Cinema e Media

Non solo Montalbano. Camilleri sfonda anche con il romanzo storico

di Stefano Salis

Camilleri: su accoglienza migranti forse prima avevamo più cuore


3' di lettura

Non solo Montalbano. Se c'è una cifra letteraria che va riscoperta in Camilleri, ancora migliore del celeberrimo commissario che ha stregato gli italiani (sia i lettori che i telespettatori), è quella dei romanzi storici, ambientati soprattutto nella Sicilia di fine Ottocento, quando l'Italia si era appena unita e una delle regioni che più accusò il colpo era proprio l'isola.
Senza bisogno di scomodare Gattopardi o verghiani romanzi “della roba”, il Camilleri storico ha fornito, durante la sua carriera, prove eccezionali di qualità narratorie nel mettere in scena quegli anni decisivi nella sua Sicilia, creando personaggi altrettanto memorabili dei corrispondenti verghiani.

Lunedì 25 febbraio sera gli spettatori di Raiuno ne hanno avuto la riprova: è andato in onda il film tratto da La stagione della caccia, la cui scrittura per il piccolo schermo è stata in parte rivista dallo stesso Camilleri. Storia tragica e comica, a un tempo, con un farmacista, Fofò La Matina che apre una farmacia a Vigata. I Borbone sono un ricordo, ma il blasone conta ancora molto. E i più nobili fra i nobili sono i Peluso di Torre Venerina. Ma questa ricchissima e potente famiglia comincia all'improvviso a essere decimata dai lutti. I Peluso muoiono uno dopo l'altro, come le prede di una battuta di caccia. Fin quando si scopre che La Matina è figlio di un contadino che molti anni prima aveva lavorato come campiere proprio per i Peluso.

L'adattamento per la tv, con la regia di Roan Johnson, restituisce felicemente le atmosfere e le capacità affabulatorie del grande scrittore siciliano. Più profondo di quanto possa apparire in prima battuta. Come ribadiscono le note di regia dello stesso Johnson. “Quando ho finito di leggere il romanzo di Camilleri da cui è tratto questo film, sono rimasto sbalordito e confuso. Sbalordito perché è un romanzo ricco di personaggi straordinari, toni diversi, aneddoti esilaranti, idee brillanti, e sono rimasto confuso per le stesse ragioni. “La stagione della caccia” infatti è una sorta di saga familiare dei nobili Peluso che racconta così tante persone e vicende che mi trovavo in difficoltà a trovare il tema centrale, una chiave di lettura che mi facesse da faro per interagire con gli sceneggiatori, con gli attori, con la mia troupe e con Camilleri stesso. Dopo aver letto e riletto il romanzo e la prima versione del copione scritta dallo stesso Camilleri, dal mio maestro del Centro Sperimentale Francesco Bruni e da Leonardo Marini, e parlando con loro, ho capito che il filo conduttore principale era la critica al patriarcato del tempo, che poi, se si vuole, è la radice di un patriarcato che ancora noi italiani facciamo fatica a metterci alle spalle”.

Critica sociologica, osservazione della realtà, tempi e spirito giusto, attori azzeccati: per tutto questo il Camilleri storico funziona, in tv, bene almeno quanto il Montalbano, come già aveva fatto indovinare il precedente film tratto da un romanzo storico, “La mossa del cavallo”.
Il successo di pubblico lo conferma: lunedì 25 il film è stato visto da 7 milioni 115 mila spettatori e ha avuto il 30,81% di share, risultando così anche il programma più visto dell'intera giornata. E stasera, martedì 26 febbraio, Camilleri fa il bis in un’altra veste: Rai 1 ripropone infatti in prima serata lo spettacolo “Conversazioni su Tiresia” di e con Andrea Camilleri, registrazione dell'11 giugno 2018 dal teatro greco di Siracusa, con la regia di Roberto Andò e Stefano Vicario.

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