrementi sulle bollette - afferma Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva - sono i più clamorosi a cui abbiamo mai assistito negli ultimi 15 anni. Presto i nuovi costi dell’energia e dei carburanti si rifletteranno su tutto il resto. Ci aspettiamo aumenti nei trasporti locali, già molto penalizzati dal Covid, a partire da gennaio quando solitamente vengono ritoccate tariffe e abbonamenti. Così come nei servizi di smaltimento dei rifiuti». Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio prezzi e tariffe del Mise di agosto, le tariffe rifiuti risultano in aumento dell’1,5% su base annua, con recenti rialzi deliberati ad esempio a Varese e Cremona. Si segnalano adeguamenti anche per il servizio idrico integrato (+2,8% su agosto 2020). Ma non mancano, dopo le sospensioni del 2020, i trend positivi sui tariffari di musei e asili nido e parcheggi.

«L’azione di Governo - conclude Tiziana Toto - deve tenere conto in modo “sistemico” di questi dati. Le misure puntano a mitigare gli effetti per i nuclei familiari più disagiati ma le famiglie del ceto medio, già duramente colpite nell’ultimo anno, probabilmente dovranno affrontare questi rincari nella loro interezza. E questo rischia di generare nuove morosità se non si interviene».

Anche in banca il conto è più salato

Aumenti generalizzati si registrano anche sui conti correnti, del 4% allo sportello e del 3% online. A dirlo è Facile.it, il portale di comparazione dei prezzi che ha analizzato l’offerta rispetto a ottobre dello scorso anno. Gli incrementi riguardano soprattutto le famiglie con operatività media e bassa (+18% e +5%). In calo, invece, i prodotti rivolti alla clientela più giovane (-7%) e ai pensionati (-2%). I conti online, seppur più convenienti, sono intervenuti ritoccando i costi delle operazioni o introducendo un canone mensile, con aumenti del 9% sul profilo giovani e dell’8% per le famiglie con operatività bassa.

IL CONFRONTO
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