ARCHITETTURA

Non solo icone e grattacieli, New York pensa la community

La High Line compie 10 anni e ormai ha fatto scuola: ora nascono progetti finanziati da privati in aree meno note seguendo la spinta socio-culturale

di Paola Pierotti


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(Marka)

3' di lettura

Progetti pensati per la collettività, anche quando a finanziare è il privato. La storia dello studio Diller Scofidio+Renfro (DS+R), conosciuto per la High Line che ha rivitalizzato una linea ferroviaria sopraelevata in disuso – dal Meatpacking District, attraversando Chelsea fino al nuovo Hudson Yards che sarà completato definitivamente entro il 2025 – racconta l’esperienza di un team che a New York ha trovato terreno fertile per fare sperimentazione creando forti relazioni tra architettura, città e comunità.

I progetti
DS+R ha da poco tagliato il nastro dell’ampliamento del Moma, ed è anche l’autore di The Shed, il centro culturale telescopico per le arti performative, costruito accanto a The Vessel, nella nuovissima area residenziale-commerciale del West-End di Manhattan. «La High Line ha compiuto dieci anni e il potente effetto di gentrification che ha avuto non era stato così preventivato dallo studio – racconta Mario Bastianelli, associato DS+R –. Ma ha fatto la differenza anche l’impegno dello studio nel progettare attività per coinvolgere la comunità». DS+R ha anche trasformato e rivitalizzato l’area del Lincoln Center e ha realizzato un nuovo polo per laboratori, integrati con spazi collettivi e aree relax per la Columbia University. Progetti “vivi” che creano un’interfaccia continua tra edificio e città, dove la dimensione culturale e artistica, integrata con spazi civici, rimangono il comune denominatore. Un approccio che si distingue dalla produzione di grattacieli sempre più alti com’è il 432 Park Avenue di Rafael Viñoly, o quella di icone spettacolari come sono le opere targate BIG, che dopo l’edificio residenziale Via 57 West, sta ultimando The Spiral proprio nell’area Hudson Yards per Tishman Speyer.

Grazie alla lente di Urban Creative City Break (Uccb) – un format ideato da Luca Ballarini e Giacomo Biraghi per scoprire in presa diretta luoghi e talenti dell’industria creativa, in viaggi di formazione e networking – la Grande Mela non è solo Manhattan (dove le alte quotazioni mettono alla prova anche il segmento extra-lusso): la sperimentazione corre dove c’è creatività, mix di funzioni e sinergia tra pubblico e privato capace di ascoltare e mettere al centro le comunità.

Tra le iniziative più attese quella promossa da Road Studio per la realizzazione della Low Line, uno spazio verde ipogeo, tecnologicamente molto avanzato, raggiungibile dalla metro (stazione Delancey Street), grande come un campo da calcio. Una proposta coraggiosa, quella di un ex ingegnere satellitare della Nasa, James Ramsey (socio dello studio) che ha studiato la possibilità di dare una seconda vita ad una “rovina architettonica”. Non un’altra icona, ma un’infrastruttura sociale per migliorare vita civica e connessione umana, a partire da uno spazio abbandonato.

Tra Design e IT
Design, IT, dati: temi che ritornano quando si dialoga con talenti e startup che a New York cercano di coltivare idee e consolidarle. Giorgia Lupi, da maggio partner della società Pentragram, nota agenzia di comunicazione, racconta come è stata coinvolta nella squadra: «Con l’idea di lavorare sui dati, non solo per la parte di decision making ma anche per lo storytelling – spiega – la sfida è quella di considerare le esperienze dei singoli, di raccogliere l’opinione collettiva e di integrare più discipline». A New York Pentagram sta lavorando anche ad un progetto per un museo interattivo: «Otto mesi di mostra per restituire informazioni sul tema dell’identità, in vista del censimento del 2020».

E poi ci sono le persone: su questo punto insiste il Van Alen Institute, tappa del tour Uccb, che da 125 anni affianca le Pa e chi si prende cura della città per capire le ricadute sulla comunità, oggi con particolare attenzione all’impatto del design e dell’urbanistica sulle persone, anche con idee low cost, con soluzioni replicabili e scalabili. È un’attività di partecipazione che capitalizza le buone pratiche di altre città, cercando di insistere sul capire e spiegare le motivazioni delle scelte. Attenzione al design, alla cultura sociale e alla questione ecologica; politiche e azioni che si traducono in architettura e progettazione urbana, ad esempio a Brooklyn dove lo studio SO-IL sta costruendo una galleria d’arte privata, Artes Amant, in un’area industriale da rigenerare: un innesto voluto da una collezionista (pronta a fare il bis in una città toscana) come volano per la riqualificazione urbana. Cultura e architettura, a due passi dal Brookyln Bridge Park, nato in un’area ex industriale, lungo il waterfront, attrezzato per sport e tempo libero.

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