le scelte di francoforte

Non solo BTp: birra, auto e viaggi ecco i bond che compra la Bce

di Maximilian Cellino


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(Agf)

2' di lettura

Da 2i Retegas a Terna, passando naturalmente per Eni ed Enel, ma anche Generali e Telecom: sono ben 24 le società italiane i cui bond sono finiti nei portafogli della Bce per via dei riacquisti effettuati nell’ambito del quantitative easing, che come è noto non si rivolge soltanto ai titoli di Stato ma anche alle obbligazioni societarie. In totale, secondo i dati aggiornati ieri dallo stesso istituto di Francoforte, sono ben 114 le emissioni del nostro Paese finora interessate dal piano Draghi: una lista che comprende soprattutto le principali utility o aziende che operano nel settore energetico del Paese, ma anche qualche eccezione significativa come Exor, Luxottica e Poste italiane e pure società non quotate in Borsa come Rai e Ferrovie dello Stato.

In Italia ritirati «corporate» per oltre 13 miliardi
Stabilire però quanto sia stato effettivamente acquistato è un compito davvero difficile, perché la Bce rivela soltanto il volume totale degli acquisti (poco più di 109 miliardi di euro all’8 settembre 2017) ma non la loro distribuzione fra le 1.002 obbligazioni finora ritirate dal mercato. Qualche stima però la si può fare: se il criterio della partecipazione al capitale dell’Eurotower per effettuare la suddivisione fra i vari Paesi fosse stato rispettato, verso i corporate italiani sarebbero andati circa 13,4 miliardi.

E a una cifra molto vicina si giunge anche aggiornando la stima di massima formulata qualche mese fa dal gestore obbligazionario di M&G, Wolfgang Bauer, e basata sul presupposto che la Bce abbia acquistato titoli societari in proporzione al controvalore delle stesse obbligazioni. Quest’ultima ipotesi, che lo stesso Bauer definisce «non particolarmente probabile, ma comunque la migliore disponibile» permetterebbe di azzardare anche una distribuzione per ciascuna società.

La top ten dei riacquisti
In questo caso il principale beneficiario a livello europeo sarebbe la multinazionale con sede in Belgio Anheuser Busch InBev, cioè il principale produttore di birra al mondo, con una possibile quota di circa 3,7 miliardi) seguito dalla tedesca Daimler (3,5 miliardi) e da Electricité de France (3,1 miliardi). Nella top ten dei bond nel portafoglio Bce figurerebbero anche Eni (in sesta posizione con probabili acquisti per 2,7 miliardi) ed Enel (decima con 2,1 miliardi), mentre seguendo lo stesso criterio anche Telecom Italia (1,5 miliardi), Snam (1,2 miliardi) e Autostrade per l’Italia (1,1 miliardi) supererebbero la quota di 1 miliardo.

In cima alla lista I primi dieci emittenti acquistati dalla Bce

Dalla birra a viaggi
Anheuser Busch InBev non rappresenta certo un’eccezione fra le bevande alcooliche e le curiosità, perché «in pancia» l’istituto di Francoforte ha fra gli altri anche Heineken, Pernod-Ricard e pure Louis Vuitton Moët Hennessy (Lvmh) con tutti i suoi marchi alla moda ben conosciuti nel mondo. Non potevano poi mancare i maggiori conglomerati alimentari (Nestlé e Danone, oltre a Unilever) e le grandi catene della distribuzione. Chi ama viaggiare potrebbe in teoria contare non soltanto su auto, aeroporti e linee ferroviarie di mezza europa, ma scegliere anche fra compagnie aeree di bandiera (Kpn) o low cost (Ryanair), e magari farsi cucire un itinerario su misura dall’agenzia spagnola Amadeus. In fondo anche i banchieri centrali hanno bisogno di svago.

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