il cantiere del sole

Non solo Irpef: un Fisco amico di chi fa impresa

Non serve l’ennesima promessa di riforma fiscale, per la quale servirebbero un progetto organico compiuto e condiviso che non c’è, ma un “cantiere” allargato per migliorare il contesto del sistema fiscale

di Marco Mobili e Salvatore Padula


default onloading pic
Illustrazione di Laura Cattaneo/Il Sole 24 Ore

6' di lettura

Si fa presto a dire nuovo Fisco. Mentre si attende di capire quale direzione prenderà l’annunciata riforma dell’Irpef - sarà una riforma vera o tutto si risolverà nella modifica di qualche aliquota e detrazione? - da più parti comincia a farsi largo l'idea che il “cantiere” sulla fiscalità debba ampliare il proprio raggio d’azione.

Quindi, bene l’Irpef. Bene, se ci si vuole provare, un intervento equilibrato sull’Iva, puntando possibilmente più al recupero dell’evasione che non alla rimodulazione delle aliquote. Condivisibile l’idea del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, di procedere a tappe successive, con un occhio attento alla effettiva disponibilità di risorse, per non alimentare inutili aspettative.

Ma spazio anche alla prospettiva di correggere grandi e piccole storture della tassazione delle imprese, di razionalizzare bonus e incentivi, di far crescere l’appeal del sistema fiscale, favorendo l’arrivo in Italia di nuove attività e imprese invece di fare scappare chi già è qui. Con una rinnovata attenzione a temi ricorrenti, ma non per questo meno attuali, come la certezza del diritto, le semplificazioni, la riduzione degli adempimenti, il ruolo fondamentale dell’amministrazione e un nuovo processo tributario meno estemporaneo dell’attuale, a maggior ragione perché il governo ne parla con insistenza e in Parlamento già sono stati presentati svariati progetti di riordino, che attendono di essere calendarizzati.

Cantiere allargato
Sono temi particolarmente cari a imprese e categorie professionali. Non serve l’ennesima promessa di riforma fiscale, per la quale servirebbero un progetto organico compiuto e condiviso che non c’è, risorse che non esistono (sul 2021 e 2022 pende una doppia clausola di salvaguardia Iva da 18,9 e 25,8 miliardi di euro), nonché un governo e una maggioranza con una visione politica unitaria che non si vede. Una promessa che, a pensarci bene, per gli operatori suonerebbe comunque più come una minaccia che non come un’opportunità. Ma, certo, un “cantiere” allargato per migliorare il contesto complessivo del sistema fiscale.

Inoltre, è fuori dubbio quanto sia urgente avviare subito una riflessione sulle prossime scelte di politica fiscale (e industriale), non foss’altro perché il nuovo Def va predisposto entro il 10 aprile. Sono scelte che dovranno individuare l’armamentario di base per fronteggiare le criticità e le emergenze ormai ben visibili all’orizzonte – dai rischi connessi al Coronavirus sino al rallentamento della crescita globale, aggiungendo il nostro Pil già in flessione nell’ultima rilevazione, esattamente come la produzione industriale – possibilmente con l’aspirazione che quegli strumenti possano traghettare il Paese verso le sfide del decennio appena iniziato.

Irap nel mirino, incentivi da razionalizzare e certezza delle norme
Da dove partire? Non c’è dubbio che in cima alle attese degli operatori resta l’abolizione dell’Irap, eventualmente da sostituire con un’addizionale Ires, per superare l’obiezione della perdita di gettito (la Lega, lo scorso anno, proponeva una soluzione simile). Le imprese ne avrebbero un beneficio almeno in termini di semplificazioni e minori adempimenti. Altro punto, una politica degli incentivi improntata alla stabilità. Se guardiamo agli ultimi anni, è stata una girandola assurda tra Ace, mini-Ires, di nuovo Ace, ma anche bonus Tremonti, bonus Visco-Sud, bonus ricerca, start-up, super ammortamenti, iper ammortamenti, crediti di imposta e molto ancora. Le imprese chiedono misure semplici, certe e strutturali per poter programmare gli investimenti, che sono necessari per la crescita e per l’occupazione. Occorrono misure per accompagnare stabilmente la transizione a Industria 4.0, ora anche in chiave di sostenibilità.

E così difficile accontentare le imprese?
Evidentemente sì. Esattamente come lo è garantire agli operatori la certezza normativa. Non esistono, nel passato, eccezioni alla brutta regola dell’aleatorietà delle leggi fiscali. Ma bisogna riconoscere che negli ultimi due anni - complice il passaggio attraverso tre governi, da Gentiloni a Conte, da Conte a Conte bis - si è toccato il fondo. Senza dire del modo in cui, spesso, le norme sono state cambiate. Si pensi alle nuove sanzioni penali tributarie arrivate con decreto legge, in violazione non solo dei principi costituzionali (dov’erano i requisiti di necessità e urgenza?) e di quelli dello Statuto dei diritti del contribuente, ma contro le più elementari regole del buonsenso: l’inasprimento delle pene è entrato in vigore, senza alcuna vacatio, con la pubblicazione della legge di conversione del decreto.

La scommessa mai vinta delle semplificazioni
Il tema delle semplificazioni resta una priorità nella possibile agenda per un Fisco migliore. Da un lato, i numerosi (e ambiziosi) progetti di semplificazione del passato si sono spesso via via svuotati, fino a svanire quasi nel nulla. Dall’altro lato, l’esperienza insegna che non solo è difficile semplificare l’esistente, ma che ogni nuovo intervento legislativo finisce puntualmente per generare ulteriori complicazioni e incertezze. Lo confermano molte norme dell’ultima manovra di bilancio, dall’obbligo di tracciabilità di alcune spese detraibili sino ai nuovi e contestatissimi obblighi sulle ritenute negli appalti, solo per citare due esempi.

Le associazioni di categoria e le professioni svolgono da sempre un monitoraggio costante sulle situazioni più critiche, proponendo le relative soluzioni. Si tratta, per lo più, di interventi a “costo zero” per l’Erario o comunque a costi molto contenuti (ultimi esempi, certamente non unici, le proposte presentate congiuntamente da Confindustria e dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti nel settembre scorso e quelle indicate dagli esperti del Sole 24Ore sul quotidiano del 6 settembre 2019).

Le cose da fare non mancano. Si pensi all’Iva e alle sue mille complicazioni. La fatturazione elettronica non ha prodotto alcun alleggerimento di altri adempimenti. Resta l’anomalia dello split payment. Vanno riviste le regole per le note di variazione Iva per recuperare l’imposta sui crediti non riscossi (oggi possibile solo dopo la procedura concorsuale). Oppure, in ambito diverso, si pensi alla duplicazione di adempimenti connessi ai disallineamenti tra la disciplina civilistica e quella fiscale. E poi ancora: società di comodo, premialità degli Isa, regime delle perdite, cooperative compliance più estesa, oppure il fatto che l’amministrazione non sia tenuta a comunicare ai contribuenti l’esito
(anche negativo) di un controllo.

L'amministrazione finanziaria: ruolo, competenze e sfide
Una riflessione va fatta anche sulle agenzie fiscali, in particolare su quella più esposta al confronto con i contribuenti, ovvero l’agenzia delle Entrate e del territorio, connessa anche all’attività di riscossione dei tributi per il tramite del suo ente strumentale “Agenzia delle entrate-Riscossione” (un bel garbuglio di nomi tanto per disorientare i cittadini...a proposito di semplificazioni).

L’anno prossimo ricorrerà il ventennale dell’agenzia delle Entrate che, dal 1° gennaio 2001, gestisce la macchina fiscale con un elevato grado di autonomia, sotto l’indirizzo e la vigilanza del ministero dell’Economia e delle Finanze. Che qualche problema esista è sotto gli occhi di tutti. Da un lato perché l’Agenzia non ha ancora superato il colpo subìto con la sentenza della Corte costituzionale che, nel marzo del 2015, ha azzerato circa 800 posizioni dirigenziali assegnate senza concorso a funzionari interni. Una situazione complicatissima affrontata, di fatto, senza alcun supporto della politica.

Dall’altro, se si parla con chi per motivi professionali si deve confrontare quasi quotidianamente con gli uffici dell’amministrazione è evidente il disagio. Come se il messaggio del “Fisco amico” o del “Fisco tutor”, come lo ha definito di recente il ministro Gualtieri, non fosse arrivato nelle sedi territoriali, dove le modalità operative sono spesso rimaste quelle del passato, poco o per niente aperte al confronto con i contribuenti e più attente a obiettivi e budget. Basta ascoltare con qualche rappresentante sindacale per capire che la riorganizzazione interna - varata a fine 2017 e operativa dall’inizio del 2018 - non è ancora stata completamente metabolizzata, forse anche per le difficoltà di coniugare in modo nuovo le funzioni dedicate all’assistenza dei contribuenti con quelle dedicate al controllo.

La moltiplicazione dei compiti
L’Agenzia fa sempre più cose. Si occupa dei servizi ai contribuenti, li assiste con strumenti innovativi (vedi la cooperative compliance e i tutoraggi vari, dove però tra alcuni soggetti coinvolti comincia a serpeggiare un po’ di insofferenza), gestisce innovazioni importanti, come nel caso della fatturazione elettronica e dell’invio dei corrispettivi oppure come con la dichiarazione precompilata. Manda lettere di alert per segnalare possibili errori, risponde a interpelli, fa circolari, provvedimenti e molto altro ancora. Poi - nei ritagli di tempo, vien da pensare - fa anche gli accertamenti (sempre meno, in verità), con il paradosso che però è la cultura dell’accertamento che sembra sempre prevalere nell’azione degli uffici.

Intanto, il futuro propone nuove sfide: si pensi a come impatteranno sul lavoro degli uffici innovazioni come l’intelligenza artificiale, il cognitive computing, l’analisi avanzata dei dati, le tecniche di data mining. Chi ci pensa? Basterà l’assunzione di qualche centinaio di funzionari, come ora è previsto? E per quali qualifiche li stanno scegliendo? In questi anni la politica si è quasi dimenticata dei problemi dell’Agenzia. È stato un errore: se all’amministrazione si chiede tanto, l’amministrazione deve anche essere messa nelle condizioni di fare bene i propri tanti lavori. Perché un’amministrazione che funziona bene è il presupposto per un sistema fiscale più semplice ed efficiente.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...