intervista a fernando cavallini

«Non solo imprese. Ora finanziamo anche i tecnici»

Il presidente Banca Macerata: «Gli aiuti sono partiti subito, ma la ricostruzione è lenta»


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Banca Macerata. Istituto nato nel 2006, nel cuore del territorio marchigiano

2' di lettura

«Ora sono i tecnici a chiedere finanziamenti. E la loro esposizione è diventata un punto critico: se loro non preparano le perizie, per la presentazione delle pratiche, la ricostruzione si ferma. Il punto è che loro devono anticipare le spese. E per questo vengono anche da noi».

È un imbuto concreto e stretto quello descritto da Fernando Cavallini, presidente di Banca Macerata, istituto nato nel 2006, con 5 filiali e un capitale sociale da 34 mln. Vive nel cuore del territorio marchigiano, colpito da «tre terremoti: bancario, con la liquidazione di banca Marche; economico, con la crisi del settore calzaturiero e quello fisico, con le scosse del 2016». A tre anni dal sisma, il finanziamento dei tecnici è diventato uno dei nodi prioritari, insieme al sostegno delle imprese che stanno ripartendo.

Dopo imprese e professionisti, che hanno chiesto credito, per delocalizzare (57.273) o privati per ricostruire (1mln 452mila), ora sono quindi aumentate le domande dei tecnici?

Lo sarebbero, ma per loro i finanziamenti avvengono nell’ambito dei normali criteri di accesso al credito, non come nella prassi di un contributo per il terremoto, in cui lo Stato garantisce dopo il via libera dell’ufficio ricostruzione.

I vostri dati sui muti, sospesi fino al 2020, per oltre 7 milioni e i finanziamenti per 27 milioni, per la moratoria dei tributi, che riflessione fanno fare a fronte della situazione attuale?

Che le agevolazioni sono partite velocemente, mentre la ricostruzione è lenta. Il direttore dell’ufficio speciale per la ricostruzione, Cesare Spuri, ha stimato 15 anni, per andare a regime, visti i tempi di ogni pratica. Il grande problema è l’entità delle pratiche e la vastità del territorio.

Il terremoto sta cambiando il tessuto economico?

C’è stato uno spostamento di parte della popolazione verso la costa, ma non delle imprese. Prima del sisma, l’entroterra si stava affermando in termini turistici, vista la richiesta di seconde case e l’exploit di agriturismi e b&b. Il sisma ha congelato per almeno un anno tutto; alcuni avevano delocalizzato e ora stanno provando a rientrare. Qualcosa sta ripartendo, soprattutto intorno all’agricoltura di pregio, l’agroindustria- che non si è mai fermata – e il turismo, che sta ricominciando. Ma viaggia insieme alla ricostruzione.

La vostra è una banca locale. In che modo, il terremoto ha cambiato anche voi?

Abbiamo cercato di essere il più possibile vicini alla popolazione, aprendo punti di consulenza nelle piazze, rimaste senza servizi bancari, dopo il caso di banca Marche. A Serrapetrona e Fiuminata, ad esempio, due comuni del cratere, abbiamo voluto dei negozi finanziari, proprio perché erano ormai senza presidi.

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