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«Non solo turismo, la Romagna punta su energia e sostenibilità»

Roberto Bozzi. Parla il presidente di Confindustria Romagna che riunisce Ravenna, Forlì e Rimini: dal turismo alla transizione energetica, le sfide di un territorio che punta su green e innovazione

di Ilaria Vesentini

Roberto Bozzi. Il presidente di Confindustria Romagna, la maxi-territoriale che si prepara a festeggiare il secondo anniversario nata dell'unione degli industriali forlivesi con quelli di Ravenna e Rimini.

4' di lettura

«Qui viviamo bene e gli scenari cupi che ci attendono renderanno la qualità della vita una leva sempre più potente di competitività urbana e sociale dei territori. Per rafforzarci dobbiamo perciò lavorare sulla capacità del “Romagna life style” di attrarre talenti e risorse qualificate». Le parole di Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna (la maxi-territoriale che si prepara a festeggiare il secondo anniversario dell’unione degli industriali forlivesi con quelli di Ravenna e Rimini), fanno eco ai numeri della ricerca “EY Human Smart City index”, appena presentata al sesto forum dell'economia romagnola “Fattore R”. Un report che racconta come la Romagna, in una scala da 1 a 100, superi i 57 punti per capacità di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e benessere dei cittadini, ben oltre i 44 punti della media nazionale (il 30% in più). E tra i 109 capoluoghi di provincia, Rimini si piazza al 17° posto, Ravenna al 18° e Forlì-Cesena al 40°, tutte nella metà alta della classifica, trainate da voci quali spesa sociale, efficienza energetica e mobilità green.

Non c'è solo il turismo a dare lustro alla Romagna e i progetti in cantiere per la transizione energetica - dal rigassificatore al largo di Punta Marina al progetto Agnes per il più grande parco solare-eolico a mare in Europa - sono destinati a cambiare profondamente l'immagine di questo territorio “tra ‘l Po e ‘l monte e la marina e ‘l Reno” (per citare Dante) noto ai più per i mosaici bizantini e la riviera Adriatica. Un’area vasta di oltre un milione di abitanti che orgogliosamente rivendica il trattino che la separa dall’Emilia e che è decisa a cogliere questo momento di difficoltà globale per trasformarlo in opportunità di rilancio.

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Presidente, la Romagna è pronta a cambiare pelle?

Più che di un momento di svolta io preferisco parlare di un momento positivo che il nostro territorio è pronto a cogliere, perché qui abbiamo una tradizione e una cultura radicate dell'energia, prima con quella fossile, fin dagli anni Sessanta, che ha portato il distretto dell’oil&gas offshore ravennate a diventare leader internazionale, ora con le fonti rinnovabili. Ci sono potenzialità enormi in campo energetico da cogliere, dopo l'agonia dell'ultimo decennio, e ci sono tantissimi imprenditori nelle nostre tre province pronti a investire, nonostante le difficoltà del momento. Come prima cosa, però, occorre che il nuovo governo risolva il problema del gas, qui le aziende iniziano a fermarsi.

Le vostre aziende stanno sopportando un aumento dei costi energetici del 185%, dice la vostra ultima indagine interna: come resistere?

Abbiamo la forza dataci da una stagione davvero bellissima, non solo nel settore industriale ma anche in quello turistico, siamo tornati sopra i livelli pre Covid in Riviera. E anche se davanti a noi vedo uno scenario bruttissimo, con una recessione che partirà in Europa e arriverà a livello locale (ci sono già tutti i segnali), resto convinto che la politica romagnola del fare e non del dire, farà la differenza. Penso al rigassificatore, mentre a Piombino si fanno la guerra, qui ci siamo proposti noi per ospitare la seconda nave di Snam. E penso al progetto Agnes, un investimento da un miliardo di euro per costruire il più grande parco eolico-fotovoltaico galleggiante in Europa, noi imprenditori non vediamo l'ora di investirci. Noi siamo l'esempio vivente che industria “pesante” e turismo possono coesistere.

In che senso?

Prendiamo come esempio il petrochimico ravvenate: quando ci si passa a destra si vede uno dei più grandi poli industriali d'Italia, ma se si volta a sinistra vede il complesso della Baiona, uno degli ecosistemi più belli e ricchi per flora e fauna. Due realtà diametralmente opposte che qui convivono tranquillamente. Lo stesso accadeva con gli impianti di estrazione del gas offshore e lo stesso succederà con il rigassificatore. Qui abbiamo le migliori tecnologie oil&gas al mondo e il concetto di sostenibilità economica, ambientale e sociale non è uno slogan dell'ultima ora, ha radici profonde che oggi fanno della Romagna un modello di connubio riuscito tra sviluppo industriale e turismo naturalistico.

Lei guida una tipica multinazionale tascabile, la Vulcaflex di Cotignola, che esporta il 90% dei volumi: è a rischio la competitività del Made in Italy?

Siamo un'azienda energivora della gomma-plastica e come tutti stiamo soffrendo l'incremento dei prezzi delle materie prime e del gas, per ora resistiamo anche perché riusciamo a trasferire a valle parte dei rincari con aumenti dei listini arrivati oggi al +30%. Lavoriamo per il 95% con il settore automotive (materiali di rivestimento sintetici, ndr) e le case automobilistiche stanno rispondendo meglio del previsto. Ma sono preoccupato per il futuro, il 2023 sarà un anno difficilissimo, dobbiamo prepararci a una recessione, durerà poco solo se la politica interverrà pesantemente sul tema energia, perché non dimentichiamo che 6 punti dell'inflazione su 10 sono legati alle bollette.

Confindustria Romagna che cosa può fare?

Dare voce alle istanze delle imprese, perché piccolo è ancora bello se è inserito in una filiera che funziona. La cosa più bella del mio incarico di presidente è girare per i territori e scoprire realtà diversissime che stanno trainando l'economia del Paese. È fondamentale fare networking e crescere insieme, anche nella cultura aziendale, e farci ascoltare dalle istituzioni non solo per l'emergenza energetica ma su altre questioni strategiche per la Romagna, come gli investimenti nel retroporto di Ravenna. Tutti parlano degli escavi dei fondali ma ci si è dimenticati che se non si riqualificano i collegamenti con l'E45 e non si raddoppiano le corsie anche nel collegamento verso Ferrara, si disperde il valore potenziale dell'infrastruttura portuale.

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