geologia preziosa

Non solo diamanti: sono sempre di più i «sassi» che diventano gemme

di Chiara Beghelli

2' di lettura

Armati di “Manuale delle Giovani marmotte”, quanti pomeriggi abbiamo passato a cercare il nome dei sassi, anche scenografici,che incontravano nelle nostre passeggiate? Poi, adolescenti, abbiamo speso le prime paghette alle bancarelle dove lucevano collane di cristalli fra effluvi di incenso. A distanza di tempo, le stesse collanine fatte con quelle che nel frattempo abbiamo imparato a chiamare “pietre dure” si possono comprare per pochi euro su Amazon; ma la nostra passione viene alimentata anche da un altro canale, quello della gioielleria, che sempre di più irrompe con le versioni più pregiate di questi “sassi” nel sacro quartetto diamanti-zaffiri-rubini-smeraldi.

Bracciale Tiffany & Co. con perline di amazzonite

Una scelta dettata dal desiderio di proporre creazioni con un che di inusuale, sofisticato, in qualche modo legato alla natura e in certi casi con valenze culturali e spirituali. Per questo, oltre a quelle già largamente usate – turchesi, lapislazzuli e malachiti – nelle vetrine appaiono sempre più spesso pietre dai nomi esotici, quasi bizzarri: la verde amazzonite, pietra già amata dagli egizi, ma che venne battezzata così quando fu scoperta nella foresta amazzonica nel Settecento. Si dice che i suoi riflessi vibranti aiutino a difenderci dalle tentazioni e infondano energie positive: forse anche per questo Tiffany ha inserito una piccola sfera di amazzonite nella linea HardWear, dedicata alle donne di New York. Santa Ildegarda consigliava di usare il verde del crisoprasio, già amato da Plinio il Vecchio, contro gli attacchi di collera: ma certo anche per le signore più pacifiche sono pensati gli anelli di Pomellato e quelli della brasiliana Carla Amorim che ne esaltano il verde acqueo.

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La gioielleria trasforma i “sassi” in gemme

La gioielleria trasforma i “sassi” in gemme

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Sul fronte del blu, Bulgari ha inserito una sugilite in un anello multidita, e la stessa pietra, amata anche in versione violetta, è stata usata da Dior per un quadrante di un orologio D de Dior, oltre che da Van Cleef & Arpels e da Vhernier. Che come Chaumet e molti altri ama anche l’adularia, nota anche come pietra di luna, pietra lavica indicata come guida per i viaggi interiori.

Una spilla Vhernier con sugilite

Viola- blu è anche la sodalite, incisa sottilmente da Girard Perregaux per il quadrante dell’orologio Pearl of wonders, mentre decisamente viola sono la fluorite e la charoite, pietra di origine siberiana arrivata sul mercato negli anni Settanta: il suo nome deriva dalla parola russo chary, che significa magico, ed effettivamente spettacolare è il suo uso in versione scultorea in una creazione di alta gioielleria Cartier del 2011.

Anello Cartier con charoite

Certo, si tratta di pietre che devono essere estratte, selezionate, lucidate, come si fa con i diamanti. Chi ha fatto una scelta più radicale, in senso mineralogico ma anche esistenziale, è Charlie de Viel Castel: finanziere (lo è ancora, con la sua società Stelac, a New York), quattro anni fa ha deciso di far diventare preziosi i ciottoli che raccoglieva in spiaggia durante i suoi viaggi, inserendovi diamanti e altre gemme. Così ha fondato Cvc Stones e le sue creazioni sono spesso sold out negli e-store più celebri. In fin dei conti, il suo è lo stesso sguardo dei bambini, che danno valore a ciò che gli piace. E dei sassi fanno tesoro.

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