Venice virtual reality

Non solo cinema classico. A Venezia in gara i film sulla realtà virtuale

Le opere in concorso toccano temi che vanno dal sociale all’ambiente, dalla fantascienza all’interazione diretta con gli spettatori. Una specie di rivincita che i maghi degli effetti speciali si stanno prendendo sul cinema tradizionale

di Gerardo Pelosi


Festival del cinema di Venezia: Almodóvar superstar

7' di lettura


Tutto era cominciato come una finestra socchiusa su una forma d’arte emergente in grado di dialogare con le sperimentazioni delle arti visive della Biennale. Poi, nel corso del tempo, il Venice Virtual Reality, sia pure relegato nell'isola del Lazzaretto nuovo davanti al Lido, ha dispiegato le ali assumendo una sua precisa caratterizzazione. E si è arrivati così al terzo anno di vita della rassegna sui temi più vari, dai problemi sociali all'ambiente, dalla fantascienza all'interazione diretta con gli spettatori spesso con l'aiuto sempre di molta animazione. Un nuovo modo di raccontare le storie per immagini, una specie di rivincita che i maghi degli effetti speciali si stanno prendendo sul cinema classico.

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Un mercato da oltre 400 milioni di Euro nel 2022
La Mostra di Venezia per prima ha creduto alle potenzialità della Realtà virtuale e, per impulso diretto del presidente della Biennale, Paolo Baratta, e del direttore, Alberto Barbera, si è deciso di sostenere quegli autori che utilizzano questa moderna tecnologia. Come contributo al riconoscimento del settore, la Biennale ha lanciato anche la prima edizione di Biennale College Cinema – Virtual Reality, per selezionare nove squadre formate da un regista e da un produttore per sviluppare progetti in VR che dureranno tra i 10 e 20 minuti, sostenendoli nel processo creativo, nella produzione, nella ricerca dei finanziamenti. Del resto si prevede un rapido sviluppo di questo settore e il mercato della Realtà virtuale, secondo alcune stime, potrebbe raggiungere in Italia nel 2022 un valore di oltre quattrocento milioni di euro (a fronte dei novanta attuali).

Anche Cannes comincia a seguire l'esempio di Venezia
Se Venezia ha fatto da apripista, anche Cannes ha capito che la Realtà virtuale sta crescendo imponendo nuove forme di narrazione cinematografica. Dopo Carne y Arena, l'installazione di Alejandro Inárritu presentata due anni fa proprio a Cannes, prodotti di realtà virtuale si sono visti all'interno della rassegna Quinzaine des Réalisateurs, come l'installazione Go Where You Look! Falling Off Snow Mountain composta da tre opere (Aloft, Chalkroom e To the Moon) realizzate da Laurie Anderson in collaborazione con l'esperto di new media Hsin- Chien Huang.

Ecco i film in concorso: dal sociale alla fantascienza
Tra i film in concorso alla Venice Virtual Reality di quest'anno c'è These Sleepless nights, di Gabo Arora (direttore creativo presso l'Onu), che attinge da ricerche etnografiche per illustrare il viaggio di coloro che hanno subito uno sfratto negli Stati Uniti. E' tratto dal romanzo Sfrattati di Matthew Desmond, premio Pulitzer 2017. I lavori di Arora si concentrano sulle nuove tecnologie che promuovono istanze sociali. Finora ha girato due cortometraggi, Waves of Grace e Clouds Over Sidra, entrambi nel 2015. Ha partecipato anche alla creazione del primo video in VR degli U2, Song for someone. Nel 2017 ha presentato a Venezia il film VR The last goodbye.

Sempre dall'America Loveseat di Kiira Benzing, dove una troupe di improvvisatori professionisti esegue uno spettacolo radiofonico degli anni '40. Gli attori, tra realtà e finzione, si esibiscono contemporaneamente sul palco di fronte a un pubblico reale mentre incarnano avatar per un pubblico virtuale in una piattaforma di social VR. Kiira Benzing ha vinto nel 2016 il concorso Samsung Gear Indie Milk VR. Il suo cortometraggio Hilda è stato presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival nell'aprile 2017 ed è stato distribuito ad Amazon e il suo recente film, Diptych (2018), è stato presentato in anteprima mondiale al Dance on Camera del Lincoln Center.

Dall'Irlanda Glimpse, di Benjamin Cleary e Michael O'Connor. Un panda di nome Herbie è un talentuoso illustratore. Ha appena avuto una dolorosa rottura dopo quattro anni con la sua ragazza, una cerva di nome Rice che sogna di diventare una musicista. Benjamin Cleary è un regista irlandese, nel 2015 ha scritto e diretto il cortometraggio Stutterer. Il film ha partecipato a oltre 100 festival e ha vinto oltre 25 premi tra cui un Oscar per il miglior cortometraggio nel 2015. Il suo cortometraggio Wave con Jarvis Cocker è stato presentato in anteprima al Tribeca Film Festival di New York nel 2017. O'Connor è un regista americano che ha lavorato come assistente alla regia per diversi blockbuster come Pirati dei Caraibi.

Porton Down, di Callum Cooper

Dall'Australia Porton Down, di Callum Cooper. Sessant'anni fa Don Webb involontariamente si ritrovò protagonista di un bizzarro processo militare che ha cambiato il corso della sua vita. Cooper è un regista australiano e dal 2008 ha diretto e prodotto cinque cortometraggi, tra i quali Little Brother che nel 2011 è stato presentato al Sundance.

Un'esperienza Vr surreale basata sui ricordi di infanzia durante la legge marziale a Taiwan nel ‘70 è quella di Bodyless del cinese di Taiwan Huang Hsin-Chien. I suoi lavori integrano arte e tecnologia. Occupa la posizione di Art Director per la Sega e per la Sony Computer Entertainment e ha sviluppato videogiochi per la piattaforma PS2. Nel 2017 ha realizzato insieme a Laurie Anderson il progetto VR La camera insabbiata, presentato a Venezia 74 dove ha vinto il premio come Best VR Experience.

Giallo psicologico dalla Germania in Pagan Peak VR di Ioulia Isserlis e Max Sacker. Un viaggio negli angoli più bui della mente umana con lo spettatore che si ritrova in una misteriosa baita alpina, catturato dal killer Krampus. L'unica speranza di fuggire è di esplorare la baita e di risolvere gli enigmi lasciati dal killer, addentrandosi nella sua psiche. Isserlis è un'attrice e sceneggiatrice tedesca, nota per aver recitato e lavorato come assistente alla regia di Kobold VR Experience presentato nel 2018 a Venezia 75. Max Sacker è un regista tedesco. Dal 2007 ha diretto e prodotto quattro cortometraggi due dei quali, The Secret Adventures of the Projectionist (2008) e Belle de Lyon (2012), interpretati da Nikolai Kinski, figlio del celebre attore.

A life in flowers dell'americano Armando Kirwin, con Azuma Makoto. Lo spettatore è circondato dall'oscurità. Quando una voce fuori campo, ispirata da Azuma, comincia a parlare, appaiono particelle colorate che fluttuano nell'oscurità. La voce spiega che verranno poste una serie di domande e in base a quello che lo spettatore risponderà influenzerà la struttura di fiori che gli crescerà di fronte. I colori delle particelle variano quando la voce spiega che ogni fiore corrisponde a un'emozione. Kiewin è un regista e produttore americano. Ha curato gli effetti speciali dei film The Spirit (2008) e Codice Genesi (2010). È considerato uno dei creatori e dei tecnologi più esperti nel campo della realtà virtuale e aumentata.

Dal Brasile A Linha di Ricardo Laganaro. Qui lo spettatore indossa l'auricolare ed è invitato a sedersi a terra. Di fronte a lui un album fotografico. Nascosto al suo interno troverà una chiave che lo porterà ad una stanza con un bellissimo modellino in scala della città di San Paolo negli anni 40. Una voce lo inviterà a prendere parte ad una storia d'amore. Laganaro, brasiliano, ha lavorato agli effetti speciali di diversi film tra quali Passioni e desideri (2011) con Anthony Hopkins, Rachel Weisz e Jude Law.

Inori di Liu Szu-Ming e Takahashi Kisei racconta di Komatsu, la più giovane artista vivente il cui lavoro è la collezione permanente al British Museum. Può vedere creature mistiche e il colore dell'anima raccontato nei miti dell'est, da dove lei trae ispirazione per la maggior parte dei soggetti delle sue opere. Liu Szu-Ming ha prodotto The Deserted presentato a Venezia 74. Kisei ha svolto il ruolo di produttore esecutivo per tre lungometraggi, Ooinaru kan bonno (1998), Lady Plastic (2001) e Vibrator (2003). Dal Lussemburgo Cosmos within us di Tupac Martir, esperienza VR multisensoriale che racconta la storia di Aiken, un uomo di sessant'anni che sprofonda nei ricordi della sua infanzia sforzandosi di preservarli dall'Alzheimer che avanza. Martir è un visual artist che ha lavorato sulla scenografia, effetti visivi e direzione dell'illuminazione per Elton John, Sting, Jon Bon Jovi, Beyoncé e per il Coachella Music & Arts Festival.

Doctor who the edge of Time, di Marcus Moresby

Doctor who the edge of Time di Marcus Moresby trasporta lo spettatore nel mondo degli alieni facendolo salire a bordo di una nuovissima avventura interattiva, ispirata dalla storia cinquantennale dello show con l'attuale incarnazione del Dottore di Jodie Whitaker. Moresby è un regista inglese noto per aver diretto il cortometraggio Foot Locker - Triple Black Collection Challenge (2014). Sempre inglese Britannia VR: Out of your Mind di Kim-Leigh Pontin, dramma anarchico che segue l'esercito romano quando mette piede per la prima volta nel cuore della Britannia, terra misteriosa governata da donne guerriere e potenti druidi che vogliono incanalare in loro le potenti forze del sottosuolo. Pontin lavora come direttore di interazione creativa presso Sky VR Studios con un team di designer di talento, creatori di contenuti, scrittori, produttori e artisti VFX.

Downloaded del canadese Ollie Rankin parte dall'illusione di digitalizzare una mente umana così come se l'illusione della coscienza possa essere simulata da un algoritmo. Lo spettatore si ritroverà privo del corpo e intrappolato in un computer e con lo sguardo rivolto verso lo schermo. Rankin ha lavorato agli effetti speciali di molti blockbuster americani come i primi due capitoli de Il Signore degli Anelli.

The Key di Celine Tricart porta lo spettatore in diversi ambienti e sogni e lo induce a fronteggiare sfide e difficili decisioni in entrambi. Tricart è una regista francese conosciuta per aver diretto una serie di cortometraggi tra i quali due progetti di realtà virtuale Marriage Equality VR (2014) e The Sun Ladies VR (2016).

Tra gli altri film che verrano presentati, ispirato al massacro di Boko Haram delle studentesse di Chibok è Daughters of Chibok ,di Joel Benson, documentarista nigeriano. Wolves in the walls di Pete Billington è invece un'esperienza VR adattata dalla storia di Neil Gaiman. La vera star dello spettacolo non sono i fantasiosi set virtuali che si incontrano ma Lucy, una ragazza che è convinta che stia succedendo qualcosa di strano nella sua casa. Billington ha lavorato agli effetti speciali di diversi lungometraggi, come Matrix Reloaded (2003).

Venice Virtual Reality, Isola del Lazzaretto Vecchio, 29 agosto-7 settembre 2019. www.labiennale.org

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