grande boucle al via

Non solo Froome e Quintana: al Tour sogna in giallo anche Aru

di Dario Ceccarelli

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(Olycom)


4' di lettura

Vai a capirci qualcosa. Il Tour è sempre il Tour, come dicono i francesi. Però questa edizione, la numero 104, con partenza sabato da Dusseldorf (cronometro individuale di 14 km) sembra fatta apposta per confondere le idee. E ci riesce benissimo.

Tanto per cominciare il favorito numero uno, Chris Froome, tre maglie gialle in carriera, non è poi così tanto favorito. Nonostante i suoi proclami («Ho grande fiducia, sono molto più fresco che in passato, il poker è alla mia portata»), il capitano del Team Sky non ha mai vinto una corsa nel 2017.

Vero che il 32enne britannico di origine keniana non deve dimostrare nulla, però il suo trono non sembra proprio di granito. Di sicuro arriva concentrato e determinato, il resto è tutto da scoprire strada facendo. E il Tour, soprattutto nella prima settimana, è una lotteria dove tutto può succedere: ventagli, cadute, “fughe bidone”. Mai dire questa sarà una tappa “interlocutoria”. Al Tour ogni tappa è sempre una corsa col diavolo in corpo. Distrarsi, anche un attimo, può essere fatale.

Anche la concorrenza, pur essendo ottima ed abbondante, non è facilmente decifrabile. Prendiamo Nairo Quintana, il favorito numero due. Reduce dal secondo posto al Giro d'Italia, il colombiano ha delle buone carte da giocare. Anche il fatto che ci siano solo due cronometro (per un totale di 36,5 km) e un'altimetria di tutto rispetto, dovrebbe galvanizzarlo. Eppure, qualche riserva è doverosa. Essere al top in due grandi corse a tappe così ravvicinate, non è facile. Soprattutto in questo ciclismo sempre più mirato e specializzato. Inoltre Quintana, anche al Giro, non è stato esplosivo. Lui ha detto d'aver patito influenza e acciacchi vari che lo hanno frenato. Sarà sicuramente vero. Ma resta il dubbio...

E gli altri big? Si va in ordine di simpatia. I francesi, 32 anni dopo l'ultimo successo di Bernard Hinault, fanno il tifo per Bardet, secondo nel 2016. A essere realistici, sembra più pericoloso lo scalatore australiano Richie Porte, già nella pole dei bookmaker. E infine, senza dimenticare l'inossidabile Alberto Contador (che ogni volta rimanda di un anno il suo ritiro), bisogna capire le reali chances del nostro Fabio Aru. Di tricolore vestito, la punta di diamante dell'Astana arriva al Tour con molte ambizioni. La freschissima vittoria al campionato italiano lo lancia d'autorità nella mischia. Tirato a lucido come un purosangue, il buon Fabio non fa mistero della sua voglia di lasciare il segno («Le gambe sono molto buone, la testa è altrettanto preparata...»).

Poi il sardo è favorito dal percorso. Anche se gli arrivi in salita sono solo tre, il Tour è tutt'altro che facile. Le tappe più impegnative ( la Planche des Belles Files , Peyragudes e l'Izoard) hanno tutte pendenze dure, adattissime a uno scalatore agile e reattivo come l’italiano.

Poi nel suo arco c'è un'altra freccia, che può essere decisiva: la voglia di rivincita. Fabio viene da un anno molto pesante. L'infortunio al ginocchio, che gli ha precluso il Giro d'Italia, poi la scomparsa di Michele Scarponi, suo punto di riferimento nella squadra. Insomma, tanti indizi fanno quasi una prova: quella che Aru nel Tour 2017 non vuole passare inosservato. E la maglia tricolore, con tre grosse fasce bianche, rossi e verdi, in questo senso l'aiuterà.

Come sempre il Tour è qualcosa di più di una corsa ciclistica. E di un semplice evento sportivo. E non solo per la Francia, che lo venera come un grande appuntamento nazionale. Il Tour è una festa mobile, televista in tutto il mondo, che nel pieno dell'estate attira sulle sue strade più di dieci milioni di spettatori. La sua carovana pubblicitaria, una festa nella festa, è lunga oltre 12 chilometri.
Una città semovente, che rischia però di essere oscurata dall'ombra della paura. La paura di altri attacchi che colpiscano la sua anima europea: mai come quest'anno infatti il Tour ha una impronta più ampia.

Con una partenza dalla Germania, la Grande Boucle attraversa il Belgio e il Liechtenstein per concludersi a Parigi, la città più colpita insieme a Londra dal terrorismo. In questo contesto, e ricordando che l'anno scorso l'onda lunga della paura dell'attacco di Nizza rischiò di bloccarlo, il Tour si pone il problema della sua vulnerabilità. «La sicurezza è una priorità assoluta», ha detto il patron Christian Prudhomme. «Ci lavoriamo da mesi, pur sapendo che su un percorso di oltre 3500 chilometri non sarà facile mantenere il totale controllo della situazione. Poi c'è una cosa che non possiamo fare: allontanare la gente. Il Tour non è solo una corsa. Il pubblico non può stare lontano dallo spettacolo».

Morale: andiamo avanti, ma con giudizio. E anche col sorriso di chi sa che la vita, anche quella sportiva, non si deve fermare. Dovunque ci saranno gendarmi e poliziotti per assicurare il massimo della sicurezza. Si parla di oltre 20 mila agenti che vigileranno anche sui corridori più rappresentativi. Ombre discrete, si spera, ma pronte a intervenire al minimo allarme. Il giorno più a rischio sarà il 14 luglio, quando la Festa nazionale coinciderà con la visita di Donald Trump a Parigi.

Per allontanarci da questa atmosfera non proprio allegra, qualche curiosità in chiave nazionale. Tra i 198 corridori al via, 18 sono italiani. In lieve risalita rispetto al 2016 (5 in più). Ricordiamo Dario Cataldo che affianca Aru nella Astana. Molti i corridori “specializzati”al servizio dei big stranieri. Matteo Trentin piloterà il velocista Marcel Kittel, mentre Daniele Bennati avrà un importante ruolo di regista nella Movistar di Nairo Quintana.

Da tenere d'occhio infine il velocista Mark Cavendish, il corridore in corsa con più vittorie (30). Il suo obiettivo: battere il record (34 successi) del mitico Eddy Merckx. Ma sarà molto dura.

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