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“Non ti scordar di me”: 100 ritratti rinascimentali al Rijksmuseum

Dirck Jacobsz, Jan Mostaert, Jan van Scorel si mescolano a capolavori di Memling, Ghirlandaio, Dürer, Hans Holbein, Tiziano, Veronese, Sofonisba Anguissola

di Paola Testoni

3' di lettura

Intorno al 1500, la ritrattistica fiorì come mai prima di allora, grandi artisti del Rinascimento come Holbein, Dürer, Memling, Veronese e Cranach ricevevano da imperatori, aristocratici e agiati cittadini la commissione di immortalarli. Se alcuni ponevano in primo piano la bellezza degli effigiati, altri ne rimarcavano l'autorevolezza e il prestigio sociale. A tale scopo, ogni elemento della composizione pittorica era dunque ben ponderato: l'espressione del viso, la postura, l'abbigliamento, gli elementi simbolici, lo sfondo.

Cinquecento anni dopo, guardiamo ancora negli occhi questi personaggi nella mostra “Non ti scordar di me” presso il Rijksmuseum di Amsterdam. Il titolo viene estrapolato da una citazione di Albrecht Dürer che nel 1512 affermava che la pittura era al servizio della Chiesa per poter mostrare le sofferenze di Cristo, ma anche per “conservare l’aspetto dell’uomo dopo la morte. Che si tratti di persone amate, famose oppure oranti, il messaggio del ritratto è dire allo spettatore: non ti scordare di me”.

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Ritratti per sempre al Rijksmuseum

Ritratti per sempre al Rijksmuseum

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100 ritratti, 50 collezioni museali

Fra le 100 opere presenti in mostra i pittori dei Paesi Bassi Settentrionali come Dirck Jacobsz, Jan Mostaert, Jan van Scorel e Maarten van Heemskerk sono ben rappresentati. La maggior parte delle loro opere provengono dal collezione del Rijks che per collocare i suoi artisti in una prospettiva internazionale li ha voluti mescolare a capolavori di Hans Memling, Domenico Ghirlandaio, Dürer, Hans Holbein, Tiziano, Veronese, Sofonisba Anguissola e altri famosi pittori loro contemporanei, provenienti da una cinquantina di collezioni museali.

Le differenze con gli artisti del sud certamente spiccano, ma riguardano principalmente il realismo, non certo la qualità del lavoro, assolutamente eccellente in entrambi i casi. La mostra si divide in temi diversi come autorità, caducità, bellezza, famiglia, conoscenza e fede. Tra i tanti ritratti troviamo quello del ricchissimo ed erudito Pompeo Occo che si fa immortalare da Dirk Jacobsz con la mano sinistra appoggiata su un teschio e un garofano nella destra, conscio della caducità della vanità del mondo.

Amsterdam gode ancora della sua ricchezza perchè i suoi discendenti fondarono nel XVIII secolo l'Occohofje, un complesso abitativo per persone indigenti, oggi ancora in uso insieme alla sua intima cappella. Tra i quadri ispirati al tema della “Conoscenza” troviamo di Maarten van Heemskerk il “Ritratto di allievo”, il ragazzo tiene in mano un foglio con la scritta: “Chi è ricco? Chi non desidera nulla; chi è povero? L’avido miserabile”, parole di Erasmo da Rotterdam, anche lui presente nella mostra, ritratto da Quinten Massijs.

Sofonisba Anguissola con il suo quadro “La partita a scacchi” dove ritrae le sue tre sorelle e la loro nutrice appare nella sezione “famiglia” non lontano dal ritratto del dodicenne Ranuccio Farnese (1541-1542) di Tiziano, proveniente dalla National Gallery di Washington, e al trittico realizzato dal Maestro della Gilda di San Giorgio dei tre figli di Filippo il Bello e Giovanna di Castiglia.

Bellezza misteriosa

Il ritratto-emblema della mostra è invece il “Ritratto di giovane donna” (ca. 1470) di Petrus Christus, capolavoro del Rinascimento nord-europeo, proveniente dalla Gemäldegalerie, che ha lasciato per la prima volta dal 1994 il noto museo di Berlino. Il viso stilizzato della ragazza, senza ombre nè rughe la rendono il simbolo di una bellezza ideale e misteriosa.

A detta di Taco Dibbets, Direttore del Museo, la più bella opera dell'intera mostra, “mentre gli altri ritratti ci guardano, gli occhi della ragazza ci penetrano”. Tra le numerose opere in mostra spicca, inoltre, il “Ritratto d'uomo” (1476) di Antonello da Messina, in prestito dal Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama a Torino e il monumento funerario di Isabella di Borbone (Jan Borman II e Renier van Thienen, 1475-76) della Cattedrale di Nostra Signora di Anversa che, per l'occasione, sarà riunito con i dieci Pleuranti appartenenti al Rijksmuseum.

Del già citato Albrecht Dürer troviamo il “Ritratto di uomo africano” (1508) dell'Albertina di Vienna e il “Ritratto di giovane donna con capelli sciolti in preghiera” (1497) dello Städel Museum di Francoforte. Dal Kunstmuseum di Basilea provengono poi diverse opere, tra cui i “Ritratti di Jakob Meyer zum Hasen e sua moglie Dorothea Kannengiesser” (1516) di Hans Holbein.

“Non ti scordar di me. Ritratti da Dürer a Sofonisba”, fino al 16 gennaio 2022 nell'ala Philips del Rijksmuseum di Amsterdam

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