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Non solo Mes: l’Italia è l’unico paese Ue senza un’autorità contro i rischi sistemici

Doveva nascere due anni fa ma nessuno lo ha voluto: un Comitato con poteri speciali anti-crisi capace di far scattare in caso di emergenza finanziaria una stretta sinergia tra Bankitalia, Consob, Ivass, Covip e Agcm

di Davide Colombo


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3' di lettura

In questi giorni di grandi affanni parlamentari sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) vale forse la pena ricordare che l’Italia è attualmente l'unico paese dell’Unione privo di un’autorità nazionale macroprudenziale, organismo da tutti adottato seguendo la raccomandazione dell'Esrb, il Comitato europeo per il rischio sistemico. Di cosa si tratta? Ce lo ricorda Bankitalia nelle ultime righe del Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato venerdì: un organismo nazionale cui spetterebbe la sorveglianza dei grandi rischi che possono colpire il nostro sistema finanziario, raccogliere dati su settori trasversali dell'economia e, nell'eventualità di una crisi, coordinare al meglio tutte le contromisure che le diverse autorità di supervisione nazionale dovrebbero adottare. Un comitato con poteri speciali, insomma, capace di far scattare in caso di emergenza una stretta sinergia tra Bankitalia, Consob, Ivass, Covip e Agcm.


Delega scaduta nel 2017
Due anni fa tutto sembrava pronto ma il governo Gentiloni (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio era Maria Elena Boschi) decise di non decidere a lasciò scadere la delega adottata proprio per dare attuazione alla raccomandazione dell'Esrb del 2011. Era settembre e in Parlamento anziché approvare un testo già pronto si preferivano azzardi come una mozione contro il secondo mandato del governatore Ignazio Visco, nomina poi arrivata in ottobre sfiorando una crisi istituzionale che oggi sembra dimenticata. All'epoca solo Romania e Spagna dovevano ancora allinearsi alla raccomandazione Esrb, oggi siamo rimasti solo noi.


Un coordinamento anti-crisi
Secondo lo schema previsto il Comitato per le politiche macroprudenziali avrebbe dovuto essere presieduto dalla Banca d'Italia e vi avrebbero partecipato, oltre alla Consob, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) e, in qualità di osservatori, il ministero dell'Economia e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm). La bozza del decreto legislativo mai approvato fissava in cinque articoli composizione, ruoli e funzioni di questo organismo, che avrebbe dovuto avvalersi di «risorse e strutture» della Banca d'Italia, visto che a presiederlo doveva essere proprio il governatore.


Poteri forti
Il Comitato avrebbe goduto di piena indipendenza nell'identificazione dei rischi per la stabilità del nostro sistema finanziario con una serie di strumenti molto forti. Primo: obbligo per le autorità coinvolte di fornire, su richiesta motivata del Comitato, tutte le informazioni relativa a soggetti vigilati «anche in forma non aggregata». Secondo: si dava a Bankitalia il potere di chiedere informazioni a soggetti privati che svolgono «attività economiche rilevanti» anche avvalendosi della Guardia di finanza. Terzo: in caso di rifiuto di questi privati rilevanti a fornire le informazioni richieste o in caso di informazioni false, Bankitalia avrebbe potuto far scattare sanzioni amministrativa da un minimo di 5mila a un massimo di 5 milioni di euro. Quarto: le autorità componenti del Comitato non avrebbero potuto «opporsi reciprocamente il segreto d'ufficio». Il Comitato avrebbe dovuto agire con trasparenza e informare il Parlamento, almeno una volta l'anno con una relazione, dell'attività svolta. Inoltre avrebbe dovuto lavorare in cooperazione con l'Esrb, la Bce e le autorità macroprudenziali degli altri paesi Ue in una logica di massimo coordinamento sulle misure da adottare in caso di nuove crisi di impatto sistemico.


Commissione di inchiesta sulle crisi bancarie
Vale ricordare che due anni fa la Commissione Casini chiuse i suoi lavori d'inchiesta parlamentare con un documento in cui, tra l'altro, si auspicava proprio quel maggior coordinamento tra autorità di vigilanza nazionali che il decreto delegato prevedeva. Insomma, il legislatore da una parte evitava di allinearsi con le migliori pratiche europee e, dall'altra, chiedeva a Bankitalia e Consob di collaborare di più per evitare nuove crisi. Passati due anni abbiamo una nuova Commissione d'inchiesta sulle banche in fase di avvio (è convocata il 19 dicembre) ma non abbiamo ancora il comitato con poteri speciali anti-crisi.

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