STUDIO FONDAZIONE LEONE MORESSA

Nonostante la crisi Covid nel primo semestre 2020 gli imprenditori di origine straniera sono cresciuti dell’1,8%

L’incidenza sul totale è del 9,7 per cento. Il saldo tra imprese attivate e cessate è positivo tra gli immigrati e negativo tra gli italiani, ma in entrambi i casi la pandemia ha peggiorato la situazione rispetto allo stesso periodo del 2019

di Andrea Carli

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L’incidenza sul totale è del 9,7 per cento. Il saldo tra imprese attivate e cessate è positivo tra gli immigrati e negativo tra gli italiani, ma in entrambi i casi la pandemia ha peggiorato la situazione rispetto allo stesso periodo del 2019


4' di lettura

Il quadro è quello di misure sempre più restrittive per il contenimento dei contagi da Covid-19, a cominciare dal Dpcm firmato nelle ultime ore che prevede lo stop alle 18 per bar e ristoranti. Soluzioni vecchie e nuove che hanno frenato la crescita dell’economia italiana, con un meno nove per cento del Pil atteso dal governo per quest’anno, e che avranno un effetto rallentamento anche nei prossimi mesi. In questo scenario,tuttavia, un elemento emerge, in quanto “controcorrente”: gli imprenditori di origine straniera crescono di numero.

Nei primi sei mesi del 2020, mette in evidenza uno studio della Fondazione Leone Moressa redatto sulla base di dati Infocamere aggiornati al 30 giugno scorso, risultano circa 730mila imprenditori nati all’estero ( 729.760), in crescita dell’1,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incidenza sul totale degli imprenditori è del 9,7 per cento.

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Saldo imprese positivo per immigrati e negativo per italiani

Se si analizzano gli ultimi sei anni, dall’indagine emerge la differenza tra nati in Italia (-2,6%) e nati all'estero (+13%). Tendenza che si conferma, anche se in modo molto meno marcato, nell'ultimo anno (confronto tra I semestre 2019 e 2020); -0,1% per gli italiani, +1,8% per gli stranieri. Nel primo semestre, dunque, il saldo tra imprese attivate e cessate è positivo tra gli immigrati e negativo tra gli italiani, ma in entrambi i casi la pandemia ha peggiorato la situazione rispetto allo stesso periodo del 2019 (e ancor più rispetto allo stesso periodo del 2015).

Cina, Romania e Marocco ai primi tre posti tra i paesi d’origine

Per quanto riguarda i paesi d'origine, nel I semestre 2020 la Cina si conferma il primo paese (75.421), seguita da Romania e Marocco. Sommando queste tre nazionalità si ottiene il 30% di tutti gli imprenditori nati all'estero. In questo caso è interessante osservare la variazione nell'ultimo anno e negli ultimi sei (confronto I semestre). Nell'ultimo anno, gli imprenditori cinesi continuano ad aumentare (+1,1%), così come i rumeni (+3,2%), mentre calano i marocchini (-1,9%). Aumentano anche Albania (+5,0%) ed Egitto (+3,2%), mentre rallentano Bangladesh (-0,9%) e Senegal (-1,4%).Tra i primi venti paesi di nascita troviamo anche diversi paesi Ue, segno di una presenza diffusa anche da paesi industrializzati (va tenuto presente che si tratta del paese di nascita).

IMPRENDITORI IMMIGRATI IN ITALIA, QUADRO SINTETICO
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In Lombardia oltre un quinto del totale nazionale imprenditori stranieri

La prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con oltre 155 mila unità (oltre un quinto del totale nazionale). In questo caso, la componente immigrata rappresenta l'11,4% dell'imprenditoria complessiva. La seconda è il Lazio, con oltre 88 mila imprenditori: qui si registra l'incidenza più alta in assoluto (12,8%). Seguono poi tre regioni con oltre 60 mila imprenditori stranieri: Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. Generalmente l'incidenza è superiore alla media in molte regioni del Centro-Nord.

A Prato il picco massimo

A livello provinciale, in termini assoluti le concentrazioni più importanti di imprenditori immigrati sono nelle grandi città: Milano, Roma, Torino e Napoli. Se invece consideriamo l'incidenza sul totale imprenditori, il picco massimo si raggiunge a Prato, dove il 23,9% degli imprenditori è straniero. Altre cinque province segnano un valore al di sopra del 14%: Trieste, Imperia, Milano, Firenze e Roma.

Le imprese a conduzione straniera sono 554 mila, il 10,8% del totale

Dopo aver analizzato i dati sugli imprenditori (persone fisiche titolari di cariche imprenditoriali), lo studio si focalizza su quelli relativi alle “imprese straniere”. Naturalmente, sottolinea la Fondazione, si tratta di una semplificazione terminologica, dato che si tratta sempre di imprese attive presso le Camere di Commercio italiane. La definizione fa dunque riferimento al Paese di nascita dei soci o dei titolari dell'azienda: sono considerate “straniere” le imprese la cui proprietà è per almeno il 50% in mano a soci o amministratori nati all'estero. Al primo semestre 2020 sono attive in Italia 5,13 milioni di imprese, di cui 4,58 milioni gestite prevalentemente da nati in Italia (89,2%). Le imprese a conduzione straniera sono invece 554 mila, il 10,8% del totale. Tra queste, viene fuori che la stragrande maggioranza (95,3%) è gestita al 100% da imprenditori nati all'estero, segno di una ancora debole interazione tra imprenditori italiani e stranieri.

Edilizia comparto in cui la componente straniera ha il peso maggiore

Esaminando il settore di attività, oltre un terzo delle imprese a conduzione straniera opera nel commercio (36,7%). Seguono le costruzioni (24,6%) i servizi (19,1%).Prendendo in considerazione invece l'incidenza degli immigrati per ciascun settore, il comparto in cui la componente straniera ha il peso maggiore è l'edilizia, con il 18,4%. Seguono commercio (15,0%) e ristorazione (11,7%).

Nati-mortalità delle imprese straniere

Infine, dall'analisi della nati-mortalità delle imprese nel I semestre 2020 viene fuori l’impatto ad oggi prodotto dalla crisi economica scaturita dal Covid-19. Nel complesso le imprese in Italia sono diminuite (-0,2%) rispetto al primo semestre 2019. Le imprese straniere sono leggermente aumentate (+1,9%), compensando in parte il calo delle italiane (-0,4%).L'impatto dell'emergenza sanitaria, mette in evidenza il report, si può notare soprattutto dal confronto tra i saldi (iscrizioni-cessazioni) nei tre anni in esame (2015, 2019, 2020): il saldo delle imprese italiane è quasi triplicato, passando da -10,701 (I sem. 2015) a -28.034 (I sem. 2020). Quello delle straniere è comunque diminuito, passando da +13.886 a +4.932, pur rimanendo in terreno positivo.

Nati-Mortalità delle imprese italiane e straniere
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