FONDAZIONI MUSICALI

Non solo lirica: il pop-rock aiuta il rilancio dell’Arena

Per il teatro di Verona utile di 2,6 milioni nel 2018, grazie anche al contributo dell’extra-lirica. Incassi in aumento del 15% per la nuova stagione d’Opera

di Giovanna Mancini


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Le prime tre recite del «Trovatore» di Giuseppe Verdi hanno registrato il tutto esaurito, così come le Prime di «Traviata», che ha inaugurato la stagione lo scorso 21 giugno, e dell’«Aida»

4' di lettura

Lo scorso 21 giugno le note di Giuseppe Verdi con la sua Traviata, diretta da Daniel Oren, per la regia del maestro Franco Zeffirelli scomparso qualche giorno prima, hanno dato il via alla nuova stagione lirica dell’Arena di Verona, la prima dell’epoca “post-Bray”, in cui cominciano a raccogliersi i frutti della nuova gestione della Fondazione lirica, avviata a gennaio 2018 dopo un anno e mezzo di commissariamento.

Certo: a raddrizzare i conti della Fondazione (Fav) sono state soprattutto le misure previste dal Piano di risanamento 2016-2018, necessarie per accedere ai finanziamenti statali previsti dalla legge Bray del 2013 a favore delle fondazioni lirico-sinfoniche in difficoltà. Ma anche la musica pop e rock ha dato il suo contributo alla lirica veronese. Elton John quindi – con il suo concerto a prezzi stellari nel celebre anfiteatro romano a fine maggio – a suo modo ha dato un contributo (così come Mark Knopfler, i Thegiornalisti o Marco Mengoni, tra i tanti), a valorizzare il genio di Verdi, Bizet e Puccini, ma anche il talento di Roberto Bolle o Plácido Domingo, solo per citare alcuni tra i protagonisti della nuova stagione areniana, che si concluderà il 7 settembre.

Non è certo una novità che gli eventi “extra-lirica” organizzati all’interno del teatro abbiano come obiettivo il sostegno dell’Arena stessa, grazie alle entrate derivanti al Comune (attraverso la società Arena Verona srl, controllata al 100% dalla Fondazione) dall’affitto degli spazi agli organizzatori di concerti o altre iniziative. La differenza è che la giunta guidata dal sindaco Federico Sboarina ha deciso che questi guadagni siano interamente versati al teatro. Da qui la possibilità per il Comune di triplicare il proprio impegno finanziario per il teatro già nel 2018, da 300mila euro a 1,97 milioni, con 1,6 milioni derivanti dai canoni di affitto.

Ma questo è solo uno degli elementi che hanno portato a chiudere l’anno passato «con numeri che fanno ben sperare – spiega il sindaco, che è anche presidente della Fondazione -. Il bilancio 2018 ha registrato un utile di 2,6 milioni di euro». Cifra importante, perché negli anni 2016 e 2017 (i primi due sotto l’egida della Bray) l’utile era stato di 367mila e 657mila euro rispettivamente, utile raggiunto soprattutto grazie a una delle misure del Piano di risanamento, che prevedeva il pagamento ai dipendenti di sole 10 mensilità l’anno, con un risparmio annuo di circa 2,4 milioni. Nel 2018, grazie a un utile più consistente, il pareggio sarebbe stato raggiunto anche senza questa misura: e questo è un risultato importante , visto che dal 2019 il teatro è fuori dalla legge Bray e tornerà quindi a pagare i dipendenti a tempo pieno, per tutte le mensilità. L’anno si è aperto del resto con numeri incoraggianti: a oggi l’incasso totale di biglietti e abbonamenti venduti per la nuova stagione lirica è di 18,6 milioni euro (+15% rispetto alla stessa data di un anno fa), con cinque date «sold out», le Prime di Traviata, Aida e Trovatore, oltre alla Seconda e Terza recita di Trovatore. Un dato positivo, se si considera che l’intera stagione 2018 aveva fruttato 24 milioni di euro lordi di incassi, che rafforza le previsioni ottimist+iche sul 2019, il cui bilancio previsionale prevede un budget complessivo di circa 44,9 milioni, di cui 22,8 derivanti da ricavi di biglietteria.

«Raccogliamo i frutti del lavoro avviato un anno e mezzo fa dalla nuova gestione – dice il sindaco – a cominciare da un programma attrattivo, fatto di grandi nomi». A cui si aggiunge la ricerca di partner: tra i soci è tornata la Camera di commercio di Verona ed è entrata Cattolica Assicurazioni. I contributi privati nel 2018 sono saliti a quasi 4,5 milioni (contro i 2,7 del 2017) perché, spiega Sboarina, «abbiamo dato garanzie sul futuro del teatro, con una programmazione e un piano di gestione a lungo termine». Anche l’Art Bonus ha fatto la sua parte, soprattutto grazie al ruolo giocato per la ristrutturazione in corso della stessa Arena (un intervento il cui costo complessivo sarà di 14 milioni, a carico di Unicredit e Fondazione Cariverona).

Tutto bene dunque? Più o meno. Se sembrano sopiti – per ora – gli screzi che la scorsa estate avevano messo ai ferri corti la sovrintendente Cecilia Gasdia e il direttore generale Gianfranco De Cesaris, sul fronte dei lavoratori restano alcune tensioni. Il Piano di rilancio presentato qualche settimane fa ai sindacati, alle imprese e associazioni del territorio, non ha convinto i rappresentanti dei lavoratori, che chiedono maggiore trasparenza e chiarezza sui contenuti del rilancio, compresa la questione dell’organico, a loro avviso sottodimensionato, con 240 dipendenti a tempo determinato e oltre a 950 stagionali. I sindacati sollevano inoltre qualche dubbio sulla società incaricata di gestire il calendario extra-lirica, chiedendo garanzie che la parte di concerti pop-rock non diventi preponderante, a scapito proprio della stagione d’Opera che invece dovrebbe sostenere.

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