ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùnomisma-vinitaly

Non solo e-commerce, wine club e degustazioni a distanza per il rilancio delle cantine

Sempre più importante creare una comunità di wine lovers e circoli di appassionati che acquistano con regolarità e così garantiscono la sopravvivenza di molte aziende vinicole

di Giorgio dell'Orefice

Calano vendite di vino italiano nel mondo: prima volta in 30 anni

Sempre più importante creare una comunità di wine lovers e circoli di appassionati che acquistano con regolarità e così garantiscono la sopravvivenza di molte aziende vinicole


4' di lettura

Ci sono i nuovi strumenti online come Wine club, webinar e wine tasting a distanza che consentono di mantenere e rafforzare il rapporto con i consumatori, ma anche quello con importatori e distributori. Ci sono i provider e le piattaforme di e-commerce che offrono prospettive nuove ma anche insidie da dribblare. E c’è il ruolo completamente da reinventare sul fronte del marketing da parte dei produttori.

È lo scenario prossimo venturo per il vino italiano, il settore con la maggiore propensione all’export dell’agroalimentare made in Italy che nella difficilissima congiuntura contrassegnata dal Covid non ci sta a piangersi addosso e a contare i danni. E vuole gettare le basi per la ripartenza. È quanto emerge dalla Survey realizzata da Wine Monitor di Nomisma per Vinitaly presentata nel corso dell’incontro “Il wine business nell’era post Covid-19” nella giornata inaugurale della manifestazione di Veronafiere, wine2wine (dal 21 fino al 24 novembre).

Loading...

L’indagine

L’indagine ha coinvolto 165 cantine italiane che rappresentano un giro d’affari di 4 miliardi di euro (il 36% del fatturato totale del settore) e 2,5 miliardi di vendite all’estero (pari al 39% dell’intero export di vino made in Italy). «Abbiamo voluto indagare – spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – lo stato dell’arte attraverso la voce delle aziende. L’obiettivo, oltre a fissare il reale impatto economico della pandemia, è quello di condividere gli scenari evolutivi determinati dalla crisi. Ne è emerso un settore in sofferenza sui mercati ma allo stesso tempo fortemente impegnato a innovare. La congiuntura sta accelerando cambiamenti che in realtà erano già latenti. Il risultato è un’autentica rivoluzione del modo di fare business del vino, a partire dalla comunicazione, dal marketing, e dalle nuove direttrici commerciali. Elementi che saranno analizzati negli oltre 50 appuntamenti in calendario a wine2wine».

Secondo quanto è emerso dalla survey di Wine Monitor di Nomisma i fattori che le imprese individuano come quelli in grado di attutire gli effetti negativi della pandemia sono le vendite multicanale e l’export diversificato, entrambi indicati da oltre il 74% del campione. Per il 73,3% è fondamentale la brand awareness mentre il 65,9% ritiene di non poter fare a meno anche in futuro del contatto frequente con agenti, importatori e distributori.

La crescita dei Wine club

Per quanto riguarda le nuove leve di mercato la novità in assoluto sono i Wine club, ovvero circoli ristretti animati da singole cantine che promuovono un rapporto privilegiato con gruppi di consumatori ed enoappassionati. Nei Wine club si sviluppa una community attorno alle etichette di una cantina o di una denominazione nella quale i consumatori sottoscrivendo un abbonamento si assicurano una fornitura regolare dei vini di quella cantina e accedono ad offerte speciali. Secondo l’indagine effettuata da Wine Monitor di Nomisma le aziende che hanno intenzione di dar vita a Wine club passeranno dall’11% del 2019 al 57% nel 2021.

Wine tasting virtuale

Il lockdown ha poi portato una vera e propria esplosione dei Wine tasting ovvero degustazioni online effettuate spedendo i vini a casa dei partecipanti di solito opinion leader o buyer. Questa modalità che era adottata dal 16% del campione nel 2019 passerà all’84% il prossimo anno.

Solo nelle giornate di wine2wine sono previste, tra le altre, degustazioni digitali del Consorzio della Valpolicella (a New York), di quello dei vini d’Abruzzo, il tasting congiunto dei consorzi del Prosecco Doc e del Prosecco di Asolo Docg e la degustazione con i top buyer di Tokio di Marchesi Antinori, Donnafugata e Ferrari spumanti.

Già ha avuto una forte accelerazione e continuerà a crescere anche il capitolo delle vendite dirette e dell’e-commerce che dal 55% delle cantine arriverà a essere adottato dall’80 per cento. «Anche se sull’e-commerce molti vogliono vederci chiaro – spiega il responsabile di Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini –. Ci sono infatti grosse differenze tra provider. Alcuni sono più inclini a raccontare e promuovere i prodotti, altri invece hanno come unico riferimento il prezzo. Per cui per le cantine se da un lato può essere attrattivo sbarcare su una grande piattaforma internazionale, dall’altro si rischia di dover rinunciare a buona parte dei propri guadagni. Alcune piattaforme, va ricordato, vendono vino a un prezzo medio di 1,5 dollari».

L’incognita horeca

Ma la grande incognita è ancora una volta l’horeca: ovvero se, quando e in quali condizioni bar e ristoranti riprenderanno la propria attività. La loro chiusura infatti ha danneggiato soprattutto le aziende con un posizionamento di prezzo medio alto. Un canale che secondo le stime del Ceev, l’associazione delle industrie europee del vino, vale il 30% dei volumi ma il 50% del fatturato del settore europeo.

«Ciò che le cantine stanno mettendo a fuoco – aggiunge Pantini – è che la serrata dei ristoranti le ha private non solo di un canale distributivo ma anche di una delle principali leve di marketing. È grazie allo storytelling di ristoratori, maitre e sommelier che alcuni vini hanno raggiunto quotazioni importanti. Un lavoro che i ristoratori hanno effettuato ricavandone un proprio margine, ma che ha anche favorito il miglior posizionamento delle etichette. Questo lavoro adesso va sostituito o comunque affiancato da un maggior impegno e investimento delle imprese che troppo spesso hanno demandato a ristoratori, importatori e distributori la valorizzazione dei propri prodotti. E ora devono approfittare di questa congiuntura per riprendere in mano le redini del marketing».

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Giorgio dell’OreficeVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: agricoltura, agroalimentare, made in Italy, vitinicoltura, olio

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti