dopo le dimissioni di conte

Crisi di governo, i provvedimenti «spiaggiati» dal taglio dei parlamentari al salario minimo

Dall’autonomia regionale differenziata al salario minimo, dalle nomine dei vertici delle authority al disegno di legge sul conflitto di interessi: è lungo l’elenco dei provvedimenti lasciati in sospeso dalla crisi di governo.

di An.Ga.


Trionfa la politica come arte dell’ipocrisia

3' di lettura

Non c’è solo il taglio dei parlamentari tra i provvedimenti lasciati in sospeso dalla crisi di governo. L’elenco è lungo: si va dall’autonomia regionale differenziata al salario minimo; dalle nomine dei vertici delle authority al disegno di legge sul conflitto di interessi. In alcuni casi si tratta di provvedimenti da perfezionare. In altri di appuntamenti politici delicati come la scelta del commissario italiano nel nuovo esecutivo Ue guidato da Ursula von der Leyen. Alcune delle partite aperte riflettono profonde divisioni tra Lega e M5s (è il caso dell’autonomia regionale differenziata).

PER APPROFONDIRE / Pd: mandato a Zingaretti per «governo di svolta». Le condizioni per trattare con M5S

Taglio dei parlamentari affondato
Il caso più clamoroso è quello del taglio dei parlamentari (il ddl prevedeva di ridurre da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori), cavallo di battaglia del M5s. Il disegno di legge costituzionale era in calendario il 22 agosto alla Camera per la quarta e ultima lettura con testo blindato. Ma si è arenato con la crisi. E salterà definitivamente in caso di ritorno alle urne. Anche se potrebbe far parte del programma di un eventuale governo M5s-Pd.

GUARDA IL VIDEO / Il j'accuse di Giuseppe Conte a Matteo Salvini

Lo stallo sul salario minimo
Le divergenze tra i due alleati sono anche dietro lo stop per il disegno di legge sul salario minimo, con i due alleati divisi sui costi che rischiano di ricadere sulle imprese, stimati in circa 6 miliardi di euro se davvero si fissasse a 9 euro la paga oraria per chi oggi non rientra in un contratto collettivo nazionale. E annessi possibili effetti negativi sul mondo produttivo di piccole imprese, artigiani e commercianti che storicamente rappresenta la base elettorale leghista.

Autonomia differenziata in stanby
La controversa riforma che dovrebbe attribuire a Lombardia, Veneto e Emilia Romagna maggiore autonomia su una serie di materie (dall’istruzione alla tutela della salute) è rimasta bloccata nonostante il pressing della Lega per farla approvare. Prima dell’apertura della crisi il M5s aveva annunciato una serie di emendamenti e modifiche con l’obiettivo dichiarato di «tutelare il Mezzogiorno» a causa del timore di una riduzione delle risorse destinate alle regioni del Sud.

GUARDA IL VIDEO / Dalla nascita alla crisi: dopo 15 mesi governo gialloverde al capolinea

Lo scoglio delle nomine
Devono essere nominati i vertici delle Autorità per le comunicazioni e per la privacy. Ma la principale scadenza per il governo sul fronte nomine riguarda la scelta entro il 26 agosto del commissario europeo che il governo deve designare per la nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen. Prima della crisi si dava per scontato che questo ruolo fosse appannaggio di un esponente della Lega. E si era fatto da più parti il nome di Giorgetti. Ma dopo l’annunciato forfait di quest’ultimo, lo stesso Salvini non aveva dato una indicazione univoca.

LEGGI ANCHE / Pd: mandato a Zingaretti per «governo di svolta». Le condizioni per trattare con M5S

Gli altri provvedimenti arenati
Destinato al binario morto il provvedimento che punta a disciplinare le chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali. Il ddl è arenato in commissione Attività produttive della Camera. All'origine dello stop ci sarebbe il fatto che l'opportunità di tenere chiusi gli esercizi commerciali di domenica è considerato un tema molto divisivo nel Paese. Al palo anche il disegno di legge sull’acqua pubblica. La pdl contenente “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (primo firmatario la deputata Federica Daga) giace da ottobre 2018 in Commissione Ambiente a Montecitorio. Ed è rimasta a lungo ferma in attesa della relazione tecnica del Governo. Al ralenty la legge sul conflitto di interessi. Tre le proposte presentate in commissione: di Anna Macina (M5s); di Emanuele Fiano (Pd) e di Francesco Boccia (sempre Pd). Manca ancora un testo unico.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...