politica e giustizia

Non solo Diciotti, dalla Consulta alla accusa di vilipendio: tutte le grane giudiziarie del governo

di Andrea Marini


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2' di lettura

Non c’è soltanto il caso Diciotti. Le grane giudiziarie che potrebbero colpire il governo variano su più fronti: il vicepremier Matteo Salvini potrebbe essere processato entro la fine di giugno con l’accusa di vilipendio all’ordine giudiziario. Ci sono poi i ricorsi all’attenzione della Corte costituzionale che potrebbero scardinare due misure cardine dell’esecutivo gialloverde: il reddito di cittadinanza (misura chiave per il M5S) e il decreto sicurezza (bandiera della Lega).

Caso Diciotti anche per Conte, Di Maio e Toninelli?
La Giunta per le immunità del Senato, con il voto favorevole dei 5 stelle, ha respinto l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso Diciotti. Tra poco meno di un mese toccherà all’Aula di Palazzo Madama pronunciarsi. Intanto la Procura di Catania ha chiesto l'archiviazione, sulla stessa vicenda, per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vicepresidente, Luigi Di Maio, e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. Ma bisognerà vedere cosa deciderà il Tribunale, che potrebbe comunque decidere di indagare anche i tre, con conseguente richiesta di processo.

GUARDA IL VIDEO:  Diciotti, no al processo a Salvini dalla Giunta del Senato

Salvini e l’accusa di vilipendio
Matteo Salvini potrebbe essere processato entro la fine di giugno, senza tappe intermedie in Parlamento. A Torino la procura ha chiesto e ottenuto dal tribunale la fissazione di una data di udienza per un fascicolo in cui il vicepremier è indagato di vilipendio all’ordine giudiziario. Qui l’autorizzazione a procedere c’è già ed è stata concessa dal ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, lo scorso 9 ottobre. La storia è cominciata tre anni fa. Salvini, da leader della Lega, il 14 febbraio 2016 fece un comizio a Collegno, una città alle porte di Torino, e nel parlare del vicesegretario Edoardo Rixi, coinvolto nell'inchiesta su una Rimborsopoli dei consiglieri regionali della Liguria, disse che avrebbe difeso «qualunque leghista che venga indagato da quella schifezza che è la magistratura italiana».

La Toscana e il ricorso contro i navigator
del reddito di cittadinanza

La Regione Toscana ha annunciato alla Consulta contro il comma 361 della legge di Bilancio che vieta lo scorrimento delle graduatorie, per assumere la quota parte dei 4mila operatori nei Centri per l’impiego in vista dell’avvio del reddito di cittadinanza. I 4mila a carico delle regioni si aggiungono ai 6mila navigator che nei piani del governo assumerà Anpal servizi. Ma senza un accordo in Conferenza Stato Regioni le 6mila assunzioni sono ferme. La figura dei navigator è fondamentale per l’attuazione del Reddito di cittadinanza come pensato dal M5S.

Otto regioni contro il decreto sicurezza
C’è anche un’altra misura chiave, questa volta fronte Lega, che rischia di finire a carte bollate: sono otto le Regioni che hanno annunciato ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto sicurezza diventato legge a inizio dicembre 2018. Marche, Basilicata, Sardegna, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Calabria e Piemonte (tutte amministrazioni di centrosinistra). Francesco Pigliaru, governatore uscente della Sardegna, ha detto che «il decreto sicurezza nasce da presupposti errati e sta danneggiando seriamente un sistema di accoglienza dei richiedenti asilo faticosamente costruito in questi anni».

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