le conclusioni finanziarie del consigli o

Non solo migranti: che cosa ha deciso il vertice Ue sulla riforma dell’Eurozona

dal corrispondente Isabella Bufacchi


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Passaggio di consegne: il cancelliere Sebastian Kurz (a sinistra) ha inaugurato la presidenza di turno austriaca con il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk (al centro) e il premier bulgaro Boyko Borissov

3' di lettura

La montagna ha partorito il topolino? La dichiarazione finale sui temi finanziari è una paginetta. Cosa è stato deciso al Summit su Unione bancaria e riforma del Meccanismo di stabilità (Mes) meglio noto come fondo salva-Stati?
Il Summit ha deciso che sarà il Mes a dare il backstop, la garanzia di ultima istanza, al Fondo di risoluzione unico rendendo così più resiliente alle crisi il sistema bancario europeo che è già molto solido. Sui tempi, restano vaghi. Il Consiglio inoltre ha confermato che per la garanzia unica europea sui depositi bancari i tempi sono lunghi e come punto di partenza andrà definita per prima una roadmap. Il Consiglio ha infine espresso parere favorevole al “rafforzamento del Mes” senza entrare in dettaglio. Nulla verrà messo nero su bianco fino al Consiglio di dicembre, il nuovo traguardo temporale per definire queste riforme.

2 Perché nel testo della dichiarazione non appaiono nè numeri nè date nè nuovi strumenti? Vuol dire che nulla è deciso su nulla?
Il Consiglio non è entrato in quel tipo di dettaglio ma questo non significa che numeri o date non siano sul tavolo: i ministri delle Finanze nell’ultimo Eurogruppo hanno già iniziato a discutere se possano servire target prefissati per la riduzione dello stock dei Npls, su come migliorare le clausole CaC, su quale forma e quali tempi dare al backstop al Fondo di risoluzione. La dichiarazione del Summit si limita invece a far riferimento, come base della discussione, alla lettera del presidente Centeno a conclusione dell’ultimo Eurogruppo:qualche dettaglio lì c’è e da lì si riparte.

3 E cosa dice Mário Centeno nella lettera?
Sul backstop del Mes al Fondo di risoluzione, è stabilito che dovrà essere messo a disposizione prima della fine del periodo transitorio: questo può significare prima del 2024, forse il 2020. La lettera puntualizza che la dimensione del backstop sarà pari alla dimensione del Fondo di risoluzione, quindi, 60 miliardi circa: «Sì al raddoppio della potenza di fuoco per la risoluzione bancaria». In quanto al potenziamento del Mes,la lettera di Centeno cita un ruolo più forte del fondo salva-Stati nel «monitoraggio e nella definizione» dei programmi di aiuto, senza duplicare il ruolo della Commissione. La lettera riconosce anche la necessità di ampliare la cassetta degli attrezzi del Mes, con nuovi strumenti oppure la revisione delle linee precauzionali già esistenti. Infine, Centeno riconosce che sul fronte della sostenibilità del debito pubblico le opinioni sono divergenti. Angela Merkel ha proposto a tal fine di assegnare un nuovo compito al Mes, sostenendo che dovrebbe occuparsi in futuro della valutazione della sostenibilità dei debiti pubblici come intervento ex-ante in aggiunta alla sua
azione ora che è solo ex-post. Ma l’idea non piace.

4 Perché non piace?

La dichiarazione finale del Consiglio sull’Unione bancaria e sul Mes evita qualunque riferimento, anche lontano e vago, a qualsiasi termine o progetto che il mercato possa interpretare come un segnale che va nella direzione di qualche novità tecnica sulla ristrutturazione del debito sovrano. I tempi non sono maturi per aprire questo dossier, anche se la Germania, tutti i Paesi “core “ e la Bundesbank premono ricordando che nell’Eurozona non esiste un percorso predefinito per ristrutturare il debito degli Stati in maniera ordinata. Non c’è questo meccanismo perchè dopo la Grande Crisi ora tutti i debiti pubblici sono sostenibili e dunque non se ne sente la necessità. Il ricordo di quello che accadde dopo la passeggiata a Deauville di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, quando venne deciso di spalmare le perdite sui creditori privati degli Stati in caso di default sovrano, è ancora vivo.

5 Cosa c’è da aspettarsi ora? L’Eurozona resta senza strumenti anti-crisi?
L’Eurogruppo tornerà a riunirsi tra due settimane e poi in settembre, ottobre, novembre e dicembre e per fine anno verranno definiti tutti i pilastri: la road map per Edis (garanzia unica sui depositi), il backstop al Fondo di risoluzione bancaria, il potenziamento di strumenti e compiti del Mes. L’importante è che si trovi via via anche un accordo per portare avanti riduzione e condivisione dei rischi (Npls e debiti) e attrezzarsi con interventi ex-ante di prevenzione che servono tanto quanto quelli ex-post. L’Eurozona ha già quanto basta per gestire le crisi: Bce e Ssm per la stabilità dell’euro, dei prezzi e finanziaria, il Meccanismo di risoluzione per le crisi bancarie, il Mes per le crisi degli Stati, anche se solo temporanee e di liquidità, non di insolvenza.

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