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Non solo immobili, il Vaticano gode di tesoretti da 11 miliardi

Tra beni mobili e immobili, la Santa Sede ha a disposizione un tesoretto da oltre 10 miliardi di euro. Una rete di investimenti e proprietà che non viene sempre gestita nel migliore dei modi

di Carlo Marroni


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5' di lettura

La cifra complessiva forse la conosce solo il Papa. Ma non è sicuro. La stima di massima delle disponibilità finanziarie della Santa Sede e della Città del Vaticano, quindi del governo centrale e non di diocesi o congregazioni religiose, è di circa 5 miliardi di euro. In netto calo rispetto ad un decina di anni fa, quando – prima della crisi dei mercato e del crollo dei tassi di interesse – poteva sfiorare quasi i 10 miliardi.

Questo per la parte mobiliare. Mentre quella immobiliare è stimata in oltre 6 miliardi. Si tratta esclusivamente di case e palazzi “non funzionali” all'attività istituzionale. Quindi niente palazzo della Cancelleria o la Gregoriana, per capirci. Questa valutazione è solo una piccola parte del patrimonio della «Chiesa» (congregazioni religiose e diocesi) che nel mondo conta su un patrimonio valutato oltre 2mila miliardi, comprese università, scuole e ospedali.

Il tesoro pontificio non è unitario, cioè custodito da un unico soggetto, ma spezzettato in vari “tesoretti”, gestiti gelosamente in modo autonomo e, come si è visto, non sempre al meglio. L’ultima tempesta che ha investito la Curia, generata da un’inchiesta giudiziaria che ha portato a irruzioni, sospensioni dal servizio e vari effetti collaterali è stata innescata da un immobile di prestigio a Sloane Avenue, Londra, passato di mano attraverso varie società-veicolo e da mesi sotto il diretto controllo della Segreteria di Stato, un’operazione definita “opaca” dal Segretario di Stato, Pietro Parolin.

L’irritazione del cardinale Becciu
Tanto che questa presa di posizione – poi da lui stesso smorzata – ha innescato un’irrituale reazione del cardinale Angelo Becciu, già suo vice, che ha parlato di macchina del fango. Ma questo non è l’unico investimento immobiliare nella capitale inglese (fu Pio XII a comprare per primo sulle rive del Tamigi): al Sole 24 Ore risulta che la Segreteria di Stato controlli sette palazzi a Cadogan Square, nel quadrilatero più caro della città in zona Knightsbridge, l’indirizzo di Harrod's e del Mandarin. Un buon investimento, del valore di almeno 70 milioni di sterline. La gestione è affiata alla Sloane and Cadogan Investment Managemet Ltd, alla quale sarebbe riconosciuta una commissione annuale di 1,5 milioni di sterline, in linea con il mercato.

Questo ulteriore asset è parte del patrimonio complessivo della Segreteria di Stato, curato dalla prima sezione degli Affari Generali – prima guidata da Angelo Becciu e dal 2018 da Edgar Pena Parra - che è di circa 700 milioni. Lì sono affluiti nel tempo parte dei soldi destinati dai fedeli all’Obolo di San Pietro – le offerte per il Papa del 29 giugno, la cui somma complessiva si è contratta molto, ormai attorno ai 50 milioni – e altri fondi la cui destinazione finale è decisa direttamente dal Pontefice. Non sono quindi fondi “neri”, ma certamente l'uso che il Pontefice decide è riservato, spesso per opportuni motivi di carattere politico e diplomatico. Se – per esempio – il Papa vuol far arrivare aiuti ai missionari in zone di guerra o guerriglia, è il caso che non lo faccia sapere in giro.

Quindi la Segreteria di Stato – che è insieme Palazzo Chigi, Viminale e Farnesina – ha una sua cassa (nata ai tempo di Paolo VI, perlopiù per ripagare i debiti contratti per i Concilio Vaticano II), che deve investire. Risulta che dei fondi siano stati parcheggiati al Fondo Centurion di Malta, sempre attraverso i contatti ex Credit Suisse che sono emersi negli accertamenti su Sloane Avenue.

L’Apsa, la grande cassa del Vaticano
L'altra grande cassa della Santa Sede è l’Apsa, Amministrazione patrimonio sede apostolica, cui spetterebbe per legge costituzionale (art. 172 Pastor Bonus) l’amministrazione di tutti i beni dello Stato. Ma, come si è visto, non è così. In ogni caso ha un cospicuo patrimonio immobiliare. Il suo presidente, monsignor Nunzio Galantino, in una recente intervista a Avvenire ha rivelato che si tratta di 2.400 appartamenti, il 60% affittato a canone calmierato a dipendenti, e di 600 tra negozi e uffici. Sono immobili liberi da vincoli e il loro valore è di 2-3 miliardi, nonostante il mercato in difficoltà. Per quanto riguarda il portafoglio mobiliare la stima è di un portafoglio di 1,7 miliardi: Galantino ha escluso che vi siano conti di persone fisiche estranee a ruoli dentro la Santa Sede (in passato ce ne sono stati, con tanto di sequestri e avvii di inchieste giudiziarie tuttora pendenti) e tantomeno cifrati.

C'è poi lo Ior, Istituto per le opere di religione, pietra miliare di ogni pensiero sul potere finanziario della Chiesa Cattolica, almeno da un trentennio. Oggi lo Ior, presieduto da Jean-Baptiste de Franssu e diretto da Gianfranco Mammì, dopo le riforme dei regolamenti – condotti assieme all'Aif e alla Segreteria di Stato – e un repulisti interno, ha un perimetro molto definito e presidiato, dedito ai depositi di dicasteri, diocesi e congregazioni religiose. In tutto circa 5 miliardi, ma il patrimonio netto su cui può contare è di 654 milioni (è li che avrebbe dovuto attingere se fosse stato eseguito il bonifico di 150 milioni chiesto dal Sostituto, Pena Parra, nel giugno scorso e che ha dato l’avvio all’inchiesta).

I tesoretti meno noti della Santa Sede
Questi sono i tesoretti noti o ricostruiti, cui tuttavia si devono aggiungere altre voci. Certamente uno dei dicasteri più ricchi è Propaganda Fide, presieduta dal cardinale Fernando Filoni. Per decenni ha goduto di una sorta di extraterritorialità anche contabile visto che il suo bilancio restava separato e segreto. Ora è dentro il computo generale (anche se i bilanci dal 2015 non vengono più resi noti, ma questa è un'altra storia) ma è il patrimonio la parte forte e anche sotto i riflettori, viste le inchieste nelle quali finirono.

Anni fa circolarono stime come 10 miliardi di immobili, ma secondo fonti interne è decisamente minore, circa 3-4 miliardi – frammentato in alcune centinaia di appartamenti - e un portafoglio stimato in un miliardo. Cifre meno consistenti, ma sempre apprezzabili, sono in cassa negli altri dicasteri con portafoglio, quali il Governatorato, il dicastero presieduto dal potente cardinale Giuseppe Bertello che guida ha la titolarità degli immobili dentro le mura leonine e controlla i Musei Vaticani, vera macchina di cash flow con gli oltre sei milioni di visitatori.

Gli asset non conteggiati e il problema della gestione
Altri “asset” non sono conteggiati, come il grande Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, gioiello di medicina ma che sta dando dei grattacapi economici, e i suoi conti sono sotto osservazione, specie riguardo a operazioni immobiliari emerse la scorsa estate e che sarebbero alla base di un cambio di governance. In queste ore emerge anche il caso dei conti della clinica Columbus, sotto l'ombrello del Gemelli-Cattolica, che non a caso, pare, ha appena nominato come direttore amministrativo Paolo Nusiner, esperto uomo di gestione in forza con lo stesso incarico al dicastero della Comunicazione.

Finora quindi le “casse” sono state gestite con strategie distinte e talvolta senza controlli. La cosa non è di poco conto. Infatti la legge attuale prevede che l'Aif possa monitorare solo i flussi dello Ior: gli altri sarebbero quindi senza compliance. L’idea che sta emergendo è una centralizzazione o quantomeno un coordinamento e questo potrebbe essere dalla prossima costituzione apostolica Praedicate Evangelium la cui bozza è sul tavolo del Papa. Che il Papa vuole andare in quella direzione è stato rivelato dal cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per lo sviluppo umano, pochi giorni fa alla Cattolica, svelando di fatto un progetto che finora era rimasto riservato. Infatti è prevedibile che inneschi delle reazioni. Si vedrà.

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