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Non solo Matera e Venezia: in Italia a rischio alluvione oltre 67mila beni culturali

Da non sottovalutare anche il problema dei tesori artistici e architettonici a rischio frana, un fenomeno spesso connesso ad eventi idrogeologici: in Italia un censimento Ispra-Iscr del 2015 registra 14mila

di Vittorio Nuti


Alluvioni e frane, in Italia a rischio in 7,2 mln

3' di lettura

Non solo Venezia e Matera. La prima sommersa dall'acqua alta a livello record per il mix micidiale di forti venti di scirocco e marea. L'altra ferita da un nubifragio che ha trasformato i rioni Sassi in un fiume in piena. Due esempi concreti e drammatici di quello che può fare il clima impazzito sul nostro paesaggio urbano. Non si tratta di casi isolati ed eccezionali, ma di fenomeni ormai ricorrenti. Che in Italia, paese con il primato mondiale dei beni culturali Patrimonio dell'Umanità (51 siti Unesco) potrebbero fare molti più danni che altrove.

Siti a rischio
Secondo il dossier di Legambiente "Le città italiane alla sfida del Clima" (edizione 2017), elaborato in collaborazione con il ministero dell'Ambiente, il Belpaese ospita infatti ben 28.483 siti del patrimonio culturale esposti ad alluvioni con "tempi di ritorno" (Tr) fino a 200 anni.
Oltre 39mila sono invece i beni culturali esposti ad alluvioni «rare ma di estrema intensità», con tempo di ritorno fino a 500 anni.

Tempi di ritorno
Il "tempo di ritorno" è un modo statistico per stimare la probabilità che un evento accada in un dato anno: quindi un'alluvione con Tr 200 ha lo 0,5% probabilità di accadere in un anno, che salgono al 2,5% e al 5% a cinque e dieci anni. Un evento alluvionale con Tr 500 ha invece probabilità di accadere dell0 0,2% a un anno, dell'1% a cinque, e del 2% su 10 anni.

Tesoro da proteggere
Nel complesso, oltre 67mila beni artistici e culturali rischiano dunque di andare sott'acqua, quasi un terzo degli oltre 200mila beni architettonici, monumentali e archeologici sparsi per l'Italia, senza contare 3.400 musei e circa duemila aree e siti archeologici. Assolutamente da non sottovalutare anche il problema dei tesori artistici e architettonici a rischio frane: in Italia il censimento Ispra-Iscr del 2015 citato da Legambiente ne conta 14mila.

I casi di Roma e Firenze
Sempre sul fronte alluvioni e piogge, il Dossier Legambiente evidenzia tra le situazioni maggiormente esposte al cambiamento climatico quella di Roma. Nella Capitale, dove nel 2016 una forte pioggia danneggiò in modo rilevante un ampio tratto delle Mura Aureliane, i beni immobili di pregio storico culturale esposti a rischio alluvione «sono 2.204», con un tempo di ritorno fino a 500 anni, mentre l'area inondata «comprende anche il centro storico, in zona Pantheon, Piazza Navona, Piazza del Popolo». Nel Comune di Firenze, sempre secondo Legambiente, i beni immobili esposti a rischio alluvioni con tempo di ritorno fino a 200 anni sono 1.145, «tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore».

Lungo elenco di città alluvionate
A conferma della fragilità delle nostre città d'arte il Rapporto Legambiente elenca molti casi recenti di luoghi e siti feriti dal maltempo. Da Genova, dove l'alluvione dell'ottobre 2014 provocò forti danni all'Archivio di Stato, alla biblioteca nazionale e al Palazzo Reale, a Livorno, dove le piogge torrenziali dell'ottobre 2015 provocarono ingenti danni al tempio ebraico. E poi gli scavi archeologici di Sibari, i più grandi della Magna Grecia, sommersi da acqua e fango per l'esondazione del fiume Crati (gennaio 2013). E Volterra, in provincia di Pisa, dove le piogge nel gennaio del 2014portarono al crollo del manto stradale della Piazzetta dei Fornelli e di trenta metri di mura medievali.

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