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Non solo «Via col vento»: 5 cartoni Disney che non vi faranno più vedere

Dopo il caso George Floyd è corsa a mettere al bando le rappresentazioni artistiche discriminatorie. Gioco al massacro che non risparmierà Pippo e Paperino

di Francesco Prisco

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Paperino protagonista di «Der Fuehrer’s Face» (1943), corto propagandistico anti-nazista

Dopo il caso George Floyd è corsa a mettere al bando le rappresentazioni artistiche discriminatorie. Gioco al massacro che non risparmierà Pippo e Paperino


3' di lettura

Moriremo di politicamente corretto. Il caso George Floyd ha aperto ancora una volta gli occhi al mondo sul razzismo negli Usa ed è cosa buona e giusta. Meno giusto è passare all’estremo opposto, arruolarsi tra i talebani dell’anti-discriminazione, decontestualizzare l’arte dal periodo storico che l’ha prodotta, scagliarsi contro Birth of a Nation (1915) per lo stesso motivo per cui il Ku Klux Klan lo esaltava, togliere dal catalogo Via col vento (1939) perché propone come una favola la storia del Sud schiavista.

Non basta il caso «Dumbo»

Se ci mettiamo a fare questo giochetto, non ne esce vivo nessuno. Dopo aver decapitato le statue di Colombo, toccherà passare ai busti di Giulio Cesare, grande sterminatore di galli, demolire l’appartamento Borgia in Vaticano, far brillare la Cattedrale di Granada, dove giacciono tutti quei re finanziatori di conquistadores. Finirà che ci consegneremo mani e piedi a quella che il grande Robert Hughes chiamava La cultura del piagnisteo.

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E non si salva neanche Walt Disney, icona globale del politicamente corretto. A redimerlo non basterà l’avviso «potrebbe contenere rappresentazioni culturali ormai già superate» che Disney+ antepone a Dumbo (1941). Perché ci vengono in mente almeno cinque cortometraggi del Nostro risalenti agli anni Quaranta e Cinquanta che, con l’aria che tira, non vi faranno più vedere. Eccoli.

La sequenza iniziale di «Der Fuehrer’s Face»

Der Fuehrer’s Face (1943)

Disney ha fatto entrambe le guerre mondiali. Nella Prima era autista della Croce Rossa in Francia. Nella seconda, già tycoon di successo, produsse cartoni propagandistici per le truppe impegnate a combattere le forze dell’Asse. Il più celebre, mai uscito in Italia, è Der Fuehrer’s Face (1943), corto vincitore di un Premio Oscar per il miglior film d’animazione. Protagonista: Paperino impegnato nella dura vita della recluta dell’esercito del Reich, tra spolette da montare al grido di «Heil Hitler» e passi del Mein Kampf da mandare a memoria. Finale riconciliante: lo sventurato papero si sveglia in America, sospira e abbraccia la sua amata Statua della Libertà in un tripudio di stelle e strisce.

La rappresentazione macchiettistica degli indiani in «Ti sogno California»

Ti sogno California (1945)

La conquista del West secondo Pippo nel corto Ti sogno California (Californy ’er Bust, 1945), con le carovane guidate dagli eroici pionieri costretti a guardarsi le spalle dagli attacchi indiani. La rappresentazione dei nativi americani è a dir poco macchiettistica mentre quello che in realtà fu un genocidio qui diventa una specie di gioco. Poi arriva l’uragano e spazza tutti via.

Paperino prova a impiccare un orsetto indifeso in «Un regalo per Paperina»

Un regalo per Paperina (1946)

Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questo film. Quante volte lo avremo letto nei titoli di coda? Gli animali di Disney erano disegnati, ma nell’America del dopoguerra non si andava tanto per il sottile: in Un regalo per Paperina (Dumbbell of the Yukon) ecco a voi Paperino che, per regalare una pelliccia tutt’altro che ecologica all’amata, sceglie di immolare un tenero cucciolo di orso. Come farlo fuori? Decapitazione? Veleno? Alla fine opterà per l’impiccagione, ma ovviamente l’impresa è destinata al fallimento. Animalisti, auf wiedersehen.

Pippo litiga con la bilancia in «Domani a dieta!»

Domani a dieta! (1951)

Anche Pippo ha avuto problemi di linea. Non proprio Pippo, a dire il vero, ma il suo alter ego anni Cinquanta George Geef che nell’episodio Domani a dieta! (Tomorrow we diet!) si impegna in un estenuante corpo a corpo con una bilancia intelligente. Che non esita a definirlo «grasso come un porcello». Non esattamente quello che i comitati per la tutela dei minori vorrebbero sentire da un prodotto audiovisivo destinato alle famiglie.

L’ultima sigaretta del condannato a morte in «Vietato fumare»

Vietato fumare (1951)

Chissà quante volte, prima di vedere un cartone d’epoca su Disney+, avrete letto sullo schermo «Contiene rappresentazioni di tabacco». Se un giorno dovessero decidersi a caricare sul portale Vietato fumare (No smoking, 1951), la scritta dovrebbe diventare: «Contiene solo rappresentazioni di tabacco». Il corto avente ancora una volta per protagonista Pippo/George Geef tratta di una delle compulsioni meno politicamente corrette a questo mondo. Rappresentata in situazioni storiche (Colombo che sbarca in America e viene omaggiato di sigari dagli indios) e proverbiali (l’ultima sigaretta del condannato a morte). Pippo prova a smettere di fumare, ma il vizio finisce per avere la meglio. Tanto vale arrendersi.

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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