ANALISI PWC

Non solo Campari-Tannico, chiuse 21 operazioni di M&A nei primi 5 mesi dell’anno

Dopo il boom nel 2019 anche nell’anno del Covid continua l’effervescenza del settore che resta tra i più performanti

di Maria Teresa Manuelli

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Marco Magnocavallo nel 2013 ha ideato e fondato il sito di e-commerce dedicato al vino acquistata nel 2020 da Campari

Dopo il boom nel 2019 anche nell’anno del Covid continua l’effervescenza del settore che resta tra i più performanti


3' di lettura

Il settore del food&beverage tricolore si conferma anche per il 2020 il comparto più attraente per gli investimenti nazionali e internazionali. E questo nonostante l’epidemia che ha caratterizzato i primi mesi. Così il 2019 è stato molto ricco in termini di numero di operazioni di M&A con protagoniste imprese italiane.

Secondo l’analisi di PwC, network internazionale di servizi di consulenza strategica, «già nel 2019 il food made in Italy era il più attrattivo tra i settori, con 80 operazioni di fusioni e acquisizioni (erano state 60 nel 2018), di cui 25 cross-border (15 inbound) a conferma dell’attrattività globale del settore». Il segmento beverage aveva registrato una crescita significativa con 27 operazioni (erano 15 nel 2018), di cui 18 da parte di investitori strategici e 16 cross-border. Con i comparti vini&spumanti, caffè e soft drink tra i dominanti. In particolare gli investitori sono stati più focalizzati (47%) proprio sui comparti food&beverage. Tuttavia il forte rallentamento dell’economia, dovuto alle vicende del coronavirus, ha avuto un impatto anche su queste operazioni.

«Nei primi 5 mesi del 2020 il numero di transazioni nel segmento food in Italia si è attestato a 21, in decrescita rispetto ai 39 registrati nel 2019, con il calo concentrato nel periodo marzo-maggio (da 30 a 8), nonostante l’ottima partenza dei mesi di gennaio e febbraio», afferma Emanuela Pettenò, partner e consumer & markets deals leader di PwC. Ma comunque resta tra i più performanti. Tra le principali operazioni nei primi mesi si segnalano quelle di Tannico acquisito per il 49% da Campari, Pasticceria Bindi da BC Partners, Yespresso (il 30% )da Mandarin Capital, Pastificio di Chiavenna da San Remo Macaroni Group, Raphael Dal Bo (produttore svizzero di vino) da Italian Wine Brands e Margherita (pizza surgelata) da Kadi. Infine Ingino Spa (ingredienti per pasticceria) acquisito a maggio da IDeA Agro fund.

Ecco dove scommettono gli investitori internazionali

Cosa si prevede per il futuro? «Il Covid-19 – prosegue Pettenò – ha modificato le abitudini e stili di consumo. Il settore food ha registrato una crescita dei consumi sia a volume che a valore, con impatti positivi su alimentari e delivery e negativi sull’horeca». Tuttavia, le operazioni non si sono fermate, grazie soprattutto agli investitori nazionali.

A fine maggio Poke House, brand specializzato in poke bowl californiano con una decina di locali, ha annunciato la chiusura di un round di finanziamento di oltre 5 milioni di euro con il fondo di venture capital Milano Investment Partners (Mip, autore anche delle operazioni su Miscusi e Princi-Starbucks) che ha acquisito una quota del 25%. «Il perfezionamento dell’investimento da parte di Mip, avvenuto in un momento così delicato, ci dimostra che la scelta dell’investitore sia stata la migliore in assoluto. Inoltre, la straordinaria impennata in termini di ordini del food delivery, sul quale continueremo a puntare per crescere a livello nazionale ed europeo, ci dà forza per progettare il nostro futuro», commenta Vittoria Zanetti, co-founder assieme a Matteo Pichi di Poke House. Il brand, nato a novembre 2018, prevede di aprire altri nove ristoranti entro l’anno.

Nello stesso mese, IDeA Agro, fondo dedicato a investimenti in aziende della filiera agricola, gestito da DeA Capital Alternative Funds Sgr Spa e guidato dal managing director Pier Felice Murtas, ha firmato un accordo vincolante per l’ingresso in Ingino Spa, attraverso un aumento di capitale fino a un massimo di 8,5 milioni di euro. Per il fondo si tratta del quinto investimento dall’inizio della sua operatività nell’estate del 2018, dopo gli investimenti nelle filiere delle nocciole, noci, uva da tavola biologica e uliveti intensivi di alta qualità. E un altro venture ha lanciato una call nel campo dell’agrifoodtech e della nutrizione: la “Covid-19 Challenge”, promossa da Università Campus Bio-Medico di Roma e Marzotto Venture Accelerator per contribuire ad affrontare la gestione della fase post-emergenziale. «Grazie alla stretta collaborazione tra università e venture capital, affiancate da grandi aziende nel ruolo di main partner, nasce una piattaforma “phygital” di innovazione capace di accelerare i processi di maturazione e sviluppo dei migliori progetti», sottolinea Roberto Guida, amministratore delegato di Marzotto Venture Accelerator.

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