Stati generali della scuola digitale

Oltre la Dad, la scuola deve ripensarsi per una società digitale

Alla due giorni di Bergamo dibattito sull’uso delle tecnologie in chiave didattica alla luce dell’emergenza: «Investire in strumenti e nelle persone»

di Pierangelo Soldavini

Afp

3' di lettura

«C'è oggi una caccia alle streghe nei confronti della Dad. Invece credo che vada riconosciuto il grande sforzo dei docenti nel mantenere una relazione con i nostri studenti: l'alternativa alla didattica a distanza non era la presenza, ma l'assenza di qualunque relazione e contatto».

È partita dalle parole del ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, dal riconoscimento dell'enorme lavoro compiuto dai docenti e dall’identificazione del ruolo della tecnologia, la due giorni degli Stati generali della scuola digitale di Bergamo, chiamati a fare il punto dell'evoluzione del ruolo della tecnologia in chiave didattica all'indomani dell'emergenza pandemica.

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Il ministro Bianchi a voluto così rifocalizzare il dibattito sul digitale, troppo spesso in questi mesi identificato con la didattica a distanza, che ha rappresentato solamente una soluzione per garantire la continuità delle relazioni didattiche ma anche un momento per scoprire e rivalutare il ruolo che gli strumenti del digitale possono dare in chiave di potenziamento dell'apprendimento.

Risorse per la qualità

Si tratta ora di guardare avanti, anche grazie alle risorse che stanno arrivando sul mondo dell'istruzione: «Dobbiamo pensare quale tipo di didattica vogliamo per quale tipo di Paese», ha aggiunto Bianchi sottolineando che «occorre certo investire in strumenti e infrastrutture, ma anche nelle persone», dal momento è che la sfida del futuro si gioca attorno al rischio di un digital divide «tra i Paesi che saranno in grado di utilizzare al meglio le tecnologie digitali in funzione anche di una sostenibilità sociale ed economica e chi no».

Bisogna avere la consapevolezza che il ritardo viene da lontano e che quindi il recupero richiederà tempo, ma questo non deve rappresentare una giustificazione: «Il digitale permette di aprire in maniera responsabile – ha proseguito il ministro -: in precedenza l'obiettivo della scuola era proporre un'istruzione standardizzata a più persone possibili, oggi si tratta di fornire una formazione personalizzata a tutti».

Per questo le risorse non mancano: il Pnrr prevede 2,8 miliardi di euro per infrastrutture e dotazioni, di cui 800 milioni destinati alla formazione delle persone. Ma dagli asili nidi in su sono in arrivo sei miliardi «da investire sulla qualità, per una scuola che rimetta le persone al centro».

Scuola per la società digitale

Proprio il tema della qualità della didattica ma anche della dotazione tecnologica è stato uno dei temi che ha percorso la due giorni degli Stati generali della scuola digitale di Bergamo, appuntamento organizzato dal Comune di Bergamo, dall'Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e dall'Associazione Impara Digitale, giunto alla sesta edizione.

Dall'utilizzo del digitale in chiave didattica e dal ripensamento degli ambienti scolastici alla luce dopo l'esperienza della Dad ai nuovi strumenti come i videogame, dall'analisi della condizione dei ragazzi immersi in una realtà digitale alle competenze richieste dal nuovo mondo del lavoro, dal contributo dell'industria per una dotazione tecnologica adatta alle esigenze alle nuove forme dei libri di testo, sono stati diversi i temi su cui docenti, dirigenti e protagonisti del mondo scuola si sono confrontati nel corso dell'evento. Che ha registrato una partecipazione di oltre 5mila persone nell’arco dei due giorni tra presenze fisiche e in streaming.

Si tratta, ha sottolineato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, di delineare «non una scuola digitale, ma una scuola per la società digitale». La più grande rivoluzione tecnologica della storia in termini di rapidità di trasformazione e di pervasività degli effetti richiede che le persone siano dotate di una capacità di reinventarsi in continuazione: il lavoro del formatore non finisce con la conclusione del percorso scolastico, ma prosegue tutta la vita con l'upskilling e il reskilling.

Un futuro per i giovani

«La scuola deve comprendere come il mondo del lavoro si sta trasformando, quali competenze richiede ai giovani: con nove panel e cinquanta esperti, gli Stati generali rappresentano un momento di riflessione per capire come costruire una scuola digitale che non sia basata solo sull'introduzione delle tecnologie o sulle competenze digitali ma sulla trasformazione complessiva della didattica e della governance per evitare di replicare un modello basato solo sulla trasmissione delle conoscenze che non è più adeguato alla realtà contemporanea», spiega Dianora Bardi, presidente di ImparaDigitale.

Per la scuola la sfida è integrare l'apprendimento tra formale e informale, esattamente come il mondo aziendale richiede di «scongelare lo spazio e il tempo del lavoro». In questo senso l'emergenza ha rappresentato una spinta acceleratrice per tutto il mondo scuola, chiamato a trasformare l'imprevisto in fattore di apprendimento su cui costruire «una scuola di senso, capace di garantire nuova occupazione e un futuro ai nostri ragazzi», come ha ribadito Patrizio Bianchi.

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